martedì 25 marzo 2025

La rivelazione


Sento il bisogno di allegare qui di seguito il testo sulla risoluzione dei conflitti e la teoria dei quanti che il compianto Nanni mi aveva dato da tradurre e che mi ha aperto un mondo . Da allora sono diventata un'attivista quantica perché ritengo che questo nuovo paradigma scientifico apra un orizzonte e conferisca un enorme potenziale a noi esseri umani. Nel Tao della fisica Fijot Capra spiega che questa concezione del mondo era già conosciuta in oriente molti secoli prima di Cristo  che era già conosciuto nella filosofia orientale ma era presente nella filosofia di Giordano Bruno che non a caso è stato bruciato . Sono passati ben 4 secoli e la teoria dei quanti è stata formulata nel primo ventennio del XX secolo, ma ancora ora perdura una concezione della scienza legata al positivismo e al determinismo rappresentata dal Cipac, che tanto ricorda i tribunale di inquisizione senza spargimento di sangue .Ma questa è un'altra storia di cui tratteremo in seguito .

Qui di seguito ,invece ,allego il testo completo che così ho tradotto :

 La teoria dei quanti e l’arte della risoluzione dei conflitti

Nella fisica quantistica tutto è interconnesso in un modo molto più sottile e profondo di quanto si posa spiegare e capire su basi puramente fisiche , meccaniche o macroscopiche.

Mark Comings

Introduzione

Il conflitto è sovente presentato come se fosse qualcosa che possiamo considerare separato da noi e su cui dobbiamo lavorare per risolverlo. Questo scritto vuole dimostrare che non è così e vuole dare spunti che sono utili ai praticanti della soluzione dei conflitti. L’impatto della teoria dei quanti sebbene non sia ancora sufficientemente compreso sta cominciando a penetrare in tutti i campi di studio e la risoluzione dei conflitti non costituisce un' eccezione . In “ Portare pace in camera “

Danil Bowling e David Hoffman usano la nuova scienza nella loro esperienza di mediatori. Nel capitolo sulla qualità personali di un mediatore e il suo impatto concludono che :
1)” Ci sono fenomeni in atto nella mediazione che operano a un livello sottile che abbiamo appena iniziato a mettere a fuoco .

2)la mediazione è un processo che possiamo capire meglio comprendere come un sistema integrato piuttosto che come un insieme di interazioni tra individui che agiscono autonomamente.Sebbene solo in senso metaforico tale punto di vista sulla realtà è anche presente nella teoria dei quanti e infatti esplorando la nuova scienza della meccanica quantistica , metterò in evidenza i vari livelli in cui la dichiarazione di Hoffman e Bowling possono essere verificabili. Per fare questo in prima istanza mostrerò come il conflitto abbia affinità con la condotta della particelle subatomiche e da questo punto di vista analizzerò criticamente alcune teorie e pratiche attualmente in uso nel campo della risoluzione dei conflitti

Il conflitto è un fatto naturale che non è né positivo né negativo,il conflitto è come una parte stessa della vita

La prima cosa che voglio analizzare nell’applicare la teoria dei quanti in maniera costruttiva nella R. C. è l'interpretazione del concetto di conflitto e ciò servirà per dare suggerimenti sull’applicazione di alcune idee di cui tratterò più avanti.

Come per esempio che : il modo in cui osserviamo un fenomeno lo modifica. Inoltre il fatto di considerare il conflitto come una cosa negativa deve essere eliminato dalla nostra vita. E ciò non è solo in un più ampio contesto culturale ma è dominante proprio nel campo della RC( Benjamin 2004). E questa concezione è sicuramente di ostacolo ad ottenere risultati positivi in caso di conflitti. Per incrementare un impegno più attivo durante il conflitto possiamo iniziare a cambiare il modo in cui il conflitto viene demonizzato e la teoria quantistica ci dà la possibilità di analizzarlo.

Thomas Crum asserisse che il conflitto è soltanto una interferenza nel modello energetico e ciò si può vedere nella fisica quantistica nella natura della luce. Gary Zukav descrive la realtà dei quanti come uno stato splendente della creazione continua : collisione, trasformazione a annichilimento .

E’ questo ha un’assonanza con la descrizione del conflitto . Teorici come Bohm,Capra e altri descrivono la realtà dell’universo come una forma di danza interconnessa e ciò che si manifesta come ‘materia’ è giusto il risultato di una continua azione reciproca di energia ( Capra 1991 ) . Anche se non possiamo percepirlo direttamente con i nostri sensi siamo formati da questo processo e questo è di fatto il laboratorio della nostra esistenza . Infatti la stessa equazione di Einstein E= MC al quadrato è un altro modo di dire che materia è energia . In qualche maniera i nostri corpi ,i nostri pensieri e il mondo sono costituiti da questa danza dell’energia in continua creazione e annichilimento. Questo dinamismo , di cui il conflitto è una parte è intrinseca alla vita stessa e una parte integrale di questa danza. Applicare questa concezione del conflitto nel campo della mediazione aiuta a non demonizzarlo e supporta meglio il nostro impegno in questo campo.

Sulla natura della scienza . Un’osservazione sull’applicazione della meccanica quantistica.

Sfortunatamente questo non è un saggio sulla filosofia della scienza ,che è invece implicita nell’argomento e ha le sue interessanti prospettive nella nozione di evoluzione, trasformazione e sviluppo della teoria di tutto ciò che è all'interno della teoria della risoluzione dei conflitti . Ci sono comunque un certo numero di considerazioni da fare per passare dal mondo subatomico al resto della realtà , e nondimeno i dettagli della teoria quantistica possono essere articolati, come ha affermato Heisemberg : i problemi del linguaggio qui sono molto seri . Noi vorremmo parlare in qualche modo della struttura degli atomi ma non possiamo parlarne nel linguaggio corrente. Così nuovamente molti di ciò che ritenevamo fatti sono effettivamente un’interpretazione degli stessi.Ugualmente Chris Norris espone un certo numero di problemi nell’interpretazione della teoria dei quanti, sostenendo che ciò che era favorevole alla cosiddetta interpretazione di Copenaghen era il risultato del clima politico in Europa particolarmente nella Germania del dopoguerra. Da un punto di vista ‘progressista' il determinismo era ‘cattivo’ perché aveva supportato l’olocausto. Per questa ragioni gli scienziati e gli accademici ambiziosi prendevano le distanze da una prospettiva così pericolosa. . Questa impostazione riecheggia il modo di analizzare la scienza di Foucault che sosteneva che nelle scienze sociali del dopoguerra le scoperte hanno più che altro avuto a che fare con i risultati della guerra fredda che con la natura umana. Se per esempio gli scienziati erano capaci di dimostrare che il comunismo era pericoloso e invece il capitalismo una buona cosa allora era più facile ottenere consensi. In entrambi i casi egli dimostrò che le scoperte scientifiche hanno molto più a che fare con la situazione sociale e culturale che con l’uso oggettivo della Scienza. Ironicamente ciò conferma la posizione che sta alla base di questo documento e che cioè la ‘vera interpretazione della realtà è complessa e soggetta alle influenze più disparate. Ciò che è profondamente rivoluzionario è che noi possiamo essere implicati nella cocreazione della nostra realtà più di quanto solitamente si crede. Inoltre si dà il caso che che le spiegazioni scientifiche del mondo inizino come teoriche e molte di queste rimangono tali mentre altre sono state provate in seguito.

In questa luce l’affermazione di Einstein che “ l’immaginazione è più importante della conoscenza “ acquisisce un nuovo significato . Questa è la tendenza e inoltre è noto che i salti avanti della scienza avvengono sia attraverso l’intuizione e la ricerca creativa che attraverso la sperimentazione.

Come Heisemberg disse di Bohr :

Egli aveva una grande capacità di osservazione , non tanto derivata dall’analisi matematica ma dall’osservazione dei fenomeni . Poteva riconoscere una relazione intuitivamente più che formalmente. “

Ugualmente nel campo delle risoluzione dei conflitti come è stato suggerito da Bergen e Reitman :noi dovremmo considerare alla stessa stregua l’intuizione e l'osservazione, l'abilità e l’esperienza . E’ dunque cruciale che l'abilità di lavorare sui conflitti da parte dei praticanti della RC, vada al di là dell’analisi razionale e venga data importanza alla consapevolezza, all'intuizione, all'immaginazione e all'intenzione .

La misurazione cambia lo stato dell’elettrone e da quel momento l’universo non è più lo stesso . Per descrivere cosa è successo occorre andare al di là delle parola ‘ osservazione ' e mettere al suo posto la parola ‘partecipazione’. John Wheeler

L'osservatore come partecipante

Il campo della teoria della meccanica quantistica ci da numerosi esempi che mettono in questione il modo in cui guardiamo il mondo . Inoltre io credo che queste sfide servano a rafforzare il campo della teoria dei conflitti .Una di queste sfide inizia con l’atto del guardare e ha un’implicazione sulla relazione tra osservato e osservatore che val la pena di considerare .

Il potere dell’osservazione in sé è un concetto ben conosciuto nel campo della risoluzione dei conflitti . La presenza dell'osservatore è fondamentale nel processo di pace degli interventi dell'ONU ed è basato sul principio quacchero di 'rafforzare la testimonianza'. Il potere dell'osservazione è sostenuto anche da Foucault nel 'L'occhio del potere '(1980).

Bernard Mayer nel suo libro : ' La dinamica della risoluzione dei conflitti ' spiega che la presenza di un mediatore nei conflitti ha quattro diversi impatti sulla dinamica del conflitto stesso, di cui soltanto uno è basato sulle capacità acquisite. Lo stesso Mayer dice dei mediatori che '” la loro presenza cambia il corso di un conflitto al di là dell'intervento. Inoltre sovente il mediatore inizia nuovi processai di interazione,nuovi tipi di incontri e altre alterazioni strutturali al processo di interazione. “

In sintesi è evidente che nel campo della mediazione dei conflitti la presenza di un mediatore ha un impatto significativo sull'evento e questa visione è in sintonia con i risultati della fisica quantistica. Come sostiene John Weeler nella teoria dei quanti l'impossibilità di separare l''osservatore' dal mondo fenomenico è illustrata dall'esperimento della fenditura in cui i fisici scoprirono che la luce si comportava come le onde e le particelle AND, e ancor di più che queste cambiavano a seconda di come venivano osservate. Questi esperimenti hanno concretamente dimostrato che l'osservatore aveva un impatto preciso su quello che veniva osservato. Questa scoperta mise in discussione la nozione fisica che è possibile separare l'osservatore dall'oggetto osservato, sottintendendo che questi sono di fatto interrelati.Per quanto concerne la comunicazione non violenta Marshall Rosemberg chiarisce il valore di comunicare un'osservazione e articolarla come un mezzo adatto alla risoluzione dei conflitti. Nel senso che occorre separare ciò che è osservato dalle valutazioni dell'osservatore. Anche se ciò sembra una cosa semplice in teoria può essere invece molto difficile specialmente quando si è all'interno di un conflitto in cui le emozioni sono mutevoli e si mettono in atto dei meccanismi di difesa.

Krishnamurti va anche oltre affermando che “osservare senza valutare è la forma più alta dell'intelligenza umana “.

Nel terzo capitolo del suo libro Rosemberg approfondisce il discorso sul valore dell'osservazione : in primo luogo aiuta a dare un'immagine più chiara dell'evento e secondariamente si può mettere in evidenza l' ostilità facendo concentrare le parti in causa su un dettaglio specifico .

Si prendano questi esempi per come sia possibile spostarsi dalla valutazione all'osservazione Parte in causa : mio marito è uno sporco maiale

Tuo marito è uno sporco maiale ?

Hai un marito sporco ?

Tuo marito è terribile

Tuo marito lascia pile di piatti sul lavandino fino a che ce n'è uno pulito, prima di lavarli

La prima affermazione dà una valutazione precisa chiedendo all'interlocutore di accettarla o non , la seconda varia leggermente la valutazione, la terza la enfatizza , la quarta chiarisce i fatti che stanno dietro la valutazione. Come tutto questo influenzerà il corso della conversazione non è qui individuabile, ma ogni affermazione rivela in qualche maniera come si pone il mediatore rispetto al problema e può anche influenzare il modo in cui le parti in causa lo fanno. L'interazione sarà ancor di più influenzata tra le parti in causa e il mediatore e tra le parti e la relazione che le parti hanno con il marito.

Se da una parte in questo caso si tratta di un'interazione tra persone e non tra particelle subatomiche il parallelo di come l'osservatore può giocare un ruolo creando un certo risultato è evidente. Secondo noi serve a riconoscere il potere dell'intervento anche secondo il modo in cui gli osservatori si pongono e di conseguenza chiarisce come i praticanti della risoluzione dei conflitti si devono porre davanti a una situazione.

La fine del determinismo

La tesi deterministica è la seguente : è possibile configurare la posizione delle particelle in tutto l'universo ad un tempo dato oltre che nel passato nel presente e nel futuro , tutto è comprensibile. Dal canto suo il principio di indeterminazione di Heisemberg ha dimostrato che era impossibile conoscere sia il momento che la posizione delle particelle in un tempo stabilito. In questo caso era significativo che ciò non era possibile perché gli strumenti di misurazione non erano abbastanza buoni, ma perché questa è la vera natura del mondo subatomico. Questa proposizione andava contro la percezione della fisica classica che tutto è conoscibile oltre che scalzare la teoria deterministica di Laplace . Sia David Bohm che Gary Zukof fornivano esempi di situazioni nel mondo osservabile che non sono spiegabili con la fisica classica ma lo sono con la fisica dei quanti. Questi sono la depolarizzazione della luce (Zukav) e gli Ologrammi . Nel loro tentativo di identificare ,misurare e capire questi fenomeni i fisici quantistici rivelarono più di una imprecisione nell'applicazione della fisica classica. Questa non è un argomentazione che contraddice una visione casuale del mondo : se tu mi lanci una palla da baseball in testa io cerco di scansarla . Comunque tale prospettiva causale non è completa e necessita di ulteriori analisi e approfondimenti – né d'altro canto questa comprensione ulteriore mi esime dal cercare di scusarmi.Le teorie della risoluzione dei conflitti possono essere ugualmente efficaci allo steso modo della fisica teorica anche se non sono complete .Qui si vogliono mostrare alcune istanze della teoria della risoluzione dei conflitti in cui è implicita una visione deterministica o casuale della realtà e per questo limitata. In primo luogo una mentalità determinista o visione causale delle realtà può essere presente in coloro che praticano interessi popolari o bisogni basati sull'approccio alla mediazione .Più specificamente la formulazione del primo principio di M. Rosemberg prescrive un canone per la risoluzione dei conflitti . La premessa sottintesa è questa : se si può prefigurare quali sono i bisogni delle parti in causa è possibile risolvere il problema. Se da una parte questo può essere uno strumento potente tuttavia non è sempre esaustivo e quindi non costituisce una teoria completa.

Il lavoro originale di Fisher e Ury basato sulla negoziazione degli interessi sostiene la stessa cosa in

Verso il sì: la negoziazione di un accordo senza cedimenti “(1987 ) ' oltre a fornire una struttura di base e grandi strategie per dirimere i conflitti. Infatti riporta qualche suggerimento per tute le situazioni. E comunque è più descrittivo che non prescrittivo.

In sintesi non sono gli strumenti che certi praticanti usano ad essere più o meno efficaci ma la mentalità deterministica che li sottende. Come per esempio sapere di avere una risposta precisa a seconda dell'intervento. Infatti sovente le parti in conflitto cercano una mediazione per uscire dalla dispersione causata dall'approccio deterministico alla soluzione dei problemi. E comunque uno dei capisaldi della mediazione che inducono a uscire da questo modo di condurre è anche la focalizzazione sul futuro. L'esperienza ha dimostrato ai mediatori che se le parti in causa si ostinano a ricercare quali furono le cause del conflitto , con ogni probabilità torneranno nel cuore del conflitto stesso.

La teoria quantistica suggerisce che cercare di capire esattamente cosa è successo non è completamente possibile e non perché i nostri strumenti non sono adatti allo scopo ma perché non è di fatto possibile ricreare esattamente una situazione. Che sia fatto coscientemente o non, la pratica di osservare dove vogliono arrivare le parti in causa può sembrare molto produttiva. L'argomento contro questa strategia è che essendo focalizzata sul futuro può essere utile solo se le parti si sentono prima ascoltate e sono pronte ad andare avanti . Con la consapevolezza di tutte queste prospettive il mediatore può permettere alle parti di ondeggiare tra un modo produttivo di essere focalizzati sul futuro, un livello di incertezza e il bisogno di essere ascoltate .

C'è un luogo al di là del giusto o sbagliato , io ti incontrerò lì . Rumi

Al di là del giusto – sbagliato

L'altro genio della teoria quantistica al quale mi sono ispirato Niels Bohor con la sua teoria complementare che così come nel campo della mediazione si trova nello j-jitzu . Bohr cercò di affrontare il problema della dualità andando al di là dell'una cosa o dell'altra dicendo che entrambi erano possibili. Questa era una sfida per il pensiero razionale in cui tali proprietà erano considerate reciprocamente esclusive . Per fare ciò Bohr ,Heisemberg e Schrodinger elaborarono una teoria che ammetteva una quantità sconosciuta che significava che prima della misurazione non c'è una conclusione definita o un certo oggetto ma soltanto probabilità potenziali . Questa teoria è conosciuta come l'interpretazione di Copenaghen. Einstein contestò che tale teoria non era scientifica ma incompleta e da qui nacque uno delle più grandi discussioni della scienza moderna. Comunque malgrado la sfida al ragionamento logico , è di gran lunga l'interpretazione più attendibile dell'interazione della 'materia' . Accettare il principio che dobbiamo affrontare una situazione con dei dati sconosciuti , è un'ulteriore metafora che aiuta le persone che lavorano nella risoluzione dei conflitti. In primo luogo è un esempio di un modo creativo di risolvere i problemi e secondariamente dimostra che va superata l'idea che dobbiamo conoscere ogni cosa per poter risolvere produttivamente una situazione e in terzo luogo che dobbiamo accettare un certo grado di non conosciuto . Oltre al fatto che R. Benjamin sostiene che ammettere di non conoscere è di fatto una risorsa . :

Il mediatore insicuro riconosce più facilmente la validità del punto di vista di ogni persona e resiste più facilmente a schierarsi con una della parti.

Attualmente occorre dividere il mondo non in un differente gruppo di oggetti, ma in diversi gruppi di connessioni. Il mondo così appare come una complessa trama di eventi in cui connessioni di diverso tipo si alternano o si accavallano o entrano in relazione determinando così la trama dell'insieme .

Werner Heisemberg

Siamo tutti connessi

Un'altra questione che emerge dagli studi del mondo subatomico è il grado di cambiamento costante e l'interconnessione che mostrano le particelle subatomiche. Per la loro continua trasformazione da una in un'altra,la reciproca interazione attraverso lo scambio con altre particelle e il loro disintegrarsi in diverse combinazioni di particelle, anche la formula matematica usata per descrivere ciò deve a sua volta essere dinamica. . Il grado di fluidità impossibile da descrivere da parte dei fisici, diventa creativo per i matematici oltre che essere profetico e affascinante da descrivere .

La Matrix ( fonte )di Heisemberg osserva il modo in cui queste particelle sono in relazione fra di loro al fine di catturare l'essenza dell'attuale interconnessione. Non è stato mai possibile spiegare e formalizzare del tutto tale interconnessione .Capra paragona questi frustranti impossibili tentativi di impadronirsi completamente dei fenomeni subatomici all'approccio che il misticismo orientale ha verso la natura della realtà.

Quando l'unicità della totalità delle cose non è riconosciuta , allora inizia l'ignoranza come la particolarizzazione e si sviluppano tutte le fasi della mente dissacrante... Tutti i fenomeni del mondo sono nient'altro che la manifestazione illusoria della mente e non hanno altra realtà che loro stessi – insegnamenti buddisti.

Prendiamo in considerazione un importante principio della fisica sulla realtà basata sulle relazioni interattive. Secondo Bohm , ma anche secondo molti altri teorici, noi siamo molto più interconnessi di quanto pensiamo .

Non si può più mantenere la separazione tra osservatore e osservato . .. più propriamente questi si si fondono e interpretano gli aspetti di un'unica realtà che è indivisibile .

Secondo quanto affermato nel libro “ Portare pace in camera “Bowling e Hoffman sono d'accordo che questo è ciò che avviene nella 'camera' della mediazione . Per questo chiedono che superiamo il punto di vista che il mondo è fatto di oggetti separati che possono o non essere in relazione tra di loro mentre invece noi siamo inestricabilmente connessi. E aggiungono che anche se ciò può non essere evidente tutto il tempo, in qualche maniera noi siamo comunque collegati al tutto.

In conclusione noi siamo connessi non soltanto nel modo in cui lo sostengono i teorici ma potenzialmente collegati con la nostra integrata e non locale realtà . Che ci piaccia o no i conflitti le interrelazioni all'interno di una comunità o internazionali sono a qualche livello inaccessibili aspetti di noi stessi .( Qui si conferma il detto di Thai : la pace comincia da te )

Quello che le persone chiamano mondo esterno , ciò che appare come esterno in realtà non esiste ; è in realtà la mente che lo vede come una molteplicità , il corpo , la proprietà e sopra tutti questi , io dico che non sono nient'altro che la mente stessa – insegnamenti buddisti -

Osservando noi stessi come praticanti della RC

Che noi possiamo in qualche modo essere connessi con i conflitti è una prospettiva che rafforza oltre che essere una vera e propria sfida . E più ancora conferisce un' ulteriore dinamica alle nostre relazioni con il conflitto ; alla luce del fatto che siamo tutti connessi sistematicamente , non localmente ma inseparabilmente , la pratica effettiva della soluzione dei conflitti è qualcosa in cui noi tutti dobbiamo essere impegnati oltre che avere un ruolo nel crearli . Tale prospettiva non è soltanto qualcosa confinata al misticismo orientale , né soltanto al mondo della fisica quantistica, ma è parte integrale della natura umana ,così come la soluzione dei conflitti.

Come dice Kenneth Close:

E' più facile assistere a parti in causa centrate e autentiche le une con le altre se noi stesi siamo autentici e centrati

La nostra relazione con i conflitti che abbiamo dipende da noi afferma anche Beth Fisher Yoshida e conclude che dipende da noi riflettere e coltivare la nostra consapevolezza.

Più inconsapevoli siamo dei nostri valori , visioni del mondo e mappe mentali meno consapevoli saremo di quale impatto abbiamo su una situazione. Non importa quanto pensiamo di essere imparziali ,stiamo comunque influenzando una situazione semplicemente anche scegliendo cosa fare o non fare. Anche la nostra sola presenza ha un impatto.

L'importanza di sviluppare la nostra consapevolezza non è solo sostenuto dalla scienziata Fisher Yoshida , ma anche da Carl Yung che afferma:

Quando non siamo consapevoli di una situazione che sta nella profondità della nostra coscienza,questa appare all'esterno come fato . Che vuol dire che quando un individuo non prende coscienza della sue profonde contraddizioni , il mondo deve necessariamente manifestare il conflitto e il soggetto trovarsi tra sponde opposte .

Ugualmente Johnson e Levine e Richard sostengono che : la consapevolezza da sola è uno dei più potenti meccanismi della condotta umana . E dunque la consapevolezza va promossa per due ragioni in primo luogo perché ha un impatto su coloro con i quali noi interagiamo e in secondo luogo perché a qualche livello noi possiamo cocreare conflitti .

Conclusione

Esplorare la teoria della meccanica quantistica fornisce molti utili paralleli e punti di vista per la pratica della RC (risoluzione dei conflitti) e in particolare ci permette di valutare alcuni elementi che aiutano la pratica stessa . Questi sono : Vedere i conflitti come la danza dell'energia ; la consapevolezza della natura interattiva della relazione e la soggettività dell'osservazione ; vedere al di là del giusto sbagliato , l'importanza della consapevolezza e dell'intuizione particolarmente alla luce della nostra potenzialità di cocreatori di conflitti ; un grande rispetto per il non conosciuto ; apprezzamento della creatività e dell'immaginazione- come è ampiamente dimostrato da tutti gli scienziati e i teorici qui citati .



domenica 23 marzo 2025

Sull'immigrazione

Questo mio scritto nella speranza di essere portatrice di una corretta informazione sulla annosa drammatica situazione degli emigranti - Sento l'urgente bisogno di farlo da quando mi sono accorta che l'insinuante propaganda populista sull'emigrazione ( v. Lega e cinque stelle )  abbia trovato gambe e ascolto anche tra insospettabili persone quali quelle che si dedicano a pratiche spirituali e tra i cosiddetti alternativi ,che non fanno riferimento a formazioni organizzate anarchiche, e anche tra le persone che per scelta non hanno la televisione e quindi attente a non farsi manipolare. Si è diffusa la convinzione che alla stregua di una leggenda metropolitana che agli emigranti in genere vengono dati 35 euro al giorno . 35 euro per la verità non sono una cifra a caso In realtà 35 euro a testa vengono date alle associazioni italiane che si propongono per dare accoglienza ( cioè da dormire e da mangiare )ai rifugiati dichiarati  ufficialmente tali con documenti e ai quali arrivano  200-300 al massimo al mese . Va precisato che  lo stato di rifugiato non è facile da ottenere anzi, come da documentazione che segue la situazione al 2016 era questa :

In Italia, in base all’articolo 10 della Costituzione, lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Nei primi tre mesi del 2016 sono state 16.080 le richieste di asilo presentate in Italia.
Nel solo mese di gennaio 2016 (l'ultimo mese di cui sono forniti dati ufficiali nel dettaglio), hanno fatto domanda di asilo 7.505 persone. Delle 6.507 richieste esaminate, 190 hanno dato come esito il riconoscimento dello status di rifugiato, 689 quello di protezione sussidiaria, 1.352 di protezione umanitaria, 4.26
chi I È IL RICHIEDENTE PROTEZIONE INTERNAZIONALE (O ASILO)?
Il Richiedente protezione internazionale è la persona che presenta in un altro stato la richiesta per il riconoscimento della protezione internazionale. Il richiedente rimane tale, finché le autorità competenti non decidono in merito alla stessa domanda di protezione.
Le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale sono composte da quattro membri di cui due del ministero dell’Interno, un rappresentante degli enti locali e un rappresentante dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr). 
Ci sono commissioni territoriali in varie città d'Italia: Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Caserta, Catania, Crotone, Firenze, Foggia, Gorizia, Lecce, Milano, Palermo, Roma, Salerno, Siracusa, Torino, Trapani, Verona. 
CHI HA DIRITTO ALL’ASILO POLITICO?
Chi ha timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche. Le norme che disciplinano l'asilo sono regolate a livello comunitario dal cosiddetto Regolamento Dublino II, per il quale lo straniero può richiedere la protezione internazionale nello stato dell’Unione europea nel quale per primo mette piede. E sarà quello il paese competente a esaminare la domanda. 
CHI È IL RIFUGIATO?
Il rifugiato è titolare di protezione internazionale, ed è il migrante che in base all’articolo 1 della Convenzione di Ginevra del 1951, "temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese d'origine di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese”.
Al titolare dello "status di rifugiato" la questura rilascia un permesso con motivo - asilo politico -, rinnovabile, che ha durata di cinque anni e consente l’accesso allo studio, al lavoro, al servizio sanitario e alle prestazioni assistenziali dell’Inps.
Il richiedente asilo ha diritto a circolare liberamente all’interno del territorio dell’Unione europea (tranne Danimarca e Gran Bretagna che hanno la clausola dell’opt-out sulle materie di immigrazione). I rifugiati politici hanno inoltre diritto al ricongiungimento familiare e a chiedere la cittadinanza italiana dopo cinque anni di residenza. 
CHI È CONSIDERATO UN MIGRANTE IRREGOLARE?
Chi entra in Italia senza documenti o chi, entrato regolarmente in Italia, perde in un secondo momento i requisiti per rimanervi. 
I cittadini stranieri entrati in modo irregolare in Italia sono destinati ai centri per l'immigrazione dove vengono identificati e trattenuti per poi essere espulsi, oppure per accertare i requisiti per la protezione internazionale, nel caso in cui lo richiedano. 
Le strutture attualmente presenti in Italia sono i centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa), i centri di accoglienza (Cda), i centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e centri di identificazione ed espulsione (Cie).
CENTRI DI PRIMO SOCCORSO E ACCOGLIENZA (CPSA)
In questi centri i migranti ricevono assistenza sanitaria, vengono fotosegnalati e possono richiedere la protezione internazionale. In seguito, in base alla loro condizione vengono trasferiti in altri centri. Esistono centri del genere ad Agrigento, Lampedusa, Cagliari, Elmas, Lecce, Otranto, Ragusa, Pozzallo. 
CENTRI DI ACCOGLIENZA (CDA) E CENTRI DI ACCOGLIENZA PER RICHIEDENTI ASILO (CARA) 
I centri di accoglienza (Cda) garantiscono prima accoglienza allo straniero rintracciato sul territorio nazionale per il tempo necessario alla sua identificazione e all'accertamento sulla regolarità della sua permanenza in Italia. Lo straniero irregolare che richiede la protezione internazionale viene inviato invece nei centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), per l'identificazione e l'avvio delle procedure relative alla protezione internazionale. Esistono dei Cara a Gradisca d’Isonzo (Gorizia), Arcevia (Ancona), Castelnuovo di Porto (Roma), Borgo Mezzanone (Foggia), Palese (Bari), Restinco (Brindisi), Lecce, Crotone, Mineo (Catania), Pozzallo (Ragusa), Caltanissetta, Lampedusa, Trapani, Elmas (Cagliari). 
CENTRI DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE (CIE)
Gli stranieri giunti in modo irregolare in Italia che non fanno richiesta di protezione internazionale o non ne hanno i requisiti sono trattenuti nei centri di identificazione ed espulsione (Cie). Il tempo di permanenza, 18 mesi al massimo, dovrebbe servire alle procedure di identificazione e a quelle successive di espulsione e rimpatrio. I centri di identificazione ed espulsione sono Torino, Roma, Bari, Trapani, Caltanissetta.
U un'altra fonte di disinformazione  volutamente alimentata è quella in Italia gli immigrati arrivano più che in tutta l'Europa e che la crisi economica è ulteriormente aggravata dalla  loro presenza . Ma non è proprio così come si può constatare dalla nella tabella qui sotto : 
Austria1.249.42414,3%
Irlanda586.82612,4%
Belgio1.327.42111,7%
Germania8.651.95810,5%
Spagna4.418.1589,5%
Regno Unito5.640.6748,6%
Italia5.026.1538,3%
Danimarca463.0888,1%
Svezia773.2327,8%
Grecia798.3577,4%



venerdì 21 marzo 2025

Riflessioni di una convertita alla fisica quantistica

La manifestazione di sabato 15 marzo 2025 a Roma mi ricorda quella dei quarantamila che ha chiuso definitivamente il decennale delle lotte degli anni '70 .Purtroppo prima di allora in cui  comunque eravamo una minoranza ma  la corrispondente maggioranza era silenziosa, ora invece la stessa maggioranza si fa sentire . E noi minoranza  dobbiamo scavare ancora per un pò per poi ,come vecchie talpe riemergere, ma sarebbe importante che imparassimo ad usare altre forme di lotta non violente ( il boicottaggio è una di queste ) e cercare di individuare mezzi che non siano soltanto i soliti delle manifestazioni, proteste ,firme e proteste  delle opposizioni parlamentari e dei partiti della cosidetta sinistra che da tempo ha rinunciato anche solo a essere 'resiliente' .
 Lo scrive  una come me che  è stata un'attivista politica, ma ora per convinzione profonda è diventata un'attivista quantica .E il discorso sarebbe molto più lungo e da fare insieme, ma per ora chiudo con due citazioni del fisico quantistico Niels Bohr :
1)Ogni essere umano di valore deve essere un radicale e un ribelle ,quello a cui deve puntare è rendere le cose migliori di quello che sono.
1)Chiunque non rimane scioccato dalla fisica quantistica non l'ha capita .
Io sono rimasta scioccata e penso che si dovrebbe sempre di più capire come usare l'enorme potenziale energetico che abbiamo a disposizione per rendere appunto  "le cose migliori di quello che sono ".E di questi tempi ce n'è un enorme bisogno .

giovedì 20 marzo 2025

Scritto di Daniele Del Bon del 2019 - In ricordo di un amico morto all'inizio della ' Pandemia '
Torino, 23 gennaio 2019
Carissimi,
notizie da “Libera” che comunica la prossima giornata del 21 marzo a Padova. Ho iniziato a partecipare nel 2006 a Torino (me lo disse don Fredo) poi nel 2009 m’invitò don Fredo a Napoli.
Poi voglio condividere con voi uno scritto di Luigi Giaro pubblicato su “Rocca”, termina nominando Hillesum. L’altro ieri andando in banca un anziano di quasi novant’anni mi nominò Anna Frank, che nel suo diario, scriveva, che in futuro voleva sposarsi e avere una famiglia.
…quasi a dire, mentre si sta delineando finalmente un orizzonte nuovo, una stagione carica di opportunità, di cui questo incontro è un segno tangibile, siamo immersi nel declino della nostra vita . Che fare dunque? Due cose molto semplici: possiamo raccontare, ma soprattutto esserci, continuare a esserci. Raccontare non solo l’esperienza vissuta in questi giorni e altre che ancora verranno, ma anche la nostra esperienza di sessantottini non pentiti e oltre e altro. Esperienze che possono essere utili a chi intraprende strade nuove perché il racconto, la narrazione come si dice oggi, non è più una semplice rievocazione di fatti e di emozioni ma, inevitabilmente
e positivamente, diviene un ripensamento critico del passato che può essere proposto ai giovani e ai ragazzi che hanno fatto, più o meno consapevolmente, tabula rasa della storia recente. Sulla scia di queste riflessioni siamo assaliti da domande inquietanti: perché le nostre istanze sono naufragate a partire dagli anni ottanta, perché ci siamo illusi che il progresso scientifico avrebbe continuato a procedere in parallelo all’evoluzione delle virtù umane e ci siamo seduti su queste illusioni?
Dove abbiamo sbagliato nell’educazione dei nostri figli? Ci sia di viatico Etty Hillesum che di fronte al filo spinato del campo di transito verso Auschwitz annota nel suo diario: «la vita è
qualcosa di magnifico e grande; più tardi dovremo costruire un mondo nuovo e a ogni
delitto, a ogni atrocità, dovremo opporre un frammento di amore e di bontà che è nostro
compito conquistare in noi stessi». Con questo pensiero di chi ha vissuto mirabilmente
momenti tragicamente inauditi, possiamo proseguire, con un minimo di serenità,
il cammino per il tempo che ci è dato… (Luigi Giaro da Rocca)
Lettera95 | Gennaio 2019
Ci aspetta un 2019 ricco di iniziative a partire da Contromafiecorruzione Nord Est che si svolgerà a Trieste dal 1 al 3 febbraio, primo passo verso il 21 marzo, la Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che quest'anno vede come piazza principale Padova. Il viaggio LiberaIdee prosegue nel suo cammino con prossime tappe in Lombardia, nelle Marche e in Umbria.
Sono tempi difficili ma continueremo a percorrere insieme la strada della speranza e dell’impegno responsabile, con la consapevolezza che il percorso sarà sicuramente tortuoso e in salita, ma ne vale sempre la pena.

 Scritto nel 2019 - C'è speranza ...

 

C' è speranza se questo accade al Corviale mi dicevo ieri sera guardando la trasmissione che caldamente consiglio come esemplare dal titolo 'I nuovi eroi' che ha l'unico difetto di usare il solito plurale al maschile, ma solo nel titolo, perché si parla anche di eroine come Chiara che trasmette da una radio del Corviale sulla scia di un padre esemplare, promotore di un team di calcio solidale , per contrastare un calcio spettacolarizzato   e centro di enormi interessi finanziari ,dove la violenza è all'ordine del giorno  . Nei primi anni del 2000 quando abitavo a Roma mi ero recata più volte in quel luogo che già conoscevo ed ero rimasta impressionata da quell'edificio lungo un chilometro .La costruzione era il vanto di un architetto di cui non ricordo il nome che lo aveva progettato pensando che così tutti gli abitanti potevano guadare la natura davanti a loro . Quando era stato chiesto allo stesso, in seguito a una serie di nefandezze che erano successe nei corridoi lunghi un chilometro ,appunto,come mai non aveva previsto l'inconveniente,lui aveva risposto che c'era andata ad abitare la gente sbagliata . La 'gente sbagliata ' di una casa popolare si sa che appertiene a quello che un tempo si chiamava proletariato .Ma laddove cresce il disagio crescono i tentativi per uscirne e appunto  mi ero recata lì perchè mi avevano detto che c'era un artista che aveva aperto il suo studio e la radio del padre di Chiara aveva iniziato le trasmissioni . 'C'è speranza se questo accade al Vho' era il titolo di un libro di Mario Lodi publicato negli anni '60 ,in cui le speranze sembravano diventare realtà per almeno una quindicina di anni . C'era luce allora, mentre l'esempio del Corviale attuale è uno dei lumi che si accendono quà e la in questi anni bui .Ma la speranza muore con noi .

Ulteriori considerazioni sulla 'pandemia '

 Si è vero. Non è una parentesi come titola il suo libro Derio Olivero,vescovo di Pinerolo , con vocazione di saggista, che con un po di invidia della scrivente pubblica un libro al mese, una parentesi ma non nel senso di cui ne scrive lui . Allora Olivero fa parte di quella categoria che è stata direttamente contagiata dal Covid 19 e dunque giustamente rifiuta qualsiasi ipotesi complottista. Ipotesi peraltro da me non condivisa ma come scrivo nella chat aperta dopo il mio scritto precedente che risale a Pasqua e il cui titolo è : In medio stat virtus .... non sono d'accordo con la tesi complottista preordinata a livello mondiale, bensì con l'uso strumentale della stessa per un controllo sociale generalizzato su modello cinese . Il virus è arrivato a proposito in una situazione dove per l'appunto la distanza sociale, i divieti di assembramento e l'uso della tecnologia per entrare direttamente nelle nostre vite erano già diffusi a livello mondiale. E dunque la mascherina come difesa dallo stesso virus paradossalmente simbolica di imbavagliamento per non permettere alle persone di protestare, se non con modalità piuttosto inefficaci, per una incombente situazione di crisi economica  in cui già i progromi erano presenti, ma ulteriormente evidenziata dalle forzate chiusure del cosiddetto lockdown. La conferma di questa mia ipotesi, ora condivisa da minoranze crescenti a livello orizzontale nei più disparati paesi del mondo, mi era già precedentemente arrivata da un amico indiano medico ayurvedico al quale avevo già scritto nel mese di marzo per conoscere la situazione nel subcontinente . They want us to be sheep mi aveva risposto oltre a segnalarmi che anche lì si cercava di opporsi all'inserimento dei 5 G . Un alto amico incontrato alla fondazione Krishnamurti di Chennai di origine greca che vive in Canadà aveva confermato la stessa posizione  e via citando .Riporto queste testimonianze proprio per i dubbiosi che pensano non possibile questo comportamento mondiale frutto di uno stesso intervento . Che sia una decisione presa dai potenti del mondo e in quale modalità non è importante e chi ci sia dietro non è così importante anche se ci sono nomi precisi come Rockfellere Gates Soros e compagnia potEnte 

E qui sospendo e resto in attesa di ulterirori sviluppi. ....

giovedì 6 aprile 2023

Alle soglie del XX secolo

 


Alle soglie del XX secolo


ATTO I

Torino Lingotto 1989



Alla mostra delle avanguardie russe

Nella periferia Torinese trafficata di auto di mercati e di negozi straripanti di merci sorgono gli stabilimenti della Fiat Lingotto colmi di storia e dell'eco lontana di una fiumana di operai stanchi all'uscita dei turni.

e di quando le folle venivano adunate in schiera ad ascoltare la voce tonante di Mussolini

e di quando, rotti gli argini imposti dalla ricostruzione delle dopoguerra, alla fine degli anni 60, era meta di manifestazioni dei caldi autunni.

Infine l'abbandono e il silenzio.

Poi nel 89,l'anno che con la caduta del muro è diventato il simbolo della fine di un epoca (ma non era già stato due secoli prima che tutto era cominciato chissà che non abbiano ragione i Pitagoraci sul valore simbolico dei numeri )quale miraggio davanti all' edificio industriale,sventolano rosse bandiere, tante bandiere ordinate in schiera . Troppo ordinate … Per la verità le rosse bandiere non fanno più paura a nessuno, tantomeno in Russia dove i giovani non amano il rosso perché rappresenta il simbolo della loro oppressione

Eppure batte il cuore per l'emozione e affretto il passo, subito fermato da un guardiano in livrea che mi indica il botteghino della biglietteria, quando al fondo del corridoio scorgo il Monumento alla terza internazionale di Tatlin, monumento ,come diceva Sklovskij,  di ferro di vetro e di rivoluzione. Grandi aspettative e grandi delusioni.

La rappresentazione  :Nelle sale inbiancate tra i bianchi teli le opere del 1870 i lavori dei decabristi e, nella sezione dedicata al 1905, solo due quadri. In tempi di sommosse sanguinose per l'arte non c'è tempo.

Nella seconda parte dell'esposizione le opere influenzate dalgli espressionisti, dal futurismo e il fermento degli anni della rivoluzione.

Tre quattro cinque intensi anni in cui tutto le energie degli artisti, poeti, scrittori, fotografi, uomini di cinema  si incontrano nella progettualità di un futuro,nel tentativo di costruire l'uomo nuovo . Sembrava proprio che la storia stesse per cominciare. “

Perché la testa e la luminosa e avevamo gli occhi lavati e la speranza.Quale speranza né più e ne meno quella di costruire tutto il nuovo mondo. “Credevamo che ci sarebbe stata lo rivoluzione in Ungheria, in Germania, ma anche e immancabilmente in Francia” sempre Sklovskij che parla . Credevano, anche noi credevamo … Nell'ultima sala passo davanti al manifesto del reliasmo socialista . E i quadri dei cosidetti uomini nuovi autonominatesi, che troppo di vecchio avevano ancora . Infine nell'ultima stanza, in un'unica grande tela, vedo Lenin immortalato nel suo studio con la testa china. Solo disperatamente solo tra i bianche sudari di cotone. Ma il sangue dov'è il sangue ?

Tutti a casa la festa è finita.

Tutti a casa la mostra è finita.

Atto II

Ma dove cresce il pericolo cresce anche ciò che lo salva

F.Holderlin

I muri, i filosofi e la nostalgia

Duemila mille e non più mille. L'ultimo decennio prima del duemila. C'è un senso di smarrimento quando si pronunciano questi numeri del tempo. Quasi si trattasse di una transizione cosmica. Numeri, date alle quali pare di non poter accedere se non attraverso eventi epocali, pronti a cogliere in ogni segnale o evento la vicissitudine più prossima alla fatalità.

Il crollo, la caduta del muro di Berlino è senza dubbio l'evento più simbolicamente pregnante di quest'ultimo decennio. E' come se dopo anni in cui si è lasciato nell'oblio un angolo buio di una casa, nell'attimo in cui si fa luce e l'ostacolo è rimosso, esce tutta la polvere, la sporcizia e gli avanzi nascosti.Topi e parassiti di tutte le dimensioni fuggono per ogni dove portandosi via quel che possono del bottino che si accingevano a divorare e quelli più tardivi sorpresi nel sonno fuggono ali'impazzata.

Insieme al muro rimosso da calcoli di opportunità politico-economica e dalla spinta di chi dall'altra parte troppo stretto ci stava, si levano le grida di chi era abituato a protestare solo nel silenzio delle case. E a valanga si spostano gli equilibri precari e le alleanze, mantenuti dalla paura e dall'omertà quando sono rimaste poche briciole da distribuire e si esauriscono le riserve.

La Germania,la Cecoslovacchia,la Romania,L'Albania e infine la Bulgaria rompono gli argini e saltano il fossato. Mentre gli epigoni delle teorie complottiste parlano di colpi di mano accusando l'onnipresente CIA. E' comunque certo che l'oppressione era forte ... Pronti icommentatori occidentali e le penne asservite al capitalismo come il migliore dei mondi possibili, escono allo scoperto e felici di sfogare il proprio livore anticomunista sentenziano dagli elzeviri delle testate nazionali. Secondo costoro smascherata è la realtà e di conseguenza l'ideologia.

Finalmente dopo oltre un secolo di timori, tremori e di paure insorgono ad infangare, schiaccciandolo sotto i piedi, il fantasma che ha aleggiato sull'Europa e il mondo .

I fantasmi- si sa- non permettono sonni tranquilli e mentre quel fantasma sembrava prender corpo sia pure lacerato da conflitti titanici sul cadavere di Lenin, trasformato in mummia ,si costruiva sui piedi di argilla della teoria del socialismo in un solo paese. I comunisti del resto del mondo dovevano convincersi che la lotta era finalizzata prima di tutto alla resistenza del colosso pansovietico, e tanti ne fecero le spese. I più conseguenti elessero quella terra a loro patria, salvo poi accorgersi in Siberia o al confino che la loro coerente militanza non era per niente gradita.

Da una parte si esasperò il nazionalismo dei colcosiani uomini nuovi che nuovi non erano e dall'altra si ammantarono di croci uncinate, la divisa dei giovani tedeschi e di coloro che prestamente trasformarono

le loro aspirazioni comuniste in nazional­ socialismo.

La seconda guerra mondiale e Stalingrado rafforzarono la convinzione che il padre tiranno aveva ragione e che il comunismo aveva tenuto, anche se costretto a sacrificare sul suo altare centinaia di migliaia di uomini che credevano in lui.

Già a Yalta ,quando i vincitori del conflitto mondiale si sedettero attorno a un tavolo per spartirsi il mondo, tracciando i confini come con i coltelli conficcati nella torta, doveva nascere il sospetto che non è cosi che si costruisce il comunismo,esportandolo sulla punta dei cannoni e mettendo al governo gli uomini più docili ai comandi impartiti da Mosca. Pur bisognava chiamarlo in qualche modo questo sistema che si concretizzava al di là dei muri. Di definizioni così come di speranze sono piene le fosse: si passò dal colletivismo dei primi sovieti al socialismo al comunismo . Da una parte il comunismo e dall'altra il capitalismo. Il buono e il cattivo interscambiabili a seconda dei fautori del primo e del secondo.

Divisioni,schieramenti di un'umanità non ancora adulta.Negli anni cinquanta sulle veline del blocco occidentale apparivano caricature di comunisti trinariciuti e comunisti che mangiavano i bambini,mentre dall'altra parte il capitalismo visto come simbolo del male e i nemici da battere la socialdemocrazia e il socialfascismo. In entrambi i fronti non si risparmiavano le sanzioni ,le minacce e gli ultimatum.

Guerra fredda, la chiamavano e guerra fu .Anche se i territori dove andarono a combattee non erano più qui.Ma le cortine per quanto alte e impenetrabili non han più da tempo l'efficacia e la detterrenza delle muraglie alla cinese. In tempi di telecomunicazione diffusa non apena le radio e le televisioni entrano nei villaggi con lo scopo previsto di condizionare consumi e consenso ,scappano onde biricchine incontrollabili e improvvisa avviene la contaminazione.

Dice un antico detto cinese che il mondo è diviso in due parti :quelli che stanno a destra dicono che quelli che stanno a sinistra sono pazzi e viceversa .I filosofi stanno sui muri.

Infatti solo i filosofi possono permettersi tali equilibrismi chè costoro hanno di solito superato il problema della propria sopravvivenza materiale non avendolo mai avuto per privilegio di classe o per ascetismo.

Chiunque, uomo politico o statista ha cercato di salire sui muti delle terze vie, è precipitato dall'una o dall'altra parte. La via yugoslava al socialismo, la via cubana o quella cinese, non capitalismo nè comunismo o sandinismo ...E tutti o quasi tutti ci persero le penne e la speranza .

E Tito si  rivolta nella tomba per il Kossovo,ora che sempre più violento e lacerante è diventato il problema delle nazionalità,da lui fortemente paventato, già lui aveva dovuto pagare caro lo scontro con il grande colosso sovietico. Gli unici due paesi la Yuguslavia e l'altro l'Albania che scelsero un socialismo non imposto. Profetiche suonano ora le sue parole quando negli anni'70 alla domanda di un intervistatore sullo scontro avvenuto nel Cominform rispondeva:

"E' del tutto naturale che per un comunista il momento più difficile della sua vita sia quello in cui vede crollare davanti a sè tutto ciò in cui ha creduto e su cui ha costruito se stesso.E aggiungeva: essere comunista non è facile. Essere comunista significa tuttora essere pronto a rinunciare a tante cose. Essere comunista vuol dire essere in prima linea nella battaglia per il progresso, per un futuro più bello e felice.”

Ma se anche questo è il comunismo, allora è vero che credere nel comunismo è la stessa cosa che avere una fede come il cristianesimo.Diceva Adriana Zarri che se si dovesse cambiare il nome a realtà che si sono dimostrate fallaci oltre che portatrici di oppressione e di morte, ma  come  mai, dopo l'inquisizione,dopo le conversioni forzate e il massacro di intere popolazioni all'insegna della croce non è stato cambiato il nome al cristianesimo ? Giusta osservazione con la differenza che il cristianesimo non è mai stato identificato con una forma di stato o di economia e per questo è stato possibile asserire che è stato difetto dei singoli uomini detentori del potere che si sono serviti di questa fede per scopi profani, mentre Stalin stesso ha definito il suo sistema essere il vero comunismo.Complessa e drammatica è la soluzione del problema, ma non per individui e partiti che cercavano di ripararsi una parte e dall'altra del muro e quando i muri son caduti si mettono sotto ombrelli riparatori di lobby e congreghe con mozioni schieramenti di si di e di ni,elemosinando un piccolo posto nell'anticamera del potere o dell'autonominatesi internazionale socialista.

Per tutti gli altri invece che per una vita ci hanno creduto e che purtroppo, come direbbe Brecht, hanno ancora bisogno di eroi , di modelli e di pezzi di terra in cui trovare qualcosa per cui lottare magari all'insegna della perdita della propria identità, quando hanno compreso che il comunismo in cui hanno  creduto e per cui hanno  lottato o è stato fonte di privilegiate nomenklature e di negozi esclusivi per possessori di dacie o addiritura responsabile di morti innunerevoli nel gelo della Siberia, è successo come ai credenti costretti a rimanere  in una chiesa senza più santi né dei.

Terre sante terre promesse di quante di queste terre ancora avranno bisogno i senza terra e i senza lavoro costretti a cercare il pane altrove?

Un singolare personaggio di nome Lino ha fondato un'associazione per i diritti umani a Napoli e durante una trsmissione radiofonica protestava contro l'uso indiscriminato della parola libertà dicendo :

"Ma che vuol dire libertà . Libertà per noi lavoratori vuol dire lavorare ,vuol dire libertà dal bisogno.Nessuno può dirsi libero se non ha perlomeno un lavoro o un'abitazione in cui ripararsi. Che vuol dire libertà ? Guardate Napoli è come una prigione. Non c'è casa che non abbia le porte sbarrate o le doppie porte per la paura di esere derubati,non c'è famiglia che non abbia da raccontare di uno scippo o di una violenza subita ..."

Lino fa anche parte di un'associazione di 27.000 italiani che chiedevano di avere la posibilità di andare a lavorare nell'est europeo . Che singolare associazione e quale crollo di speranze insieme al muro …

Non ci sono più terre promesse da tempo, caro Lino, e forse è meglio così .

Forse impareremo a lottare per i nostri diritti laddove siamo nati e se ci sposteremo non sarà per andare a trovare un modo per sopravvivere,ma per scelta e per conoscere altri orizzonti e di libertà di movimento.

E a chiunque ci accuserà di utopismo e messianismo risponderemo con le parole di Paul Nizan/'scritte sui muri della Sorbona .

Siamo realisti chiediamo l'impossibile e l'imposibile di oggi si dimostrerà il necessario di domani “

Se pure dall'Europa dell'est giungono segnali di ritorni all'indietro , nel cuore del capitalismo ormai decrepito ,nella terra di Ermione crescono focolai di resistenza e febbri che hanno potenzialità di contagio insospettate.

Forse nonostante tutto che grande è il disordine sotto il cielo , la primavera non è lontana .


Torino Novembre 1990



Alla Mostra per il centenario della nascita del poeta Vladimir Majakovskij


Nella strada che dalla piramide 'Cestia va verso Ostia; l' Ostiense appunto,poco prima di giungere alla basilica di S.Paolo, un occhio accorto scorge un edificio che più ti avvicini più sembra una cattedrale. E' la vecchia centrale dell'Acea restaurata a futura memoria. Qui non c'è più bisogno di monumenti alla rivoluzione...

Al pari di un altissimo organo al centro di questo impressionante monumento dell'era industriale c'è la centrale per l'energia con nel ventre i fuochi spenti di un tempo ormai finito .Non più sudori di corpi martoriati,ma tutto intorno appoggiati alla ringhiera protettiva del percorso di controllo e di uscita degli operai, si vedono manichini di cartapesta rivestiti di modelli futuristi.

Superata la porta e provando la meraviglia portatrice di forte energia,  nella seconda sala , raffigurato ad altezza d'uomo , nei suoi vestiti di gala scrive il poeta : "Cari compagni posteri rimestando nella merda impietritadi oggi ,scrutando nelle tenebre dei nostri giorni voi,forse, domanderete anche di me .

Ottobre 1930

Sì di te domandiamo e entriamo in un labirinto reticolare accompagnati da uno striscione rosso .

L'infanzia a Mosca ,1'impegno nel futurismo,i manifesti,la guerra la rivoluzione,Rodcenko,Ossip, Lila Brik,il suo amore.

Dai, una vita migliore .Bene.

Nel poema a V.I.Lenin

"….quando viene rovesciato il passato millenario e vengono ripensati i

fondamenti dei mondi ". Poi la propaganda . Ci prova fino in fondo...

Intanto lo striscione è diventato nero. E langue la speranza dura a morire .

No ! non si può continuare a tacere .La denuncia:basta con la burocrazia e

i soprusi

La cimice -Il bagno -Il labirinto. Siamo nel labirinto. In un labirinto senza uscita. Chiusi nell'ultima sala, davanti alla scrivania , un colpo di pistola lacera il silenzio.

Ma la sua anima ci parla ancora :

Uomini futuri Chi siete? Tutto dolore e lividi

A voi lascio in testamento il frutteto della mia anima 

Eccoci qua

"E questa parola nicego che in Russia si usa tanto spesso e che non si sa con esattezza cosa voglia dire,in realtà significa molto, significa che non si è ancora vinti che si va avanti anche se è molto difficile”.

Che ci si intenda bene:non di continuismo si tratta ,bensì di continuazione di percorsi che pur avendo ben altri sfondi e paesaggi non rinneghino la natura titanica dell'uomo alla ricerca del fuoco per alimentare un humus fecondo che permetta l'evoluzione di un maggior numero possibile di individualità e di popoli.

Ci son tempi ,un pò come le stagioni in cui il calore e le piogge fan maturare l'humus e fuoriescono i vermi e ci son lunghi inverni in cui si sta a riparo e i fuochi e le luci sono solo nel chiuso delle case e delle coscienze .

L'internazionalismo ha perso e da lunga data ."'credevamo che ci sarebbe stata la rivoluzione in Ungheria in Germania ,in Francia... Ma ciò non toglie che la sconfitta reale debba necessariamente corrispondere con un errore di prospettiva .Ci son movimenti nella storia che nascon dapprima incompresi ,minoritari ,s'immergono per secoli nei sottosuoli e'poi quando l'humus è pronto portan frutti e messi feconde .Quel che non bisogna fare è non personalizzare troppo le attese e pensare che o tutto si svolge con noi che assistiamo o partecipiamo ,o non è o non sarà mai .

Ottimismo a tutti i costi ,utopismo, messianismo?

Forse.Soprattutto la convinzione' che c'è un cammino dell' umanità non rappresentabile in singole esistenze che si può paragonare alla crescita di un individuo. La fine di questo millennio in questa lettura è assimilabile all età che precede la giovinezza .

L'adolescente è un bambino cresciuto con una forza che non domina ancora e lotta e piange e cade e si fa male e e ...

La transiziqne verso la maturità è dolorosa come un parto e come tutti i parti sparge sangue sangue e ancora sangue.

E la storia forse comincerà davvero ma non come l'aveva previsto Marx con la presa del potere della classe operaia ,bensì attraverso un processo contradditorio di cicli di crescita e blocchi e stasi e sofferenze di popoli e di genti persone e razze. sempre più mischiate che ancor non sanno specchiarsi le une nelle altre.

Succede come per le febbri .Ci son febbri patologiche e febbri di crescita. Durano a lungo sembrano eterne ,portan con sè incubi cupi,notti senza fine e nostalgie profonde. E e quando finiscono ci si sente rinascere L'importante è non aver paura di affrontare nuove identità .

Difficile drammatico certo districarsi in certe epoche molto piu che in altre ,ma ciò non toglie che per personalità sempre più consapevoli e sufficientemente strutturate,proprio in queste epoche ci sian possibilità di affinamento e di evoluzione insospettate e insospettabili.

Per questo occorre imparare ad accettare la sofferenza .E laddove è possibile con l'aiuto di tecniche 'olistiche'rintanasi in piccole oasi di rinnovamento ,lasciando libero sfogo alla creatvità ,goder di musica sempre più disponibile a larghe masse ,slvaguardando così energie che un giorno chissà dove chissà quando troveranno crogiuoli adatti.

Non accontentarsi del minimalismo di ntimità famigliari ( rassicuranti ed allevianti soprattutto nelle pubblicità televisive). Non fuggire nei promessi paradisi del consumo seguendo bisogni continuamente indotti, perchè ,come diceva Wittengstein, i pensieri han tutti un prezzo .Quelli che abbiamo avuto noi, che volevamo costruire un nuovo mondo , hanno un prezzo impagabile possono indebitare per tutta la vita .E i conti si salderanno solo quando:

Squassando le teste con gli scrosci del pensiero

tonando con 1'artiglieria dei cuori

sorgerà dai tempiun'altra rivoluzione.

La terza rivoluzione dello spirito.

V.Majakovskij

Roma 1994




Ultimo atto: un anno prima del duemila

Il realismo dell'intelligenza

La tanto attesa primavera sembra sempre più lontana ed il lungo interminabile inverno è rischiarato dai bagliori sinistri di una guerra che è arrivata anche qui dall'altra sponda dell ' Adriatico . Il primo brusco risveglio dal sogno di una pace sia pure guerreggiata in un mondo unito dei mercati, senza più cortine, fu il primo sangue sparso reso invisibile dalla guerra tecnologica nel Golfo dell' Oriente. E in quel risveglio iniziarono a cadere le teste pensanti del liberalismo e della socialdemocrazia occidentale che hnno giustificato l'intervento contro il Milosevich, il supposto feroce dittatore, come gesto necessario del civile nord del mondo contro il barbaro sud. E al posto dell'ormai desueto "fardello dell'uomo bianco" si diede fiato alle trombe della così chiamata : "guerra giusta e umanitaria ".

Guerra umanitaria quale impertinente ossimoro! Ossimoro grosso verme molliccio che si insinua nel sottopelle, ottunde le coscienze e i cervelli bombardati,immagini strappalacrime di Kossovari in fuga, per convincere i riottosi amanti del quieto vivere alla necessità delle crociate purificatrici o alle "operazioni di polizia internazionale.Così oltre che a speculare sulla sofferenza di un popolo in fuga inscenano macabri spettacoli tenendo decine di migliaia di persone nel campo macedone senza dar loro da mangiare e da bere affinchè sembrino ancor più disperati. The show must go on e così la guerra che intanto il mostro è stato già da tempo creato, ha nome Milosevich e per stanarlo crepino pure i serbi filistei .

Come mai non ci fanno vedere invece quotidianamente magari quando ci sediamo alle nostre tavole imbandite, le decine di milioni di bambini di cui fa pulizia la fame e i dodici milioni che lavorano per sostenere genitori resi inerti dalla inevitabile disoccupazione di uno sviluppo sempre più ineguale dell'UNICO MERCATO. Niente di tutto questo.

Accampando l'intervento per diritti umani abusati a pretesto di ingerenza in Stati sovrani, coprono vergognosi affari di petrolio, di droga e di spartizione dei mercati per il riassetto dei territori europei. Diritti umani come falsa coscienza di chi dimentica che il primo è il diritto alla vita e va salvaguardato lottando contro la fame, la disoccupazione e la malattia.Quale diritto dunque e diritto per chi ? forse che milioni di curdi che lottano per parlare la propria lingua e rimanere nelle loro case non si possono arrogare la definizione di umani, o è perchè la Turchia è già inserita nell'esercito del grande fratello NATO ?

L'idealismo del cuore

Non disperate - vorrei dire loro - siamo milioni e milioni dentro le mura del 'occidente a vivere, come se fosse nostra la vostra disperazione, a prepararci a creare insieme con voi un mondo nuovo, tenuto unito dal diritto e non dal terrore del Grande Gendarme.

Ernesto Balducci 23 gennaio1991


Gli eventi e gli schieramenti sulle guerre del Golfo che non era ancora qui,hanno insinuato tremendi dubbi in chi sperava che nel mercato mondiale globalizzato pur dura fosse la lotta, ma si limitasse a scaramucce sia pure armate, ma soprattutto a cadute e crescite vertiginose di titoli nei grandi centri della finanza. E invece la guerra giunta fin qui ha fatto vedere più da vicino lo stesso sangue dei feriti e dei morti che prima si vedeva soltanto sugli schermi virtuali e tangeva come gli schizzi di pomodoro schiacciati sui vestiti degli attori . Ma quando il sangue è vicino anche nasi non fini possono sentirne l'odore .

E molti tra coloro che avevano dubbi sul "civile "intervento contro il " dittatore "

si sono convinti ad applaudire la guerra giusta . Ma il cuore dove hanno il cuore tutti

costoro? Dov'è la compassione per le centinaia ,le migliaia di profughi erranti che sostano dall'altra sponda dell'Adriatico . Il cuore ci fa sentire che in queste terre non ci sono stranieri e che saremo sempre più accomunati sugli stessi territori. Quei profughi di tutte le provenienze che ci turbano imploranti ai semafori e solo chi non ha occhi per vedere e cuore per sentire può rimanere indifferente.

Questa terra nel cui cielo più profondo si scorgono

i bagliori dei missili e non ancora le stelle

Questa terra in cui un bambino cresciuto troppo in frettà

muore lottando contro gli aguzzini pachistani.

è la stessa terra in cui uomini e donne

si tengon per mano sui ponti della Sava

e in cui le madri argentine da vent'anni vanno in Piazza

sfidando i complici dei torturatori dei propri figli

a gridar forte che

L'unica lotta che si perde è quella che si abbandona.




                                                          Giancarla Ceppi



Roma maggio 1999