sabato 18 febbraio 2023

 

 Riporto qui 7 anni dopo un mio scritto dedicato a Nanni Salio che volevo leggere alla sua commemorazione a cui non sono arrivata in tempo.

  E' morto Nanni Sallio il custode, l’ anima, la sapienza del Sereno . Il Sereno Regis io credo lo si possa
 definire come il  Centro Studi più ricco di narrazioni, documenti e volumi di tutta l’ Italia. Sui temi della pace, della nonviolenza.
Io non l’ho conosciuto poi molto Nanni. Visto spesso si,  tra le sue sudate carte. Oppure quando  nelle  nostre interminabili riunioni di gruppo mentre cercavamo di creare ogni estate occasioni di incontro e di consapevolezza lui passava, ascoltava, buttava  nel piatto delle idee  e dei sogni un riferimento, un invito ad un  convegno. Ci ascoltava e non riuscivi mai a capire se in cuor suo pensava che stavamo seminando  bellezza o vento o paura.
Nanni passava, fiero di avere inaugurato da non tanti mesi a pochi passi dal Sereno , Irenea , una sala di cinema per proiettare film di pace , una sala ancora carica di debiti ma perfettamente varata e galleggiante nel suo compito di diffondere  e promuovere cultura per  gettare sabbia negli ingranaggi della guerra. Alle volte ci sgridava, “come potete parlare di una cosa così complicata come la fisica quantistica se non avete letto almeno questi volumi” diceva  e intanto alzava la mano ad indicare una scaffalatura immensa rivestita di libri.
 Era sempre triste,Nanni,  la sua tristezza alle volte mi spaventava,  poi superavo il timore reverenziale che ho sempre avuto verso coloro che  hanno studiato a lungo e che non dicono mai una parola a casaccio o se non è documentata  e allora lui ti prendeva per mano e ti raccontava il mondo.
 Quante volte ho pensato : adesso mi prendo una giornata sabbatica e vado da lui ad esprimere dubbi a cercare certezze. Non è più possibile ora, la sua voglia di un nuovo uomo, di un mondo ghandiano, la sua ricerca di una nuova strada che prosegua quella che da Perugia porta ogni due anni ad Assisi    che tante volte aveva percorso, ora la continueranno  obbligatoriamente altri amici.
  Da campista una promessa, se si farà ancora il campo pacifista con Albino, itinerante in bici sulle strade del Veneto contro il fuoco atomico, nella bandiera della pace che attaccherò al mozzo del parafango incollerò anche il tuo faccione buono.  Perché tu possa continuare a vedere che  la strada interrotta, la strada che non riuscirà più a calpestare non è per nulla finita. Adriano
 
Adriano Arlenghi ha ben espresso quello che anch'io ho provato con la differenza che abitando a Torino molte volte  ero  andata a parlargli  e lui Nanni pazientemente mi ascoltava . Sembrava darmi ragione specialmente dopo che  mi aveva dato una traduzione da fare che spiegava come superare i conflitti, tenendo conto delle nuove scoperte della fisica quantistica . Per me quella  è stata una vera  rivelazione che voleva e vuole dire che occorre tradurre in termini di comportamenti il nuovo paradigma scientifico che mette al primo posto l'energia e l'influenza dell'osservatore sull'esperimento . E dunque superare la concezione illuministica per cui la coerenza intellettuale, la ragione illuminante, la verità di per sé  rivoluzionaria,siano sufficienti per cambiare la realtà. Occorre invece collegarsi con la concezione dell'energia che nel tao i cinesi migliaia di anni avanti Cristo avevano ben definito. Sì  Nanni mi ha dato ragione e conveniva con me anche quando ho parlato con lui  nuovamente catturata da un testo che considero fondamentale intitolato "Come gli hippy hanno salvato la fisica", che lui come fisico approvava . Come fisico ma non come pensatore e come uomo che a mio parere era invece l'ultimo dei veri illuministi con una concezione etica del lavoro ( protestante per l'appunto )  confermata dalla sua più recente  auto definizione di piccola formica . Sì è vero le formiche costruiscono grandi termitai lavorando tutte insieme senza posa ma basta che arrivi un vento forte e i termitai scompaiono . E così fanno e hanno sempre fatto le guerre  mondiali dichiarate come tali  o meno  . Se, come appare,  Nanni ha mollato gli ormeggi soprattutto da quando la sua compagna lo ha lasciato,  quello che percepisco nella  sua morte così subitanea e discreta, riservata come lui era, c'era anche la sua profetica intuizione di essere l'ultimo testimone e attivista di una generazione che sta scomparendo . Ci sono le morti auto procurate come quella di Langer  e le morti cercate per ragioni che vanno al di là delle infermità individuali .
Scusate tolgo il disturbo ci hai detto Nanni con la tua morte, ma noi che invece  siamo  turbati, cercheremo di continuare la tua opera in una catene ideale al di là dei continuismi ideologici . E in occasione dell'anniversario della morte di Giordano Bruno voglio dedicarti ,caro Nanni, queste sue parole che spero ti aiutino ad attraversare il Lete :
Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze porre i semi della nuova cultura che fiorirà inattesa ,improvvisa ,proprio quando i potenti si illuderanno di aver vinto .

Post scriptum : entrando ieri sera nella la  sala Poli così piena e vedendo tanti occhi lucidi che guardavano le foto che lo ritraevano fin dal suo esordio nonviolento da studente, ho capito che ho sottovalutato la sua capacità di parlare al cuore delle persone e questo non ha a che fare con l'illuminismo . Certamente Nanni Salio è stato l'ultimo dei comunicatori non virtuali con gli amici e i conoscenti non avendo altro che il telefono fisso . A parte le sue puntuali e validissime newsletters che ci auguriamo trovino un degno e altrettanto coerente successore o – ahimè non so come si dice un successore al femminile...

martedì 7 giugno 2022

Epitaffio per Ralph (scritto nel 2017 e post-scritto nel 2022 )

 

EPITAFFIO PER RALPH

La morte è andare dall'altra parte: è come fossi nascosto nella
stanza accanto.Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che
eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato,
che ti è familiare; parlami nello stesso modo
affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare
tono di voce, non assumere un'aria solenne o
triste. Continua a ridere di quello che ci faceva
ridere, di quelle piccole cose che tanto ci
piacevano quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di
prima: pronuncialo senza la minima traccia
d'ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che
ha sempre avuto: è la stessa di prima, c'è una
continuità che non si spezza. Perché dovrei
essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente,
solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono
lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro
l'angolo.
Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio
cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi
ami: il tuo sorriso è la mia pace.
Sant'Agostino
Ho messo questo scritto di S. Agostino ( di cui pregiudizialmente non conoscevo la profonda sensibilità ) a premessa del mio epitaffio scritto per Ralph poco dopo la sua morte nell'ottobre del 2015

Where have you been to Lord Randall my son … Mi è risuonata nell'orecchio questa ballata che da tanto non sentivo, una mattina di queste quando ho saputo che Ralph stava per andarsene e così ho pensato che ero in telepatia con lui . La telepatia era l'unica cosa a cui  credeva perché era stata dimostrata dagli scienziati russi in epoca non sospetta di influenze new age .Si perché lui Ralph si definiva ateo e fino all'ultimo, fino all'ultima telefonata in cui gli chiedevo se sentendosi vicino alla morte aveva pensato a cosa poteva esserci dopo, mi ha risposto di no che non l'aveva fatto e che comunque era rassegnato. Me l'aveva ripetuto due volte” Sì sono rassegnato” e tanto è stato conseguente da laico credente nelle persone del mondo di tutte le origini e provenienze e nei rapporti corretti con tutti,che dopo aver rifiutato il sollievo della morfina, non volendo essere di peso a nessuno, ha aspettato che arrivasse so figlio Matteo dall'Italia , ha aperto gli occhi lo ha salutato e 'serenamente ' se n'è andato . Me lo ha scritto proprio lui Matteo, nostro figlio alla cui nascita lui antesignano aveva voluto assistere e che ha cresciuto da padre educatore . Serenamente, si serenamente come muoiono tutti gli uomini e le donne che hanno vissuto degnamente, dopo aver portato a termine il compito prefissato chissà dove chissà quando...

Poco più che diciassettenne a un amico medico che lavorava in ospedale a cui avevo chiesto se non gli faceva impressione vedere morire le persone , mi aveva risposto così “ Guarda quel che ti posso dire di sicuro è che si capisce la differenza tra chi muore avendo vissuto appieno la sua vita e chi non l'ha fatto. I primi muoiono tranquilli mentre gli altri muoiono proprio tormentati,direi quasi rabbiosi, si ribellano .”

Quello per me è stato un grande insegnamento e Ralph sicuramente ha risposto a più di un appello nella sua vita, spostandosi tra i continenti e le nazioni dall'Australia all'Italia e dal' Italia all'Inghilterra, dovunque imbastendo rapporti profondi con le persone attraverso il dialogo e con l'insegnamento della sua lingua madre da pedagogo qual'era .

Fu proprio la sua conversazione brillante piena di aneddoti e di informazioni sul mondo, che fin dall'inizio mi colpì di lui e del gruppo di anglosassoni che già fin dall'inizio degli anni sessanta si erano stabiliti a Torino. Vivevano tutti insieme in una casa di Via Verdi in forma comunitaria, con le porte sempre aperte e per chi arrivava affamato scorrevano piatti di pastasciutta a tutte le ore del giorno e della notte. Era una speciale atmosfera interculturale, come si dice ora, arricchita dall'interesse per la musica ed il folklore e per le forme dialettali, cui li avevano avvicinati il gruppo del nuovo canzoniere italiano, Fausto Omodei e Sergio Amidei tra questi, frequentatori anche loro della casa aperta . Ricordo che così si era presentato : Mi chiamo Ralph che 'l'è un nom cass da ai can ' ( si scriverà così ?) e che lo dicesse in un dialetto che fino ad allora mi ero rifiutata di considerare mi aveva proprio stupito . Per me, per noi abitanti di una Torino provinciale e fiat-centrica, è stata una straordinaria circostanza che ci ha aperto un mondo oltre a farci scoprire le canzoni della nostra tradizione di tutte le regioni d' Italia . A loro volta gli scozzesi , gli irlandesi e gli australiani del gruppo ci fecero conoscere le proprie canzoni ed è stato proprio in una di quelle occasioni che Ralph con voce possente, accompagnandosi con la chitarra insieme al suo amico scozzese, aveva cantato la ballata di Lord Randall . Si potrei dire che lì era scoccata la fatidica freccia e quella triste ballata, in cui si narra la storia dell'avvelenamento di lord Randall da parte della fidanzata, mi è rimasta ben impressa nella memoria.

Una parte di loro, degli Australiani come venivano chiamati, era influenzata dal movimento hippy che era ai suoi primordi, anche se Ralph non aveva quell'impronta . A suo dire l'influenza e la formazione più importante l'aveva avuta negli otto anni che aveva passato in una scuola quacchera durante lo sfollamento in Inghilterra. E da quella esperienza sicuramente proveniva la sua rigorosa coscienza.

Ho già scritto nelle “ Lettere per un figlio “ come è avvenuta la nostra separazione, sancita dalle legge per reciproco consenso . Raramente consenso fu più conseguente, né in mezzo secolo venne meno la stima l'affetto e il reciproco dialogo sia di persona che telefonico . C'era una canzone degli anni '30 che faceva “ Lasciamoci così senza rancor “ .E rancore non fu perché Ralph era un un 'uomo d'onore '. Ha ragione chi ,quando ha saputo della sua morte, mi hai scritto che lo ricorderà come un uomo giusto. E io sono sicura che nonostante il suo scetticismo e la sua sospensione di giudizio sul 'dopo', Ralph è e sarà ancora tra noi. Good Bye Ralph, o meglio come mi hai insegnato tu, Bye Bye , arrivederci Ralph.


P.S. E infatti è sempre stato tra noi ... Qualche anno dopo durante un mio incontro con una medium, che comunicava con gli esseri dell'aldilà con la scrittura automatica, alla quale domandai se dovevo evocare io qualcuna-o dei miei numerosi defunti e lei mi rispose che sarebbe venuto chi voleva comunicarmi qualcosa, proprio Ralph si è presentato . Dopo avermi dato un consiglio di comportamento famigliare mi ha comunicato che

“ potevo darti più retta perchè qui c'è tanto amore “

Con amore incondizionato Love Gian

giovedì 20 gennaio 2022

Dalla passione alla com-passione di salvare il mondo

Marino Niola sul numero 48 del venerdì di Repubblica titola il suo articolo :

Mary Poppins batte Socrate e trionfa il pensiero corto e così scrive :

Una volta pensavamo sempre a come cambiare il mondo.Oggi meditiamo su come cambiare noi stessi per adattarci al mondo.Che intanto si trasforma per conto suo, senza che noi possiamo farci granché. Forse è per questo senso di impotenza e di smarrimento crescente di fronte alla realtà, che si moltiplicano le cosiddette tecniche del sé. Sia quelle tradizionali, sia quelle nuove. Sia quelle materiali, sia quelle digitali. Dallo yoga alla mindfulness, dalla dinamica mentale al coaching. E la meditazione, da esercizio filosofico astratto, diventa una pratica concreta e una forma di wellness o che semplicemente ci propone formule infallibili per ottimizzare il nostro essere nel mondo. Dove per mondo si intende quell'eterno presente che è ormai l'orizzonte unico della nostra vita e in cui vige non solo più il pensiero debole bensì il pensiero corto .

E allora preferiamo essere sedati, coccolati, consolati. Normalizzati. Cerchiamo istruzioni per imparare ad accettare, senza grilli per la testa, quel che passa il convento. E mandare giù la pillola. Così l'antica pratica socratica del conosci te stesso diventa la ricetta di Mary Poppins.

E dunque bravo il nostro signor Niola che da giornalista qual'è non vede al di là del proprio naso e della sua redazione appunto, ciò che da tempo si muove non più sotto la cenere ma alla luce del sole

Bella formula quella del pensiero corto... Ma che pensiero corto, ma che pensiero debole ! Chiunque al contrario intraprende la strada del lavorare su di sé- come correttamente si dice - sa bene che non è ne corta, né debole, né tanto meno ci si coccola e ci si seda, bensì così facendo si portano allo scoperto i macigni che ci impediscono di riconoscerci non solo nel proprio particulare , bensì collegati con tutti gli esseri viventi .

In realtà un numero sempre crescente di persone ci siamo messe in cammino incominciando da sé ma non certo per finire con sé . Anche se è vero che alcuni se ne fanno un alibi per non andare oltre il loro privato, la frase di Gandhi : Sii il movimento che vuoi vedere nel mondo, che sta scritto nel frontespizio del Sereno Regis di Torino, è diventata un punto di riferimento per tanti di noi. Quando parlo di noi mi accomuno anche a una persona che con esemplarità e coerenza ha governato l' Uruguay superando la prova egregiamente. Il suo nome è Mujica e intervistato di recente ha fatto questa sorprendente dichiarazione:

"Appartengo a una generazione che ha voluto cambiare il mondo, ma che ha commesso il terribile errore di non volere cambiare prima se stessa".

E vengo a me che di quella generazione ha fatto parte anche se come donna già allora all'interno dei gruppi nei quali ho militato, ho sempre contestato coloro che criticati per comportamenti non coerenti rispondeva “ ma quando avremo fatto la rivoluzione tutto cambierà...”

Nel 1999 è uscito un mio libro ,così recensito da Augias sull'inserto di Venerdì di Repubblica :

La passione di cambiare il mondo Gli anni terribili( ? ) dal 1968 all’84 li si può vedere attraverso le grandi trasformazioni del costume, oppure raccontando i tumulti, le emozioni e le novità vissute dai giovani nell'esistenza quotidiana. Così fa Giancarla Ceppi in “La memoria, i ricordi...", in cui il pregio del racconto è nello sguardo dell’autrice che riferisce con prospettiva personale e spesso ribaltata ciò che le succede: dalla contestazione studentesca alla sorte dei personaggi che le vivono intorno (un amico australiano, una compagna di stanza che di colpo comincia a drogarsi). Pochi, scrive Dario Paccino nella postfazione, sono riusciti a dare quegli eventi in un contesto di tale umanità.”

A parte la definizione di anni terribili che non condivido assolutamente essendo stati quelli anni straordinari e formativi per un intera generazione oltre che anni di lotte ahimè finiti in una sconfitta. Ma siccome dalle sconfitte come dagli errori occorre imparare mi sembra che, fatto salvo il principio che la lotta forma la coscienza e che è sempre bene manifestare insieme agli altri il proprio dissenso , continuare a fare riferimento a partiti e ideologie basate su analisi socioeconomiche del capitalismo sia pure veritiere e ancora persistenti , cercando soggetti politici, avanguardie o mitiche classi operaie che guideranno la rivoluzione, sia semplicemente ostinazione e continuismo. L'internazionalismo proletario è stato esautorato dalla globalizzazione o meglio ancora, come diceva Pasolini, dal fascismo (nel senso della dittatura) dei consumi. Ciò premesso lungi da me l'intenzione di abbandonare l'ideale di cambiare il mondo perché quello che ora ci tocca in sorte non è certo il migliore dei mondi possibili. Anzi, sembra che l'umanità sia giunta al suo massimo storico di guerre diffuse, di conseguenti migrazioni di massa per poter sopravvivere e di devastazione dell'ambiente. Ma è proprio quando la notte diventa più nera che si ricominciano a vedere la stelle o per dirla con Arundhaty Roy , la scrittrice indiana esemplare per il suo impegno sociale e politico : “ Un altro mondo , non solo è possibile , ma sta arrivando . Nelle giornate calme lo sento respirare .”

Basta solo osservare e seguire quello che è riportato nel sito dell'Italia che cambia ( www. italiachecambia.org )e chiunque abbia buone orecchie per intendere e voglia di fare, a meno che non sia in mala fede, riconoscerà i nuovi semi che sta piantando un numero crescente di persone , sia pure minoranze (e quando mai se non le minoranze hanno cambiato la storia ? ), con i piedi per terra e la testa verso il cielo .

P.S. per com-passione intendo appunto l'ideale di cambiare il mondo cominciando da sé . Nel buddismo c'è la figura del bodhisattva che è un essere altruista dotato di grande coraggio. I Bodhisattva sono le persone che sebbene capaci di liberazione personale, scelgono di assumersi il compito di liberare gli altri dalla sofferenza. La compassione di tali esseri è illimitata e trascende tutti i motivi di divisione .

 

Ho scritto questo pezzo nel 2015, ma non sapevo ancora cosa ci aspettava e sicuramente quanto affermavo allora del momento oscuro dell'umanità non prevedevo quanto stiamo passando in questo periodo di cui i- le partecipanti alla chat di Telegram In medio stat virtus stanno cercando di orientarsi navigando in un mare aperto in tempesta e ...le stelle non si riescono nemmeno a intravedere .

A questo proposito Pier Paolo Pasolini negli Scritti corsari così affermava : Io profetizzo l'epoca in cui il nuovo potere utilizzerà le vostre parole libertarie per creare un nuovo potere omologato per creare una nuova inquisizione e un nuovo conformismo. E i suoi chierici saranno chierici di sinistra .

Altro profeta non ascoltato : Ivan Illic che nel 1976 nel suo scritto Nemesi medica prevedeva che saremmo stati deprivati della nostra facoltà di cura dalle case farmaceutiche e dai medici 'ufficiali '












 

venerdì 30 aprile 2021

 

Del coabitare e delle scelte comunitarie

Sul coabitare come scelta obbligata

Premessa : Scrivo da moltissimi anni e dunque posso dire di essere una scrittrice, pur con una visibilità pubblica molto esigua, ma penso che raramente sia capitato a chi ha fatto questo mestiere di condividere lo stesso appartamento con tante persone di tutte le provenienze età e attività. Casomai il contrario : alcuni scrittori e scrittrici raccontano di stanze affittate in cui hanno vissuto. Per questo, quando avrò raggiunto il necessario distacco, quando riuscirò a chiudere definitivamente questa troppo lunga storia,penso di scrivere un testo ironico dal titolo “L'intercultura del cesso “. Due anni fa, quando ho iniziato la prima versione di questo scritto, ero reduce dalla convivenza l'ennesima ( centesima ? non ho il coraggio di contarle tutte )coinquilina di provenienza bielorussa di nome Irina. E' stata come condividendo lo stesso cesso e la stessa cucina per sei mesi ma non ho saputo niente di lei eccetto l'età e che frequentava beni culturali all'università . Ma convivenza o per meglio dire coabitazione forzata fu più algida e asettica . Abbiamo pranzato insieme giusto la mattina prima che andasse via dietro mia insistenza per la prima ed ultima volta. E questo la dice lunga su cosa ha significato per me la sua presenza, che ho sempre avuto come riferimento Il testo di Ivan Ilic sulla Convivialità. Per lei la camera era come un appartamento incistato dentro il mio in cui si ritirava a mangiare ed io la sua vicina di casa . Incontrandomi nel corridoio mi salutava gentilmente e tutto finiva lì . Anzi meno che una vicina di casa perché qualche volta tra vicini di casa capita di scambiarsi oltre il saluto anche qualche commento su che succede, sul tempo, di qualche vicino sgarbato. Adesso che ci penso qualche parola sul tempo ce la siamo scambiata ma solo quello. Eppure mi sarebbe piaciuto saper qualcosa di più del suo paese che tra tutti i viaggi che ho fatto non sono mai stata nell'ex Unione Sovietica , ma era uno sforzo tirarle fuori qualche parola in più e non l'ho mai fatto . Forse tempo fa mi sarei sforzata ma credo anzi son convinta che dopo un certo numero di incontri ravvicinati con persone nuove ci sia un limite di sopportazione e di relativo adattamento oltre il quale si rischia l'intolleranza.

Ho avuto forse cinque coabitanti est europee che più o meno si comportavano così e senza pretendere di farne una teoria sociologica sono giunta a questa conclusione : coloro che negli anni del comunismo sovietico ( che più correttamente andrebbe chiamato capitalismo di stato ) hanno subito il collettivismo come imposizione, appena sono riusciti a liberarsi di quella cappa opprimente e a conquistarsi uno spazio privato per sé per la propria famiglia lo hanno difeso con le unghie e coi denti – financo con le armi (non è forse stata una concausa della guerra nella ex Iugoslavia ? ) e chi non vive con me peste lo colga . Comunque sia dell'egoismo famigliare son piene le fosse di tutti i paesi del mondo specie occidentale . Per non parlare della quasi totale sparizione dei rapporti di buon vicinato nel senso dello scambio e della solidarietà . Le nostre cronache sono piene di tristi storie di persone che muoiono in casa e il cui cadavere rimane per mesi nell'appartamento prima che qualcuno se ne accorga. La crisi del vicinato è una caratteristica comune in tutte le situazioni urbane di tutti continenti. D'altro canto il modello appartamento unifamigliare si è affermato nelle situazioni urbane per diffondersi anche nei più sperduti villaggi ed era comunque legato a un economia in espansione in cui ogni famiglia doveva acquistare il suo frigo , la sua lavatrice e via consumando.

Tornando al tema degli egoismi famigliari Don Zeno, fondatore della comunità di Nomadelfia, ne era ben consapevole e sosteneva che l'egoismo famigliare è fonte di separazione peggiore dell'egoismo individuale e per ovviare a ciò ancora adesso nella sua comunità vigono regole precise per evitarlo . Quanto alle conseguenze dell'egoismo famigliare i cosiddetti single ,( sempre più numerosi e in crescita ) come la scrivente ben sanno come ci si sente specie durante le festività soprattutto natalizie : come quelli che comunque vengono sempre dopo, outsider. Perché ci sono gli outsider gli insider come ci sono i nomadi e gli stanziali ma questa è un'altra storia .


La coabitazione come scelta

Da anni alla ricerca di riferimenti di tipo comunitario ho partecipato agli incontri degli ecovillaggi , delle nuove forme di coabitazione che vanno da forme di buon vicinato solidale a vere e proprie comunità .Forse profeticamente quando insegnavo durante i movimenti degli anni '70 ( ora ridotti per la cronaca  a forme di ribellione verso i padri e o anticamera del terrorismo ) uno dei temi che ho iniziato a trattare in collaborazione con i colleghi architetti è stato quello delle comunità utopiche da Tommaso Moro, a Campanella, a Fourier, alle utopie concrete degli americani sfuggiti alle persecuzioni religiose ( v. il testo di Dolores Hayden Sette utopie americane ) a Cernysevskij che nel suo libro Che fare a cui Lenin si era ispirato per intitolare il suo più noto e politico Che fare. Nikolay Cernysevskij, leader del movimento rivoluzionario russo del 1860 aveva scritto questo romanzo nella fortezza di S. Pietroburgo dove era stato imprigionato . I protagonisti della storia scelgono di abitare insieme in un modo diverso, per cui ogni persona anche se in coppia doveva avere una sua stanza – una stanza tutta per sé ,come diceva la Woolf – e poi c'erano spazi comuni sia per il mangiare che per i momenti di socialità .

Durante gli anni '70 del secolo scorso ci furono diversi tentativi di giovani che decisero di condividere l'abitazione ma la maggior parte fallirono anche perché c'era un rifiuto di qualsiasi forma di organizzazione .E comunque si trattava sempre di situazioni i cui partecipanti erano sui vent'anni. C'è stato solo un esempio proprio a Torino che è durato fino agli anni '80, ma questa è una storia che i protagonisti stessi dovrebbero raccontare.

Al di là delle ragioni dei fallimenti e dei mal spesi forse i tempi non erano ancora maturi ma ora in un periodo di profonda crisi economica gruppi sia pure minoritari di persone di tutte le età sono alla ricerca di diversi modi di abitare . Crescono gli ecovillaggi associati nel RIVE, ma anche nella città si assiste ala formazione di socialhousing e o di cohousing e a riunioni periodiche su coabitazioni potenziali . Il primo esperimento di abitazione solidale in città è iniziato nella periferia di Milano promosso da Bruno Volpi più di vent'anni fa . L'associazione di predominanza cattolica si chiama Condomini solidali

Il cohousing già affermato in altri paesi europei, nella gran parte dei casi richiede la disponibilità economica all'acquisto, ma nulla vieta con la necessaria preparazione e facilitazione di affittare appartamenti di oltre sei stanze e condividere gli spazi comuni. Per quanto riguarda la facilitazione ci sono sempre più persone formate ( in gran parte nell'eco villaggio di Torri Superiore in provincia di Imperia )a facilitare il compito dell'inserimento e delle relazioni nei e tra i gruppi .

Per concludere come abbiamo già detto il modello di abitazione uni famigliare si confa a un'economia in espansione e nonostante tutte le dichiarazioni di principio, la famiglia è in crisi ( anche se i matrimoni sono in crescita ma ancor di più i divorzi ) e dunque siccome' Alice non abita più lì', noi che optiamo per il cambiamento apriamo le porte e abbattiamo i muri che si sono levati sempre più alti tra le persone, le religioni,le razze e le etnie e costruiamo dal basso nuovi modi di stare insieme e di condivisione e non ci curiam di loro che ci spingono a tornare ai tempi degli homo hominis lupus .

P.S.Rileggo dopo 5 anni questo scritto e in cinque anni tante cose sono cambiate . In primis io che sono sempre stata cittadina sono venuta ad abitare nella provincia e precisamente a Pinerolo,dove sono arrivata come una rabdomante che cerca l'acqua sottoterra . L'acqua che stavo cercando allora era quella di un luogo dove poter avere un riferimento sociale affine per approfondire un cammino spirituale e o olistico, e la presenza in provincia di un iniziativa presa da un ex consigliere comunale di Alpignano di diffondere le conoscenze 'olistiche ' in primis di persona e secondariamente 'on line ',mi aveva indotto a cercare un posto in affitto da quelle parti . Ma i costi delle case in affitto da quelle parti e o nelle vicinanze mi hanno subito scoraggiata perchè cercavo una soluzione che per la prima volta mi permetesse di avere ospiti graditi non necessariamente paganti e , parimenti per la prima volta nella mia vita invece di incaponirmi a cercare quello che mi proponevo , ho chiesto all''universo ' di trovare per me una soluzione confacente .

A Pinerolo c'è un iridologo noto, che richiama persone come me alla ricerca di modi diversi di cura che non siano le medicine allopatiche e i medici della mutua che di famiglia non hanno più nulla, e a Pinerolo son venuta . Già scendendo alla stazione il bar di fronte stile liberty e un verde e curato piccolo parco mi hanno dato l'impressione di un sito gradevole in cui fermarsi . Non c'ero mai stata prima d'allora se non di passaggio per Saluzzo ,di cui poi dirò . Caso volle ,ma come sappiamo caso non esiste , che nella settimana seguente un amico che abita nelle vicinanze mi dicesse che sapeva di una casa d'affitto nel centro vicino ai portici proprio in Via Saluzzo . Inizialmente via Saluzzo mi suonava male perchè come ho già scritto ne 'La nonnità negata ' quel luogo mi ricordava una meta non agognata quando andavamo a trovare le due nonne in una casa di riposo proprio in quel paese ,

Ricordo il senso di oppressione e di profonda tristezza che provavo ogni volta che andavamo a trovarle e in macchina, specie al ritorno, mentre guardavo la campagna davanti a me mi veniva da piangere”.

Ma dopo aver visto la casa e soprattutto la sua luminosità mi sono detta: Chissà che invece non sia un modo per riscattare quei tristi ricordi ? D'altronde a cosa sarebbero serviti tutti gli anni dedicati alla ricerca 'spirituale' se non riuscissi a mettere in pratica cosa vuol dire vedere il bicchiere mezzo pieno.

E ora sono qui, e fino a poco tempo fa continuavo chiedermi : Cosa ci faccio qui ? 'What am I doing here? ' è il titolo del libro di un viaggiatore e scrittore di nome Bruce Chatwin e per l'appunto è una domanda che tutti i viaggiatori si pongono quando si trovano in un luogo in cui non si 'riconoscono '.La risposta ha cominciato a delinearsi quando ho iniziato a usare la stanza in più oltre la mia per incontrare le persone interessate ad approfondire la fisica quantistica , di cui sono una convertita sostenitrice, e per incontri di meditazione ,ma il tutto si è nettamante delineato quando è iniziato tutto l'ambaradam della 'pandemia'.Evito di addentrarmi nello specifico, ma mi riferisco a un intervento di Giulietto Chiesa che è morto proprio all'inizio di questa vicenda che ci affligge . Il buonanima – e a lui si addice questa attribuzione per tutto quello che ha perseguito in vita- prevedendo i tempi difficili che ci aspettano consigliava di incontrarsi nelle case ospitali di coloro che erano disponibili ad accogliere ospitare le persone al di là dei regolamenti e delle restrizioni per costruire reti di resilienza e di rievoluzione e quelle case suggeriva di chiamarle case matte . Io qui a Pinerolo sono tra coloro che offrono la loro casa al suddetto fine . SONO una tra le case matte di Pinerolo . Ah, dimenticavo di dire che più che mai ora che siamo già entrati in una situazione in cui la socialità è ridotta al minimo , sarebbe utile esperimentare situazioni che accrescano il senso di comunità, al di la dei vincoli parentali e o famigliari .E qui invito a ritornare a quanto sopra ho scritto sui villaggi ecosolidali .

venerdì 16 aprile 2021

                        Della 'pandemia' dei 'complottisti ' e della 'via di mezzo'

 


 

Mi autocito riportando in parte  l'articolo mai pubblicato( per evidenti ragioni di non allineamento al mainstream ) che ho mandato un anno fa al 'L'eco del Chisone ' di Pinerolo:

"...é un altro modo di far sì che le persone siano sempre più rassegnate e chiuse in casa terrorizzate dall'onnipotente virus che sta 'in cielo , in terra' e dappertutto, pena pagamenti di multe salatissime e costrizioni di vario genere .. E' dunque vero che se pure la pandemia c'è e coinvolge tutto il mondo ma c'è anche un uso strumentale dell'emergenza sanitaria per abituare le persone al diverso tipo di società  a modello cinese ,richiesto dall'informatizzazione e dalla robotizzazione previsto per la quarta rivoluzione industriale. A questo punto sono convinta ,proprio in veste di persona anziana ( che per la verità si definisce veterana ) cosciente e 'esperimentata', che, insieme alle persone consapevoli di tutte le età, abbiamo il dovere di dare la sveglia alle persone addormentate e o terrorizzate altrimenti corriamo il rischio che riescano a far addormentare anche noi ."

Fine dell'autocitazione e riferimento a foto e articolo sull'Internazionale  in cui si asserise che ' I rimedi ci sono ma bisogna agire in fretta ' ed  è la stessa fretta in cui dall'inizio di tutta quanto ci incombe di questi tempi, ho cercato  di sollecitare le persone consapevoli a mettere come obiettivo primario del proprio agire sociale l'intento di  liberarci da tutte le imposizioni giustificate dalla presenza effettiva del Virus ( che sia sortito o meno da un laboratorio è un quesito che lascio ai cosiddetti complottisti ). Comunque sia ed è  abbiamo iniziato ad agire come il 'golpe' digitale prescrive, rispettando le distanze sociali prescritte, stiamo più che altro in casa davanti a uno schermo televisivo e o computer facciamo le lezioni anche di yoga ( che  mi sembra una bestemmia )da soli davanti al video interveniamo con zoom in videate sempre più lunghe su argomenti di tutti i generi olistico-  religiosi ( Messe e o meditazioni ) o corsi sugli alberi in fotografia  .Per l'appunto anche il lavoro sarà sempre più 'smart ' e per questo devono perdersi  nel mondo più 80 milioni di posti di lavoro e chiudersi attività commerciali che saranno rimpiazzate da Amazon , una delle mille multinazionali interessate al nuovo tipo di società . Serve altro per spiegare i lock down , le mascherine con l'aggiunta dell'assoluto potere economico delle case farmaceutiche, già previsto da Ivan Iliic nel suo testo dal titolo Nemesi medica-L'espropriazione della salute , pubblicato nel 1976? Io non credo . Quello che credo fermamente invece è che le teorie complottiste sono altrettanto se non di più pericolose di coloro ( e qui sarebbe importante sapere quanti e come in tutto il mondo)che si prestano all'operazione in corso di un mondo masherato o meglio imbavagliato in preparazione a una società a modello cinese di ' partito unico '.Sulle teorie complottiste in primis rappresentate dai seguaci di Quanon ( ormai sparsi in tutto il mondo massime in Italia) che certo di destra si possono definire , anche se la definizione di destra e di sinistra  è diventata sempre meno netta  anche grazie ai  rappresentanti che da troppo tempo non fanno  più il loro  'dovere'non occupandosi dei cosidetti ultimi . Anzi parecchi, per non dire quasi tutti ,con qualche rara eccezione,  appartenenti a detta 'sinistra ' sono diventati parte dell''establishment intellettuale' ,sempre presenti nei media, non  di Berlusconi ma della stessa  RAI. Lo stesso establishment di sinistra compresa la sinistra comunista che, ferma al concetto di lotta di classe, non ha capito cosa sta succedendo sul piano 'pandemico' soprattutto perchè i suoi rappresentanti  hanno il timore di confondersi con la 'destra' in generale . Questo in sintesi quanto volevo chiarire con questo scritto . Moltissime altre cose andrebbero dette e chiarite ma lascio a un'occasione che spero  ancora possibile di incontro confronto de visu , prima che sia troppo tardi  come dice l'articolista Shoshana Zuboff, autrice che insegna all'Università di Harward e che ha scritto un libro su ' Il capitalismo della sorveglianza '.  Cito dalle conclusioni : Dobbiamo fare una scelta, scrive  l'autrice possiamo avere la democrazia o possiamo avere la ricchezza concentrata nelle mani di pochi, ma non possiamo avere entrambi le cose. Questa dichiarazione così  importante rimane un caustico  commento sul vecchio capitalismo che conosciamo ma non tiene conto del nuovo capitalismo  che conosce noi. Se la democrazia non revocherà alla sorveglianza commerciale la licenza di rubare e non ne metterà in discussione le basi economiche e le attività, il colpo di stato cognitivo indebolirà e alla fine altererà la democrazia stessa. Dobbiamo fare una scelta. Possiamo avere la democrazia o possiamo avere la società della sorveglianza ma non possiamo avere entrambe le cose . Abbiamo una civiltà democratica dell'informazione da costruire e non c'è tempo da perdere!

Curioso per usare un aggettivo leggero, che nella stessa rivista, che presenta questo articolo rivelatore, tutti gli altri articolisti procedono imperterriti a prestare il fianco a quella che senza ombra di dubbio è ora già in corso cioè una dittatura sanitaria  . Ugualmente nel testo appena uscito  sul complotto di tal WU MING ( evidentemente uno pseudonimo) intitolato La Q di Qomplotto .- in cui l'autore spiega accuratamente come queste tesi complottista alla fine difenda il sistema dominante . Io scriverei ' non mette in discussione' ma in ogni caso questa è la tesi di Umberto Eco .Anche WU MING però così come la rivista Internzaionale non mette in discussione le scelte di chiusura e di vaccinazione di gregge di tutti i governi del mondo .

 

 


 

In compenso la scrivente continua a mantenere la sua posizione della via di mezzo  lasciando ai posteri l'ardua sentenza e raccomandando ai lettori -trici di non prestarsi a far da cavie per la supposta soluzione vaccinale .


    

 

 

 



giovedì 18 marzo 2021

Perdersi ....

 Girando per il computer, che è l'unico mezzo a disposizione di questi tempi di reclusione 'virale'per visitare ampi spazi e tempi, ho trovato questo mio scritto che non so a quando risale, ma  lo potrei riscrivere ora :



Perdersi


Perdersi di vista


Non perdiamoci di vista si dice così quando ci congediamo da una persona che ha fatto un pezzo di strada con noi , lungo e breve che fosse ma con cui ci si è sentiti a casa . Diceva Herman Hesse che è difficile sentirsi a casa ma quando si incontra una persona con cui si sente un'affinità profonda allora sì che ci si sente a casa.

Perdersi per strada


o per meglio dire quando si sceglie una strada e la si persegue vicina o lontana che sia, si perdono le persone che rimangono ferme o ne scelgono un'altra.

Ho perduto tante persone per strada nella mia vita sia pure con la speranza di ritrovarle un dì chissà dove chissà quando – come diceva il finale del film Stranamore di tanto tempo fa -

Speravo, ritornando nel luogo da cui le strade e poi la strada è iniziata, di ritrovare le persone con cui avevo condiviso tratti di vita . Ma vent'anni sono tanti, massime i vent'anni della vita in cui si rafforzano i legami quelli più vicini e l'abitudine reiterata ci conferma nelle nostre identità familiari.

Ho incontrato a Roma Milena una pittrice ultrasettantenne ex-iugoslava come si chiamava lei e siamo diventate amiche con suo grande stupore perché non pensava di essere più aperta per nuove amicizie . Aprirsi non chiudersi com'è la tendenza andando avanti negli anni . Non ho mai amato chiavi, porte e steccati ...


Un essere umano è una parte di una totalità chiamata universo , una parte limitata in tempo e spazio. Egli fa esperienza di se stesso, dei suoi pensieri delle sue sensazioni, come di qualcosa di separato dal resto, una specie di illusione ottica della sua consapevolezza. Questa illusione è per noi come una prigione, ci restringe ai nostri desideri personali e all’unione con poche persone, le più vicine. (Albert Einstein)

Questo aforisma di Einstein che ci dice come siamo tutti collegati, come la fisica quantistica ribadisce e prova, è da tempo entrato nel mio orizzonte e succede che se incontro un pensiero che mi calza bene cerco di farlo mio e la vita regolarmente mi risponde .

Per mia scelta e conseguente necessità anche ora ultrasettantenne continuo a condividere la casa con persone delle più svariate provenienze età e genere e se con alcune-i non è stato per niente facile con altre-i invece mi son sentita proprio a casa nella mia casa di quel tempo lì. Ricordo una vedova argentina, arrivata come un raggio di sole in un momento difficile della mia vita, che parlando della perdita del suo amato compagno, diceva che comunque ringraziava la vita che le aveva regalato otto anni di un amore perfetto . Grazie alla vita che mi ha dato tanto...

Così come ora è arrivata di passaggio una giovane donna che ha portato con sé sprazzi di un futuro che si intravede nelle notte scura che stiamo attraversando . Ma come diceva non ricordo chi è proprio quando la notte è più scura che si cominciano a vedere le stelle.


Perdersi

è anche il titolo di un libro di Franco La Cecla un ex architetto viaggiatore antropologo che stimo molto e che ha presentato il suo nuovo libro alla fiera del libro di Roma . C'erano poco più di otto dieci persone e mi sono stupita ché lui ha pubblicato con editori importanti .

C'erano poco più di dieci persone anche alla mia presentazione dell'ultimo libro, di cui avevo mandato l'invito agli amici e ai parenti torinesi per raccontarvi le mie strade e ritornare 'in vista' . D'altra parte si sa i libri non fanno notizia e ognuno è preso dalla sua vita e dalle sue priorità e in più ci si è messo anche il tempo.

Avrei potuto anche non scrivere – vi e dimenticare le sedie vuote della mia presentazione, ma per l'appunto sono una scrittrice e si sa noi scrittrici usiamo la scrittura un po' per sfogo e un po' perché nutriamo la speranza che qualcosa giunga nell'animo di chi ci legge .







martedì 14 aprile 2020



Una Pasqua rivelatrice

Non ho mai particolarmente amato il suono delle campane che od ogni quarto d'ora' rintoccano' l'ineluttabile trascorrere del tempo ,ma questa sensazione era del tutto superata nel giorno di Pasqua in cui abili campanari suonavano a festa le campane dando un senso di gioia ,di rinnovamento e di rinascita come s'addice alla ricorrenza della resurrezione di Gesù . Per questo e anche per rompere l'isolamento imposto dalla quarantena mi sono recata nelle piazza del duomo di Pinerolo per assistere da vicino al rito . Ma lo scenario in cui mi sono trovata è stato piuttosto desolante. Sono entrata nella chiesa aperta ma del tutto deserta e camminando tra le navate sentivo un senso di vuoto e di desolazione ,appunto, forse dovuto alla non celebrazione per oltre un mese delle consuete cerimonie, odoranti di incenso . Fuori nella piazza le panchine erano vuote eccetto due, su cui a distanza di sicurezza, erano seduti un uomo, concentrati sul loro cellulare come fossero nelle loro rispettive case . Mi sono seduta nelle terza in mezzo a loro sempre a distanza di sicurezza ,felice e soddisfatta di essere all'aperto baciata dal caldo sole di Aprile . Ma la soddisfazione è durata poco . Le campane hanno sì iniziato a suonare, ma con i soliti tocchi che per 365 volte nell'anno sanciscono le ore dodici . Nient'altro . Delusa me ne sono tornata a casa e attraversando le strade deserte ho incontrato solo tre persone che indossavano regolarmente la maschera ( ma si dovrebbe dire irregolarmente per a quanto mi risulta non c'è regolamento alcuno che qui in Piemonte ne stabilisce l'obbligatorietà all'esterno )Tornata a casa mi attende un'altra sorpresa perché aprendo la TV mi è capitato (non a caso ) di ascoltare la presidente dell'Unione europea che diceva che le persone anziane dovranno stare a casa fino alla fine dell'anno . La spengo subito come ormai faccio quando trasmettono i notiziari e non riesco a frenare la mia rabbia .Ma come si permette primo di prevedere già cosa succede tra più di sei mesi e poi dare un'indicazione del genere … E incomincia a insinuarsi il sospetto già più volte confermato che le notizie non si danno mai a caso e senza secondi fini . In questo caso il fine per esempio potrebbe essere che vogliono far fuori tutti gli anziani- no sole no aria no vita -, che siamo meno manipolabili non foss'altro per esperienza di vita e a questo proposito la scrivente potrebbe raccontarne tante .Ma nel tardo pomeriggio mi aspettava un'ulteriore sgradevole sorpresa a conferma dei sospetti che fino ad ora non avevo mai approfondito, ma segnalati da diverse fonti interinali. Scendo sulla strada per assistere a uno dei tanti flash mob di canto e musiche, talvolta non così gradevoli, ma comunque pretesto per vedere qualcun'altro al di fuori della famiglia da proprio balcone, salutarsi e scambiare quattro chiacchiere a distanza di totale sicurezza . Abitudine che si è diffusa all'inizio della pandemia ma sempre meno seguita eccetto nella nella casa di fronte alla mia in cui abito nel cortile . Esco dal portone ma rientro immediatamente perché mi accorgo che c'è un auto dei carabinieri che invece di proseguire al verde del semaforo arretrano e scendono per dire qualcosa ai presenti sui balconi. . Quando se ne sono andati riesco e chiedo cosa è stato loro detto . Ho sentito bene ? Forse no perché non ho un udito perfetto . No ho sentito bene : Hanno detto loro che non possono cantare adducendo il pretesto che ci potrebbe essere qualcuno che vuol dormire . Alle 6 del pomeriggio ?' Ma mi faccia il piacere... Questa non l'avevo mai sentita . O é un altro modo di far sì che le persone siano sempre più rassegnate e chiuse in casa terrorizzate dall'onnipotente virus che sta 'in cielo , in terra' e dappertutto. E' dunque vero che se pure la pandemia c'è e coinvolge tutto il mondo c'è anche un uso strumentale dell'emergenza sanitaria per abituare le persone all'obbedienza assoluta pena pagamenti di multe salatissime e costrizioni di vario genere .
A questo punto sono convinta ,proprio in veste di persona anziana cosciente e 'esperimentata', che, insieme alle persone consapevoli di tutte le età, abbiamo il dovere di dare la sveglia alle persone addormentate e o terrorizzate altrimenti corriamo il rischio che riescano a far addormentare anche noi .