Sento il bisogno di allegare qui di seguito il testo sulla risoluzione dei conflitti e la teoria dei quanti che il compianto Nanni mi aveva dato da tradurre e che mi ha aperto un mondo . Da allora sono diventata un'attivista quantica perché ritengo che questo nuovo paradigma scientifico apra un orizzonte e conferisca un enorme potenziale a noi esseri umani. Nel Tao della fisica Fijot Capra spiega che questa concezione del mondo era già conosciuta in oriente molti secoli prima di Cristo che era già conosciuto nella filosofia orientale ma era presente nella filosofia di Giordano Bruno che non a caso è stato bruciato . Sono passati ben 4 secoli e la teoria dei quanti è stata formulata nel primo ventennio del XX secolo, ma ancora ora perdura una concezione della scienza legata al positivismo e al determinismo rappresentata dal Cipac, che tanto ricorda i tribunale di inquisizione senza spargimento di sangue .Ma questa è un'altra storia di cui tratteremo in seguito .
Qui di seguito ,invece ,allego il testo completo che così ho tradotto :
La
teoria dei quanti e l’arte della risoluzione dei conflitti
Nella fisica quantistica tutto è interconnesso in un modo molto più sottile e profondo di quanto si posa spiegare e capire su basi puramente fisiche , meccaniche o macroscopiche.
Mark Comings
Introduzione
Il conflitto è sovente presentato come se fosse qualcosa che possiamo considerare separato da noi e su cui dobbiamo lavorare per risolverlo. Questo scritto vuole dimostrare che non è così e vuole dare spunti che sono utili ai praticanti della soluzione dei conflitti. L’impatto della teoria dei quanti sebbene non sia ancora sufficientemente compreso sta cominciando a penetrare in tutti i campi di studio e la risoluzione dei conflitti non costituisce un' eccezione . In “ Portare pace in camera “
Danil Bowling e
David Hoffman usano la nuova scienza nella loro esperienza di
mediatori. Nel capitolo sulla qualità personali di un mediatore e il
suo impatto concludono che :
1)” Ci sono fenomeni in atto nella
mediazione che operano a un livello sottile che abbiamo appena
iniziato a mettere a fuoco .
2)la mediazione è un processo che possiamo capire meglio comprendere come un sistema integrato piuttosto che come un insieme di interazioni tra individui che agiscono autonomamente.Sebbene solo in senso metaforico tale punto di vista sulla realtà è anche presente nella teoria dei quanti e infatti esplorando la nuova scienza della meccanica quantistica , metterò in evidenza i vari livelli in cui la dichiarazione di Hoffman e Bowling possono essere verificabili. Per fare questo in prima istanza mostrerò come il conflitto abbia affinità con la condotta della particelle subatomiche e da questo punto di vista analizzerò criticamente alcune teorie e pratiche attualmente in uso nel campo della risoluzione dei conflitti
Il conflitto è un fatto naturale che non è né
positivo né negativo,il conflitto è come una
parte stessa della vita
La prima cosa che voglio analizzare nell’applicare la teoria dei quanti in maniera costruttiva nella R. C. è l'interpretazione del concetto di conflitto e ciò servirà per dare suggerimenti sull’applicazione di alcune idee di cui tratterò più avanti.
Come per esempio che : il modo in cui osserviamo un fenomeno lo modifica. Inoltre il fatto di considerare il conflitto come una cosa negativa deve essere eliminato dalla nostra vita. E ciò non è solo in un più ampio contesto culturale ma è dominante proprio nel campo della RC( Benjamin 2004). E questa concezione è sicuramente di ostacolo ad ottenere risultati positivi in caso di conflitti. Per incrementare un impegno più attivo durante il conflitto possiamo iniziare a cambiare il modo in cui il conflitto viene demonizzato e la teoria quantistica ci dà la possibilità di analizzarlo.
Thomas Crum asserisse che il conflitto è soltanto una interferenza nel modello energetico e ciò si può vedere nella fisica quantistica nella natura della luce. Gary Zukav descrive la realtà dei quanti come uno stato splendente della creazione continua : collisione, trasformazione a annichilimento .
E’ questo ha un’assonanza con la descrizione del conflitto . Teorici come Bohm,Capra e altri descrivono la realtà dell’universo come una forma di danza interconnessa e ciò che si manifesta come ‘materia’ è giusto il risultato di una continua azione reciproca di energia ( Capra 1991 ) . Anche se non possiamo percepirlo direttamente con i nostri sensi siamo formati da questo processo e questo è di fatto il laboratorio della nostra esistenza . Infatti la stessa equazione di Einstein E= MC al quadrato è un altro modo di dire che materia è energia . In qualche maniera i nostri corpi ,i nostri pensieri e il mondo sono costituiti da questa danza dell’energia in continua creazione e annichilimento. Questo dinamismo , di cui il conflitto è una parte è intrinseca alla vita stessa e una parte integrale di questa danza. Applicare questa concezione del conflitto nel campo della mediazione aiuta a non demonizzarlo e supporta meglio il nostro impegno in questo campo.
Sulla natura della scienza . Un’osservazione sull’applicazione della meccanica quantistica.
Sfortunatamente questo non è un saggio sulla filosofia della scienza ,che è invece implicita nell’argomento e ha le sue interessanti prospettive nella nozione di evoluzione, trasformazione e sviluppo della teoria di tutto ciò che è all'interno della teoria della risoluzione dei conflitti . Ci sono comunque un certo numero di considerazioni da fare per passare dal mondo subatomico al resto della realtà , e nondimeno i dettagli della teoria quantistica possono essere articolati, come ha affermato Heisemberg : i problemi del linguaggio qui sono molto seri . Noi vorremmo parlare in qualche modo della struttura degli atomi ma non possiamo parlarne nel linguaggio corrente. Così nuovamente molti di ciò che ritenevamo fatti sono effettivamente un’interpretazione degli stessi.Ugualmente Chris Norris espone un certo numero di problemi nell’interpretazione della teoria dei quanti, sostenendo che ciò che era favorevole alla cosiddetta interpretazione di Copenaghen era il risultato del clima politico in Europa particolarmente nella Germania del dopoguerra. Da un punto di vista ‘progressista' il determinismo era ‘cattivo’ perché aveva supportato l’olocausto. Per questa ragioni gli scienziati e gli accademici ambiziosi prendevano le distanze da una prospettiva così pericolosa. . Questa impostazione riecheggia il modo di analizzare la scienza di Foucault che sosteneva che nelle scienze sociali del dopoguerra le scoperte hanno più che altro avuto a che fare con i risultati della guerra fredda che con la natura umana. Se per esempio gli scienziati erano capaci di dimostrare che il comunismo era pericoloso e invece il capitalismo una buona cosa allora era più facile ottenere consensi. In entrambi i casi egli dimostrò che le scoperte scientifiche hanno molto più a che fare con la situazione sociale e culturale che con l’uso oggettivo della Scienza. Ironicamente ciò conferma la posizione che sta alla base di questo documento e che cioè la ‘vera interpretazione della realtà è complessa e soggetta alle influenze più disparate. Ciò che è profondamente rivoluzionario è che noi possiamo essere implicati nella cocreazione della nostra realtà più di quanto solitamente si crede. Inoltre si dà il caso che che le spiegazioni scientifiche del mondo inizino come teoriche e molte di queste rimangono tali mentre altre sono state provate in seguito.
In questa luce l’affermazione di Einstein che “ l’immaginazione è più importante della conoscenza “ acquisisce un nuovo significato . Questa è la tendenza e inoltre è noto che i salti avanti della scienza avvengono sia attraverso l’intuizione e la ricerca creativa che attraverso la sperimentazione.
Come Heisemberg disse di Bohr :
“ Egli aveva una grande capacità di osservazione , non tanto derivata dall’analisi matematica ma dall’osservazione dei fenomeni . Poteva riconoscere una relazione intuitivamente più che formalmente. “
Ugualmente nel campo delle risoluzione dei conflitti come è stato suggerito da Bergen e Reitman :noi dovremmo considerare alla stessa stregua l’intuizione e l'osservazione, l'abilità e l’esperienza . E’ dunque cruciale che l'abilità di lavorare sui conflitti da parte dei praticanti della RC, vada al di là dell’analisi razionale e venga data importanza alla consapevolezza, all'intuizione, all'immaginazione e all'intenzione .
La misurazione cambia lo stato dell’elettrone e da quel momento l’universo non è più lo stesso . Per descrivere cosa è successo occorre andare al di là delle parola ‘ osservazione ' e mettere al suo posto la parola ‘partecipazione’. John Wheeler
L'osservatore come partecipante
Il campo della teoria della meccanica quantistica ci da numerosi esempi che mettono in questione il modo in cui guardiamo il mondo . Inoltre io credo che queste sfide servano a rafforzare il campo della teoria dei conflitti .Una di queste sfide inizia con l’atto del guardare e ha un’implicazione sulla relazione tra osservato e osservatore che val la pena di considerare .
Il potere dell’osservazione in sé è un concetto ben conosciuto nel campo della risoluzione dei conflitti . La presenza dell'osservatore è fondamentale nel processo di pace degli interventi dell'ONU ed è basato sul principio quacchero di 'rafforzare la testimonianza'. Il potere dell'osservazione è sostenuto anche da Foucault nel 'L'occhio del potere '(1980).
Bernard Mayer nel suo libro : ' La dinamica della risoluzione dei conflitti ' spiega che la presenza di un mediatore nei conflitti ha quattro diversi impatti sulla dinamica del conflitto stesso, di cui soltanto uno è basato sulle capacità acquisite. Lo stesso Mayer dice dei mediatori che '” la loro presenza cambia il corso di un conflitto al di là dell'intervento. Inoltre sovente il mediatore inizia nuovi processai di interazione,nuovi tipi di incontri e altre alterazioni strutturali al processo di interazione. “
In sintesi è evidente che nel campo della mediazione dei conflitti la presenza di un mediatore ha un impatto significativo sull'evento e questa visione è in sintonia con i risultati della fisica quantistica. Come sostiene John Weeler nella teoria dei quanti l'impossibilità di separare l''osservatore' dal mondo fenomenico è illustrata dall'esperimento della fenditura in cui i fisici scoprirono che la luce si comportava come le onde e le particelle AND, e ancor di più che queste cambiavano a seconda di come venivano osservate. Questi esperimenti hanno concretamente dimostrato che l'osservatore aveva un impatto preciso su quello che veniva osservato. Questa scoperta mise in discussione la nozione fisica che è possibile separare l'osservatore dall'oggetto osservato, sottintendendo che questi sono di fatto interrelati.Per quanto concerne la comunicazione non violenta Marshall Rosemberg chiarisce il valore di comunicare un'osservazione e articolarla come un mezzo adatto alla risoluzione dei conflitti. Nel senso che occorre separare ciò che è osservato dalle valutazioni dell'osservatore. Anche se ciò sembra una cosa semplice in teoria può essere invece molto difficile specialmente quando si è all'interno di un conflitto in cui le emozioni sono mutevoli e si mettono in atto dei meccanismi di difesa.
Krishnamurti va anche oltre affermando che “osservare senza valutare è la forma più alta dell'intelligenza umana “.
Nel terzo capitolo del suo libro Rosemberg approfondisce il discorso sul valore dell'osservazione : in primo luogo aiuta a dare un'immagine più chiara dell'evento e secondariamente si può mettere in evidenza l' ostilità facendo concentrare le parti in causa su un dettaglio specifico .
Si prendano questi esempi per come sia possibile spostarsi dalla
valutazione all'osservazione Parte in
causa : mio marito è uno
sporco maiale
Tuo marito è uno sporco maiale ?
Hai un marito sporco ?
Tuo marito è terribile
Tuo marito lascia pile di piatti sul lavandino fino a che ce n'è uno pulito, prima di lavarli
La prima affermazione dà una valutazione precisa chiedendo all'interlocutore di accettarla o non , la seconda varia leggermente la valutazione, la terza la enfatizza , la quarta chiarisce i fatti che stanno dietro la valutazione. Come tutto questo influenzerà il corso della conversazione non è qui individuabile, ma ogni affermazione rivela in qualche maniera come si pone il mediatore rispetto al problema e può anche influenzare il modo in cui le parti in causa lo fanno. L'interazione sarà ancor di più influenzata tra le parti in causa e il mediatore e tra le parti e la relazione che le parti hanno con il marito.
Se da una parte in questo caso si tratta di un'interazione tra persone e non tra particelle subatomiche il parallelo di come l'osservatore può giocare un ruolo creando un certo risultato è evidente. Secondo noi serve a riconoscere il potere dell'intervento anche secondo il modo in cui gli osservatori si pongono e di conseguenza chiarisce come i praticanti della risoluzione dei conflitti si devono porre davanti a una situazione.
La fine del determinismo
La tesi deterministica è la seguente : è possibile configurare la posizione delle particelle in tutto l'universo ad un tempo dato oltre che nel passato nel presente e nel futuro , tutto è comprensibile. Dal canto suo il principio di indeterminazione di Heisemberg ha dimostrato che era impossibile conoscere sia il momento che la posizione delle particelle in un tempo stabilito. In questo caso era significativo che ciò non era possibile perché gli strumenti di misurazione non erano abbastanza buoni, ma perché questa è la vera natura del mondo subatomico. Questa proposizione andava contro la percezione della fisica classica che tutto è conoscibile oltre che scalzare la teoria deterministica di Laplace . Sia David Bohm che Gary Zukof fornivano esempi di situazioni nel mondo osservabile che non sono spiegabili con la fisica classica ma lo sono con la fisica dei quanti. Questi sono la depolarizzazione della luce (Zukav) e gli Ologrammi . Nel loro tentativo di identificare ,misurare e capire questi fenomeni i fisici quantistici rivelarono più di una imprecisione nell'applicazione della fisica classica. Questa non è un argomentazione che contraddice una visione casuale del mondo : se tu mi lanci una palla da baseball in testa io cerco di scansarla . Comunque tale prospettiva causale non è completa e necessita di ulteriori analisi e approfondimenti – né d'altro canto questa comprensione ulteriore mi esime dal cercare di scusarmi.Le teorie della risoluzione dei conflitti possono essere ugualmente efficaci allo steso modo della fisica teorica anche se non sono complete .Qui si vogliono mostrare alcune istanze della teoria della risoluzione dei conflitti in cui è implicita una visione deterministica o casuale della realtà e per questo limitata. In primo luogo una mentalità determinista o visione causale delle realtà può essere presente in coloro che praticano interessi popolari o bisogni basati sull'approccio alla mediazione .Più specificamente la formulazione del primo principio di M. Rosemberg prescrive un canone per la risoluzione dei conflitti . La premessa sottintesa è questa : se si può prefigurare quali sono i bisogni delle parti in causa è possibile risolvere il problema. Se da una parte questo può essere uno strumento potente tuttavia non è sempre esaustivo e quindi non costituisce una teoria completa.
Il lavoro originale di Fisher e Ury basato sulla negoziazione degli interessi sostiene la stessa cosa in
“ Verso il sì: la negoziazione di un accordo senza cedimenti “(1987 ) ' oltre a fornire una struttura di base e grandi strategie per dirimere i conflitti. Infatti riporta qualche suggerimento per tute le situazioni. E comunque è più descrittivo che non prescrittivo.
In sintesi non sono gli strumenti che certi praticanti usano ad essere più o meno efficaci ma la mentalità deterministica che li sottende. Come per esempio sapere di avere una risposta precisa a seconda dell'intervento. Infatti sovente le parti in conflitto cercano una mediazione per uscire dalla dispersione causata dall'approccio deterministico alla soluzione dei problemi. E comunque uno dei capisaldi della mediazione che inducono a uscire da questo modo di condurre è anche la focalizzazione sul futuro. L'esperienza ha dimostrato ai mediatori che se le parti in causa si ostinano a ricercare quali furono le cause del conflitto , con ogni probabilità torneranno nel cuore del conflitto stesso.
La teoria quantistica suggerisce che cercare di capire esattamente cosa è successo non è completamente possibile e non perché i nostri strumenti non sono adatti allo scopo ma perché non è di fatto possibile ricreare esattamente una situazione. Che sia fatto coscientemente o non, la pratica di osservare dove vogliono arrivare le parti in causa può sembrare molto produttiva. L'argomento contro questa strategia è che essendo focalizzata sul futuro può essere utile solo se le parti si sentono prima ascoltate e sono pronte ad andare avanti . Con la consapevolezza di tutte queste prospettive il mediatore può permettere alle parti di ondeggiare tra un modo produttivo di essere focalizzati sul futuro, un livello di incertezza e il bisogno di essere ascoltate .
C'è un luogo al di là del giusto o sbagliato , io ti incontrerò lì . Rumi
Al di là del giusto – sbagliato
L'altro genio della teoria quantistica al quale mi sono ispirato Niels Bohor con la sua teoria complementare che così come nel campo della mediazione si trova nello j-jitzu . Bohr cercò di affrontare il problema della dualità andando al di là dell'una cosa o dell'altra dicendo che entrambi erano possibili. Questa era una sfida per il pensiero razionale in cui tali proprietà erano considerate reciprocamente esclusive . Per fare ciò Bohr ,Heisemberg e Schrodinger elaborarono una teoria che ammetteva una quantità sconosciuta che significava che prima della misurazione non c'è una conclusione definita o un certo oggetto ma soltanto probabilità potenziali . Questa teoria è conosciuta come l'interpretazione di Copenaghen. Einstein contestò che tale teoria non era scientifica ma incompleta e da qui nacque uno delle più grandi discussioni della scienza moderna. Comunque malgrado la sfida al ragionamento logico , è di gran lunga l'interpretazione più attendibile dell'interazione della 'materia' . Accettare il principio che dobbiamo affrontare una situazione con dei dati sconosciuti , è un'ulteriore metafora che aiuta le persone che lavorano nella risoluzione dei conflitti. In primo luogo è un esempio di un modo creativo di risolvere i problemi e secondariamente dimostra che va superata l'idea che dobbiamo conoscere ogni cosa per poter risolvere produttivamente una situazione e in terzo luogo che dobbiamo accettare un certo grado di non conosciuto . Oltre al fatto che R. Benjamin sostiene che ammettere di non conoscere è di fatto una risorsa . :
Il mediatore insicuro riconosce più facilmente la validità del punto di vista di ogni persona e resiste più facilmente a schierarsi con una della parti.
Attualmente occorre dividere il mondo non in un differente gruppo di oggetti, ma in diversi gruppi di connessioni. Il mondo così appare come una complessa trama di eventi in cui connessioni di diverso tipo si alternano o si accavallano o entrano in relazione determinando così la trama dell'insieme .
Werner Heisemberg
Siamo tutti connessi
Un'altra questione che emerge dagli studi del mondo subatomico è il grado di cambiamento costante e l'interconnessione che mostrano le particelle subatomiche. Per la loro continua trasformazione da una in un'altra,la reciproca interazione attraverso lo scambio con altre particelle e il loro disintegrarsi in diverse combinazioni di particelle, anche la formula matematica usata per descrivere ciò deve a sua volta essere dinamica. . Il grado di fluidità impossibile da descrivere da parte dei fisici, diventa creativo per i matematici oltre che essere profetico e affascinante da descrivere .
La Matrix ( fonte )di Heisemberg osserva il modo in cui queste particelle sono in relazione fra di loro al fine di catturare l'essenza dell'attuale interconnessione. Non è stato mai possibile spiegare e formalizzare del tutto tale interconnessione .Capra paragona questi frustranti impossibili tentativi di impadronirsi completamente dei fenomeni subatomici all'approccio che il misticismo orientale ha verso la natura della realtà.
Quando l'unicità della totalità delle cose non è riconosciuta , allora inizia l'ignoranza come la particolarizzazione e si sviluppano tutte le fasi della mente dissacrante... Tutti i fenomeni del mondo sono nient'altro che la manifestazione illusoria della mente e non hanno altra realtà che loro stessi – insegnamenti buddisti.
Prendiamo in considerazione un importante principio della fisica sulla realtà basata sulle relazioni interattive. Secondo Bohm , ma anche secondo molti altri teorici, noi siamo molto più interconnessi di quanto pensiamo .
Non si può più mantenere la separazione tra osservatore e osservato . .. più propriamente questi si si fondono e interpretano gli aspetti di un'unica realtà che è indivisibile .
Secondo quanto affermato nel libro “ Portare pace in camera “Bowling e Hoffman sono d'accordo che questo è ciò che avviene nella 'camera' della mediazione . Per questo chiedono che superiamo il punto di vista che il mondo è fatto di oggetti separati che possono o non essere in relazione tra di loro mentre invece noi siamo inestricabilmente connessi. E aggiungono che anche se ciò può non essere evidente tutto il tempo, in qualche maniera noi siamo comunque collegati al tutto.
In conclusione noi siamo connessi non soltanto nel modo in cui lo sostengono i teorici ma potenzialmente collegati con la nostra integrata e non locale realtà . Che ci piaccia o no i conflitti le interrelazioni all'interno di una comunità o internazionali sono a qualche livello inaccessibili aspetti di noi stessi .( Qui si conferma il detto di Thai : la pace comincia da te )
Quello che le persone chiamano mondo esterno , ciò che appare come esterno in realtà non esiste ; è in realtà la mente che lo vede come una molteplicità , il corpo , la proprietà e sopra tutti questi , io dico che non sono nient'altro che la mente stessa – insegnamenti buddisti -
Osservando noi stessi come praticanti della RC
Che noi possiamo in qualche modo essere connessi con i conflitti è una prospettiva che rafforza oltre che essere una vera e propria sfida . E più ancora conferisce un' ulteriore dinamica alle nostre relazioni con il conflitto ; alla luce del fatto che siamo tutti connessi sistematicamente , non localmente ma inseparabilmente , la pratica effettiva della soluzione dei conflitti è qualcosa in cui noi tutti dobbiamo essere impegnati oltre che avere un ruolo nel crearli . Tale prospettiva non è soltanto qualcosa confinata al misticismo orientale , né soltanto al mondo della fisica quantistica, ma è parte integrale della natura umana ,così come la soluzione dei conflitti.
Come dice Kenneth Close:
E' più facile assistere a parti in causa centrate e autentiche le une con le altre se noi stesi siamo autentici e centrati
La nostra relazione con i conflitti che abbiamo dipende da noi afferma anche Beth Fisher Yoshida e conclude che dipende da noi riflettere e coltivare la nostra consapevolezza.
Più inconsapevoli siamo dei nostri valori , visioni del mondo e mappe mentali meno consapevoli saremo di quale impatto abbiamo su una situazione. Non importa quanto pensiamo di essere imparziali ,stiamo comunque influenzando una situazione semplicemente anche scegliendo cosa fare o non fare. Anche la nostra sola presenza ha un impatto.
L'importanza di sviluppare la nostra consapevolezza non è solo sostenuto dalla scienziata Fisher Yoshida , ma anche da Carl Yung che afferma:
Quando non siamo consapevoli di una situazione che sta nella profondità della nostra coscienza,questa appare all'esterno come fato . Che vuol dire che quando un individuo non prende coscienza della sue profonde contraddizioni , il mondo deve necessariamente manifestare il conflitto e il soggetto trovarsi tra sponde opposte .
Ugualmente Johnson e Levine e Richard sostengono che : “la consapevolezza da sola è uno dei più potenti meccanismi della condotta umana . E dunque la consapevolezza va promossa per due ragioni in primo luogo perché ha un impatto su coloro con i quali noi interagiamo e in secondo luogo perché a qualche livello noi possiamo cocreare conflitti .
Conclusione
Esplorare la teoria della meccanica quantistica fornisce molti utili paralleli e punti di vista per la pratica della RC (risoluzione dei conflitti) e in particolare ci permette di valutare alcuni elementi che aiutano la pratica stessa . Questi sono : Vedere i conflitti come la danza dell'energia ; la consapevolezza della natura interattiva della relazione e la soggettività dell'osservazione ; vedere al di là del giusto sbagliato , l'importanza della consapevolezza e dell'intuizione particolarmente alla luce della nostra potenzialità di cocreatori di conflitti ; un grande rispetto per il non conosciuto ; apprezzamento della creatività e dell'immaginazione- come è ampiamente dimostrato da tutti gli scienziati e i teorici qui citati .