sabato 6 febbraio 2016

ripensamento sullo scritto di Peiretti( che non mi vuole parlare )

riflettendo sul pezzo precedentemente qui riportato penso che non sono così d'accordo con questa divisione tra piccolo e grande . mi identifico di più con la visione di Lao Tze che così afferma:" Il saggio guarda nello spazio e non considera il piccolo troppo piccolo e il grande troppo grande perché egli sa che non c'è limite alcuno alle dimensioni "e ognuno di noi conosciuto o non conosciuto con seguito o senza seguito ha dentro di sé la luce e l'oscurità . Ho visto la luce in questa bellissima esperienza descritta da un'anonima nel senso di non nota grande donna che si firma Valentina Lo Surdo :
In queste settimane sono in India per un viaggio che sta toccando vari luoghi sacri, l'ayurveda, lo yoga, la musica classica indiana. Ma niente si sta rivelando più incredibile per me dell'esperienza a contatto con Magia Verde Onlus e del lavoro che sta svolgendo in Tamil Nadu. Grazie al sostegno di molti amici nel nome dello slogan "We Are One", ho potuto portare a nome di tanti di voi un aiuto preziosissimo per il futuro di questi bambini. Certo, il mondo è pieno di realtà come queste, tutte ugualmente bisognose, ma qualsiasi sia l'esperienza che scegliate di vivere, con tutto il cuore auguro a ciascuno di voi di intraprenderla al più presto. Cambia tutto...e che spreco sarebbe tornare poi indietro. Non mi riferisco a un semplice viaggio in un paese esotico del terzo mondo. Mi riferisco a stare con loro, a buttarsi, e vivere come loro per un po'. Meditare in un tempio fatto di niente, camminare a piedi scalzi perché in fondo non ci serve proprio nulla e nemmeno le scarpe, pregare prima di mangiare con chi a ogni boccone sa che è ciò che serve a mandare avanti il mondo, festeggiare per il solo fatto che io sono venuto a trovare te, e viceversa, vivere con un euro e mezzo al giorno e rendersi conto che puoi andare molto oltre ogni tuo limite presupposto...sono comprensioni che nessun racconto può spiegare. La profondità della pratica si evolve molto velocemente qui, a contatto con l'altra faccia del mondo. Il senso di fusione dell'io nel tutto esplode a occhi aperti nella gioia, nella compassione, nella gratitudine, e nell'amore. Non serve assumere una posizione da Buddha...serve venire a vedere, a vivere. Mandateci i vostri figli, mandateci chi amate, mandateci voi stessi. Sarebbe bellissimo vivere un'esperienza così insieme. Per ora vi porto con me!

venerdì 5 febbraio 2016

In morte di Nanni da Enrico



Riporto pari pari lo scritto di Enrico Peiretti, che si definisce operaio della penna, perché lo 
condivido appieno e mi commuove . Con il suo permesso lo 'posterò ' nella mia pagina facebook . Con il suo permesso perché gli operai della penna non amano facebook . Anch'io non  amo particolarmente Facebook ma di questi tempi quando trovarsi e guardarsi negli occhi è sempre più difficile almeno lì ci si incontra virtualmente  e perché no anche idealmente . 

Dalla morte di Nanni Salio molti di noi sono stati spinti a riflettere sul nostro morire. Noi viviamo una piccola vita, e una vita grande. La piccola vita è questa individuale, molto limitata, fragile, Nanni diceva “impermanente”. Una vita tanto più piccola e misera se è un vivere egoista, tutto per noi, dalle prospettive piccine, ristrette. La vita è troppo piccola in una società in cui ognuno vive per sé, tutti in competizione e rivalità, per avere più che essere, per prendere più che dare: una società di rivali e non di soci, di alleanze armate e non di amicizie, di guerre private che producono guerre di stati e di bande.
Ma c'è anche una vita grande: un vivere che guarda a obiettivi degni di una umanità più compiuta: un vivere gli uni con gli altri, gli uni per gli altri, dove ognuno dà il meglio di sé, cerca di collaborare a costruire valori, riceve e dona, dona e riceve; un vivere in cui, nonostante i nostri limiti e difetti, c'è una buona dose di sincerità, fiducia, gratitudine, generosità, gratuità. Anche se la società è governata dal denaro e dalla speculazione predatoria, ci sono pure reti di persone che vivono in grande, non perché siano o si credano superiori, ma perché respirano una vita più grande. La nostra vita ha il valore di ciò che va cercando.
La vita piccola e meschina si accartoccia nel suo limite, la troviamo tutta finita nei limiti di spazio e di tempo che ci circoscrivono. L'avaro muore dentro la sua avarizia. La vita grande, vissuta da persone anche modeste e umili, vive tutti i valori più umani, più veri, più aperti alla giustizia, alla libertà e all'amore, e perciò ad una umana felicità possibile. E' vita grande perché ci associa a tutti i viventi, anche di ieri e di domani, a tutte le vite più illuminate, come a quelle schiacciate, soppresse, ignorate. E' quella che Aldo Capitini chiama “compresenza dei vivi e dei morti”, e di tutto ciò che vive o ha vissuto. Nanni aveva Capitini come uno sei suoi maestri di vita.
Noi, piccoli e mortali, fragili e incerti, siamo avvolti, abbracciati, come dal cielo e dall'universo, da una realtà viva che sapienze, religioni, filosofie, tradizioni, chiamano e pensano in vari modi, oppure anche mettono del tutto in dubbio. Noi possiamo pensare, e in certi momenti anche intuire, che questa sfera di vita più grande di noi, ci abbracci e ci nutra silenziosamente, e anche amorevolmente, come il seno di nostra madre ci ha formato e nutrito, con un bene di carne e di spirito, prima e dopo la nostra nascita personale. Possiamo pensare, sperare, ipotizzare, possiamo anche credere, sulla fiducia verso qualche “grande anima”, che quella superiore sfera di vita ci accolga, come braccia materne, quando la malattia, la vecchiaia, la morte ci rifanno piccolissime creature prive di tutto, bisognose di tutto, sull'orlo della ricaduta nel nulla.
Possiamo sperare questo? Forse un segno è nel fatto che chi muore è per noi un appello radicale ad una crescita della nostra umanità: siamo feriti dalla perdita di una calda presenza, ma siamo chiamati a coltivare intensamente il ri-cordo (ritenere dentro di noi, come una madre, vicino al cuore) del volto, delle parole, dell'azione di chi è morto. La sua vita passa un poco in noi: mentre la perdiamo la troviamo. Per questo dei morti si dice bene: perché è il loro bene che viene a noi, non il resto, non le scorie, e abbiamo bisogno di riconoscere tutto quel bene.
Se tutta la nostra umanità, tutto il suo significato è appellato e messo in gioco dalla morte dell'amico, vuol dire che quel suo passaggio oltre l'orizzonte visibile, ci mette in qualche (almeno momentaneo) contatto con una sfera di umanità non solitamente sperimentata. Che cosa è il nostro vivo intenso ricordo dei cari morti, così tanto silenziosi, se non l'ascolto intimo e tacito di una sfera di vita più grande di questa? Si può pensare così, senza certezza ferrea, o anche restare incerti, scettici, ma forse non si può avere la certezza negativa, di un nulla decisivo che annulli questa vita.
Il morto caro ci porta con sé, affettivamente più che cognitivamente, in una sua sfera che, pur nel dolore, ci consola: infatti diciamo che i morti sono nella pace, nel riposo dai travagli e dalle illusioni di questa vita, che pure amiamo e difendiamo. Li sentiamo nella pace, che è il compimento ideale della vita. Essi sono passati nel travaglio della morte, a volte atroce, ma forse ora respirano una pace viva. Possiamo intuire questo perché noi cerchiamo una vera pace qui, per tutti, nelle vicende della storia.
Allora, chi, come Nanni, ha vissuto e lavorato per quei valori della vita più grande, possiamo ora pensarlo e sentirlo appartenente alla sfera di luce che riscalda e chiama avanti questa nostra piccola vita che incontra la morte. Noi siamo ciò che cerchiamo. Chi, come Nanni, ha vissuto per costruire la pace nonviolenta (una pace non imperiale) tra i popoli, le culture, le persone, chi come Nanni ha vissuto per gli altri, è accolto e vive nella Grande Vita.
E. P.
Gandhi, su colui che comunemente è chiamato Dio, scrive: «…vi è una forza vivente, immutabile, che tiene tutto assieme, crea, dissolve e ricrea. Questa forza o spirito informatore è Dio (…). E questa forza è benevola o malevola? La vedo esclusivamente benevola, perché vedo che in mezzo alla morte persiste la vita, in mezzo alla menzogna persiste la verità, in mezzo alle tenebre persiste la luce».
(Gandhi, Antiche come le montagne, Edizioni di Comunità, Milano 1965, p. 100).


Perdersi

Perdersi di vista

Non perdiamoci di vista si dice così quando ci congediamo da una persona che ha fatto un pezzo di strada con noi , lungo e breve che fosse ma con cui ci si è sentiti a casa . Diceva Herman Hesse che è difficile sentirsi a casa ma quando si incontra una persona con cui si sente un'affinità profonda allora sì che ci si sente a casa.
Perdersi per strada

o per meglio dire quando si sceglie una strada e la si persegue vicina o lontana che sia, si perdono le persone che rimangono ferme o ne scelgono un'altra.
Ho perduto tante persone per strada nella mia vita sia pure con la speranza di ritrovarle un dì chissà dove chissà quando – come diceva il finale del film Stranamore di tanto tempo fa -
Speravo, ritornando nel luogo da cui le strade e poi la strada è iniziata, di ritrovare le persone con cui avevo condiviso tratti di vita . Ma vent'anni sono tanti massime i vent'anni della vita in cui si rafforzano i legami quelli più vicini e l'abitudine reiterata ci conferma nelle nostre identità familiari.

Ho incontrato a Roma Milena una pittrice ultrasettantenne ex-iugoslava come si chiamava lei e siamo diventate amiche con suo grande stupore perché non pensava di essere più aperta per nuove amicizie . Aprirsi non chiudersi com'è la tendenza andando avanti negli anni . Non ho mai amato chiavi, porte e steccati ...

Un essere umano è una parte di una totalità chiamata universo , una parte limitata in tempo e spazio. Egli fa esperienza di se stesso, dei suoi pensieri delle sue sensazioni, come di qualcosa di separato dal resto, una specie di illusione ottica della sua consapevolezza. Questa illusione è per noi come una prigione, ci restringe ai nostri desideri personali e all’unione con poche persone, le più vicine.

Albert Einstein

Questo aforisma attribuito ad Einstein è che ci dice come siamo tutti collegati come la fisica quantistica ribadisce e prova, è da tempo entrato nel mio orizzonte e succede che se incontro un pensiero che mi calza bene cerco di farlo mio e la vita regolarmente mi risponde .

Per mia scelta e conseguente necessità anche ora ultrasettantenne continuo a condividere la casa con persone delle più svariate provenienze età e genere e se con alcune-i non è stato per niente facile con altre-i invece mi son sentita proprio a casa nella mia casa di quel tempo lì. Ricordo una vedova argentina, arrivata come un raggio di sole in un momento difficile della mia vita, che parlando della perdita del suo amato compagno, diceva che comunque ringraziava la vita che le aveva regalato otto anni di un amore perfetto . Grazie alla vita che mi ha dato tanto...
Così come ora è arrivata di passaggio una giovane donna che ha portato con sé sprazzi di un futuro che si intravede nelle notte scura che stiamo attraversando . Ma come diceva non ricordo chi è proprio quando la notte è più scura che si cominciano a vedere le stelle.

Perdersi

è anche il titolo di un libro di Franco La Cecla un ex architetto viaggiatore antropologo che stimo molto e che ha presentato il suo nuovo libro alla fiera del libro di Roma . C'erano poco più di otto dieci persone e mi sono stupita ché lui ha pubblicato con editori importanti .
C'erano poco più di dieci persone anche alla mia presentazione dell'ultimo libro, di cui avevo mandato l'invito agli amici e ai parenti torinesi per raccontarvi le mie strade e ritornare 'in vista' . D'altra parte si sa i libri non fanno notizia e ognuno è preso dalla sua vita e dalle sue priorità e in più ci si è messo anche il tempo.
Avrei potuto anche non scrivere – vi e dimenticare le sedie vuote della mia presentazione, ma per l'appunto sono una scrittrice e si sa noi scrittrici usiamo la scrittura un po' per sfogo e un po' perché nutriamo la speranza che qualcosa giunga nell'animo di chi ci legge .  dicembre 2013



Post -scriptum - Stavo pensando oggi 4 febbraio 2016 mentre assistevo al funerale di Nanni Salio che è bene avere tante persone che seguano il funerale per chi crede ma anche per chi non crede nelle religioni ufficiali, ma pensa che come dice il Bardo il morto accompagnato sia facilitato nel passaggio . Nanni è stato molto accompagnato e rimpianto . A me ancora poco tempo rimane per crearmi gli accompagnatori ché troppo solitaria è stata la mia strada ... 







giovedì 4 febbraio 2016

In morte di Nanni Salio

 E' morto Nanni Sallio il custode, l’ anima, la sapienza del Sereno . Il Sereno Regis io credo lo si possa definire come il  Centro Studi più ricco di narrazioni, documenti e volumi di tutta l’ Italia. Sui temi della pace, della nonviolenza. 
Io non l’ho conosciuto poi molto Nanni. Visto spesso si,  tra le sue sudate carte. Oppure quando  nelle  nostre interminabili riunioni di gruppo mentre cercavamo di creare ogni estate occasioni di incontro e di consapevolezza lui passava, ascoltava, buttava  nel piatto delle idee  e dei sogni un riferimento, un invito ad un  convegno. Ci ascoltava e non riuscivi mai a capire se in cuor suo pensava che stavamo seminando  bellezza o vento o paura.
Nanni passava, fiero di avere inaugurato da non tanti mesi a pochi passi dal Sereno , Irenea , una sala di cinema per proiettare film di pace , una sala ancora carica di debiti ma perfettamente varata e galleggiante nel suo compito di diffondere  e promuovere cultura per  gettare sabbia negli ingranaggi della guerra. Alle volte ci sgridava, “come potete parlare di una cosa così complicata come la fisica quantistica se non avete letto almeno questi volumi” diceva  e intanto alzava la mano ad indicare una scaffalatura immensa rivestita di libri.
 Era sempre triste,Nanni,  la sua tristezza alle volte mi spaventava,  poi superavo il timore reverenziale che ho sempre avuto verso coloro che  hanno studiato a lungo e che non dicono mai una parola a casaccio o se non è documentata  e allora lui ti prendeva per mano e ti raccontava il mondo.
 Quante volte ho pensato : adesso mi prendo una giornata sabbatica e vado da lui ad esprimere dubbi a cercare certezze. Non è più possibile ora, la sua voglia di un nuovo uomo, di un mondo ghandiano, la sua ricerca di una nuova strada che prosegua quella che da Perugia porta ogni due anni ad Assisi    che tante volte aveva percorso, ora la continueranno  obbligatoriamente altri amici.
  Da campista una promessa, se si farà ancora il campo pacifista con Albino, itinerante in bici sulle strade del Veneto contro il fuoco atomico, nella bandiera della pace che attaccherò al mozzo del parafango incollerò anche il tuo faccione buono.  Perché tu possa continuare a vedere che  la strada interrotta, la strada che non riuscirà più a calpestare non è per nulla finita. Adriano

Adriano ha ben espresso quello che anch'io ho provato con la differenza che abitando a Torino molte volte  ero  andata a parlargli  e lui Nanni pazientemente mi ascoltava . Sembrava darmi ragione specialmente dopo che  mi aveva dato una traduzione da fare che spiegava come superare i conflitti, tenendo conto delle nuove scoperte della fisica quantistica . Per me quella  è stata una vera  rivelazione che voleva e vuole dire che occorre tradurre in termini di comportamenti il nuovo paradigma scientifico che mette al primo posto l'energia e l'influenza dell'osservatore sull'esperimento . E dunque superare la concezione illuministica per cui la coerenza intellettuale, la ragione illuminante, la verità di per sé  rivoluzionaria,siano sufficienti per cambiare la realtà. Occorre invece collegarsi con la concezione dell'energia che nel tao i cinesi migliaia di anni avanti Cristo avevano ben definito. Sì  Nanni mi ha dato ragione e conveniva con me anche quando ho parlato con lui nuovamente catturata da un testo che considero fondamentale intitolato "Come gli hippy hanno salvato la fisica", che lui come fisico approvava . Come fisico ma non come pensatore e come uomo che a mio parere era invece l'ultimo dei veri illuministi con una concezione etica del lavoro ( protestante per l'appunto )  confermata dalla sua più recente  auto definizione di piccola formica . Sì è vero le formiche costruiscono grandi termitai lavorando tutte insieme senza posa ma basta che arrivi un vento forte e i termitai scompaiono . E così fanno e hanno sempre fatto le guerre  mondiali dichiarate come tali  o meno  . Se, come appare,  Nanni ha mollato gli ormeggi soprattutto da quando la sua compagna lo ha lasciato,  quello che percepisco nella  sua morte così subitanea e discreta, riservata come lui era, c'era anche la sua profetica intuizione di essere l'ultimo testimone e attivista di una generazione che sta scomparendo . Ci sono le morti auto procurate come quella di Langer  e le morti cercate per ragioni che vanno al di là delle infermità individuali . 
Scusate tolgo il disturbo ci hai detto Nanni con la tua morte, ma noi che invece siamo  turbati, cercheremo di continuare la tua opera in una catene ideale al di là dei continuismi ideologici . E in occasione dell'anniversario della morte di Giordano Bruno voglio dedicarti ,caro Nanni, queste sue parole che spero ti aiutino ad attraversare il Lete :
Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze porre i semi della nuova cultura che fiorirà inattesa ,improvvisa ,proprio quando i potenti si illuderanno di aver vinto . 

Post scriptum : entrando ieri sera nella la sala Poli così piena e vedendo tanti occhi lucidi che guardavano le foto che lo ritraevano fin dal suo esordio nonviolento da studente, ho capito che ho sottovalutato la sua capacità di parlare al cuore delle persone e questo non ha a che fare con l'illuminismo . Certamente Nanni Salio è stato l'ultimo dei comunicatori non virtuali con gli amici e i conoscenti non avendo altro che il telefono fisso . A parte le sue puntuali e validissime newsletters che ci auguriamo trovino un degno e altrettanto coerente successore o – ahimè non so come si dice un successore al femminile...









mercoledì 16 dicembre 2015

lettera a Francesco e chi come lui su guerra e nonviolenza

A Francesco e chi come lui
La guerra non è una medicina . Non cura ma uccide . Così dice Gino Strada che di guerre se ne intende e così pensavo io  l'altra sera alla presentazione del libro su Alex Langer, quando quel signore del partito radicale riaffermava l'importanza  dell'intervento armato su Belgrado . Dimenticava lui e tutti quelli come lui, che sono stati tanti ,( quasi tutto lo schieramento politico italiano ) , che l'intervento non ha risolto proprio niente e che tuttora i serbi da persecutori sono diventati perseguitati . Ma a chi cale che intanto Milosevich era stato paragonato a Hitler e quindi l'intervento giustificato . Mentre invece come dalle seguenti informazioni su quella storia si capisce che la vera ragione si chiamava :

Ambo, che sta per Albanian Macedonian Bulgarian Oil, entità registrata negli USA per costruire un oleodotto da 1,1 miliardi di dollari (noto anche come Trans-balcanico) che dovrebbe portare il petrolio dal Mar Caspio a un terminal in Georgia e da lì verrebbe trasportato via nave attraverso il Mar Nero fino al porto bulgaro di Burgas per poi attraversare la Macedonia fino al porto albanese di Vlora. La guerra della Nato voluta da Clinton contro la Jugoslavia era cruciale per l’accesso strategico a Vlora, dove il greggio deve essere imbarcato sulle petroliere dirette alle raffinerie statunitensi sulla West Coast. Va detto che lo studio originale di fattibilità dell’Ambo, che risale al 1995, è stato condotto dallaKellogg, Brown and Root, una sussidiaria dell’Halliburton, compagnia che si dice vicina al vice presidente Dick Cheney. L’Ambo si accorda infatti con la griglia energetica perseguita  da Cheney (e, prima di lui, da Richardson, ministro per l’Energia di Clinton) volta a escludere la Russia dalla competizione energetica. Tuttavia tale progetto è ancora sulla carta, pur non essendo mai stato abbandonato, e rappresenta un’alternativa ai progetti energetici russi (come il cosiddetto Turkish stream, anch’esso sulla carta).Dietro alle retoriche dell’emergenza umanitaria si nascondono, come sempre, ben più urgenti ragioni politiche ed economiche. Il bombardamento di Belgrado, celebrato come “un giorno importante per la democrazia mondiale”, fu il risultato del convergere di questi interessi e si dovette anche all’incapacità europea di risolvere la questione Milosevic in modo autonomo. Oggi le conseguenze di quel bombardamento sono evidenti: le guerre jugoslave hanno spinto i paesi balcanici verso regimi a libertà limitata, ora nell’alveo dell’Unione Europea, ora sotto la tutela militare euro-americana. L’indipendenza per cui gli slavi del sud sono stati spinti a combattere forse sarebbe stata meglio garantita salvaguardando (e rifondando) la Jugoslavia. Ora che i nuovi padroni sono entrati in casa, non si potrà più farli uscire. ..

e di tutto ciò ero già a conoscenza proprio all'epoca quando ho fatto parte del comitato per la ex Yugoslavia,  che si riuniva a Roma durante tutto il periodo della tragedia annunciata . Eravamo una minoranza allora anche se di certi tempi è meglio essere una minoranza, ma non tanto per non sporcarsi le mani bensì per cercare di capire e di agire nel modo corretto nei confronti di tutta l'informazione deviante e manipolatrice. La verità è rivoluzionaria si dice, ma purtroppo non riesce ad impedire che le guerre si continuino a fare chiamandole proprio come hanno cominciato a chiamarle allora  guerre umanitarie . Ma che guerre umanitarie, ma di quale umanità parlate , ma fatemi il piacere voi che avevate detto che volevate fare la rivoluzione e poi al primo timore di lasciarci le penne tutti a casa come aveva deciso per l'appunto Lotta continua nel 76 e nel si salvi chi può molti non si sono limitati a tornare a casa bensì sono entrati nel parlamento ,  come ha fatto Boato,  distinguendosi per le sue risolute posizioni garantiste a favore di chi 

l’essere in pochi “non deve farci paura”; tra la violenza e la repressione c’è una terza via che è la costruzione faticosa e lunga di una “Nuova società equilibrata, vivibile, a dimensione d’uomo, disarmata, partecipata e nonviolenta”; il ruolo dei nonviolenti è quello di stare dentro i processi di trasformazione, di operare nelle realtà di base cui appartengono, avendo come riferimento i “profeti inascoltati”, che hanno saputo indicare le strade da percorrere. Saldare la dimensione concreta e reale dei problemi con una prospettiva alta e lungimirante. Agire localmente pensando globalmente è quello che Domenico Sereno Regis praticò in tutta la sua non lunga ma intensa esistenza."

Prima di andare via, insalutata ospite, ho anche pensato se non avrei dovuto intervenire, ma sempre più prima di farlo cerco di capire se c'è qualcuno nell'uditorio cui potrebbero giovare le mie parole per l'acquisizione della verità ( nello specifico sulla Ex Iugoslavia )  ma, considerata la preponderanza dei presentatori del libro, ho deciso che tra avere ragione ed essere felice preferivo la seconda ipotesi . Con amicizia e sim-patia Gian



















lunedì 16 novembre 2015

Riporto qui una riflessione che nel mio passato ormai remoto non avrei mai pensato di sottoscrivere . Ma come ho già scritto nel post precedente :"Dalla passione alla compassione di salvare il mondo "(o anche dal MIR pueblo cosiencia fusil del Cile, al MIR movimento di riconciliazione internazionale ) ora lo faccio 

Ogni cosa che facciamo qui ad Omnama nasce dalla convinzione che per cambiare il mondo possiamo solo partire da noi stessi.
Poi accadono eventi terribili davanti ai quali ci sentiamo impotenti, accadono in ogni parte del mondo e molti restano nel silenzio.
Ed è in questi momenti che può venirci voglia di chiederci... Perchè fare qualcosa? A che scopo? Che cosa possiamo fare da soli?
Ma poi…ecco che, per quanto sia faticoso… 
...Sappiamo che è proprio in questi momenti che, restare con la mente pronta e il cuore aperto, fa una gran differenza.
È nei momenti di paura che diventa ancora più importante restare vigili e critici, per non lasciare che atteggiamenti di qualunquismo e manipolazione prendano il sopravvento.
Perchè è in questi momenti che siamo chiamati a risplendere in tutta la nostra luce e a dare il meglio di chi siamo, in ogni pensiero e singolo gesto.
Per noi stessi e per il mondo.
E allora non perdiamo altro tempo, facciamo del nostro meglio, qui ed ora, perchè questo fa tutta la differenza del mondo  ❤
Un abbraccio di Luce immensa,
 
Il Team di Omnama


 





 
 
 
 
 



 




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giovedì 12 novembre 2015

Dalla passione alla com-passione § di salvare il mondo


      Marino Niola sul numero 48 del venerdì di Repubblica così scrive :
"Una volta pensavamo sempre a come cambiare il mondo.( Chi forse tu ? Non mi risulta )
Oggi meditiamo su come cambiare noi stessi per adattarci al mondo. ..( nuovamente forse tu e la tua compagnia cantante ).Che intanto si trasforma per conto suo, senza che noi possiamo farci granché. Forse è per questo senso di impotenza e di smarrimento crescente di fronte alla realtà, che si moltiplicano le cosiddette tecniche del sé. Sia quelle tradizionali, sia quelle nuove. Sia quelle materiali, sia quelle digitali. Dallo yoga alla mindfulness, dalla dinamica mentale al coaching. E la meditazione, da esercizio filosofico astratto, diventa una pratica concreta e una forma di wellness. ( ma chi ha detto o scritto mai che la meditazione è un' esercizio filosofico ? è invece sempre stata una pratica oltre che concreta trasformante, come ormai anche la scienza ha provato )... semplicemente ci propone formule infallibili per ottimizzare il nostro essere nel mondo. Dove per mondo si intende quell'eterno presente che è ormai l'orizzonte unico della nostra vita.
E allora preferiamo essere sedati, coccolati, consolati. Normalizzati. Cerchiamo istruzioni per imparare ad accettare, senza grilli per la testa, quel che passa il convento. E mandare giù la pillola. Così l'antica pratica socratica del conosci te stesso diventa la ricetta di Mary Poppins."
Bella formula quella del pensiero corto... Ma che pensiero corto, ma che pensiero debole ! Chiunque al contrario intraprende la strada del lavorare su di sé- come correttamente si dice - sa bene che non è ne corta, né debole, né tanto meno ci si coccola e ci si seda, bensì così facendo si portano allo scoperto i macigni che ci impediscono di riconoscerci non solo nel proprio particulare , bensì collegati con tutti gli esseri viventi .
E dunque bravo il nostro signor Niola che da giornalista qual'è non vede al di là del proprio naso e della sua redazione appunto, ciò che da tempo si muove non più sotto la cenere ma alla luce del sole . In realtà un numero sempre crescente di persone ci siamo messe in cammino incominciando da sé ma non certo per finire con sé . Anche se è vero che alcuni se ne fanno un alibi per non andare oltre il loro privato, la frase di Gandhi : Sii il movimento che vuoi vedere nel mondo, che sta scritto nel frontespizio del Sereno Regis di Torino, è diventata un punto di riferimento per tanti di noi. Quando parlo di noi mi accomuno anche a una persona che con esemplarità e coerenza ha governato l' Uruguay superando la prova egregiamente. Il suo nome è Mujica e intervistato di recente ha fatto questa sorprendente dichiarazione:
"Appartengo a una generazione che ha voluto cambiare il mondo, ma che ha commesso il terribile errore di non volere cambiare prima se stessa".
E vengo a me che di quella generazione ha fatto parte anche se come donna già allora all'interno dei gruppi nei quali ho militato, ho sempre contestato coloro che criticati per comportamenti non coerenti rispondeva “ ma quando avremo fatto la rivoluzione ...”
Nel 1999 è uscito un mio libro ,così recensito da Augias sull'inserto di Venerdì di Repubblica :
La passione di cambiare il mondo Gli anni terribili dal 1968 all’84 li si può vedere attraverso le grandi trasformazioni del costume, oppure raccontando i tumulti, le emozioni e le novità vissute dai giovani nell'esistenza quotidiana. Così fa Giancarla Ceppi in “La memoria, i ricordi...", in cui il pregio del racconto è nello sguardo dell’autrice che riferisce con prospettiva personale e spesso ribaltata ciò che le succede: dalla contestazione studentesca alla sorte dei personaggi che le vivono intorno (un amico australiano, una compagna di stanza che di colpo comincia a drogarsi). Pochi, scrive Dario Paccino nella postfazione, sono riusciti a dare quegli eventi in un contesto di tale umanità.”
A parte la definizione di anni terribili che non condivido assolutamente essendo stati quelli anni straordinari e formativi per un intera generazione oltre che anni di lotte ahimè finiti in una sconfitta. Ma siccome dalle sconfitte come dagli errori occorre imparare mi sembra che, fatto salvo il principio che la lotta forma la coscienza e che è sempre bene manifestare insieme agli altri il proprio dissenso , continuare a fare riferimento a partiti e ideologie basate su analisi socioeconomiche del capitalismo sia pure veritiere e ancora persistenti , cercando soggetti politici, avanguardie o mitiche classi operaie che guideranno la rivoluzione, sia semplicemente ostinazione e continuismo. L'internazionalismo proletario è stato esautorato dalla globalizzazione o meglio ancora, come diceva Pasolini, dal fascismo (nel senso della dittatura) dei consumi. Ciò premesso lungi da me l'intenzione di abbandonare l'ideale di cambiare il mondo perché quello che ora ci tocca in sorte non è certo il migliore dei mondi possibili. Anzi, sembra che l'umanità sia giunta al suo massimo storico di guerre diffuse, di conseguenti migrazioni di massa per poter sopravvivere e di devastazione dell'ambiente. Ma è proprio quando la notte diventa più nera che si ricominciano a vedere la stelle o per dirla con Arundhaty Roy , la scrittrice indiana esemplare per il suo impegno sociale e politico : “ Un altro mondo , non solo è possibile , ma sta arrivando . Nelle giornate calme lo sento respirare .”
Basta solo osservare e seguire quello che è riportato nel sito dell'Italia che cambia ( www. italiachecambia.org )e chiunque abbia buone orecchie per intendere e voglia di fare, a meno che non sia in mala fede, riconoscerà i nuovi semi che un numero crescente di persone , sia pure minoranze (e quando mai se non le minoranze hanno cambiato la storia ? )sta piantando, con i piedi per terra e la testa verso il cielo .






§ per com-passione intendo appunto l'ideale di cambiare il mondo cominciando da sé . Nel buddismo c'è la figura del bodhisattva che è un essere altruista dotato di grande coraggio. I Bodhisattva sono le persone che sebbene capaci di liberazione personale, scelgono di assumersi il compito di liberare gli altri dalla sofferenza. La compassione di tali esseri è illimitata e trascende tutti i motivi di divisione .