mercoledì 4 gennaio 2017

  1. Gli animali nelle religioni orientali

  2. A chi si addentra per la prima volta nelle metropoli superaffollate del subcontinente indiano capita di incontrare qualche mucca che in un angolo di un marciapiede mastica un pezzo di manifesto che si è staccato dal muro . A volte è l'unico cibo che ha a disposizione perché nonostante la mucca sia un animale sacro gli abitanti delle città sono in tutt'altre faccende affaccendati che di occuparsi di darle da mangiare. Ma in ogni caso la lasciano stare perché la tradizione è profondamente radicata nella mentalità indiana .
  3. Per l’induismo i bovini sono sacri, e in modo particolare lo è la vacca il cui archetipo celestiale è Kamadhenu, la “Vacca che realizza i desideri”, nata durante il frullamento dell’oceano di latte al quale partecipano i demoni e gli dei .
  4. La concezione della sacralità della vacca nasce in epoca remota, quando il bestiame è di vitale importanza per l’economia degli Arya. Si accresce in seguito per via dell’associazione della vacca con il rituale brahmanico e con la sacra figura del brahmano officiante: prodotti quale il latte e burro chiarificato (ghee) sono indispensabili nel culto, e l’animale viene considerato il dono più appropriato da offrire in forma di ricompensa e omaggio per l’opera prestata dal sacerdote.
  5. Nella vacca si identifica una sorta di alter ego del brahmano; l’uccisione di un brahmano è considerata il crimine più grave dalla normativa tradizionale hindu, e così pure viene concepita come colpa gravissima l’uccisione di una vacca.
  6. L'art. 48 della Costituzione indiana vieta la macellazione di vacche e vitelli. La macellazione e la vendita della loro carne è punibile con sanzioni o, nei casi più gravi (e negli stati più severi) con l'imprigionamento.
  7. L'India possiede quasi 190 milioni di bovini, circa 98 milioni di bufali che insieme costituisco il 19 % circa del totale mondiale di bovini e bufali. Le vacche forniscono alimenti preziosi come il latte e il burro. Garantiscono la riproduzione dei buoi che sono usati come animali da traino sia per i trasporti , sia per l' aratura della terra. Il loro sterco viene usato come concime: ma anche come combustibile. Le vacche che vagano nei villaggi o per le strade delle città svolgono anche la funzione di spazzini. Tutto ciò aiuta a capire come gli induisti possano venerare la vacca come un simbolo della dea madre.
  8. Il Kerala è una delle poche regioni indiane in cui la macellazione e la vendita della carne della mucca non sono proibite e questo probabilmente si spiega con la presenza di un'amministrazione a impronta socialista e di una numerosa comunità cristiana

  9. Un altro animale che capita, anche se sempre più raramente, di incontrare nel subcontinente, eccetto durante le festività indù, è l'elefante che viene venerato come Ganesha . In termini generali, Ganesha è una divinità molto amata ed invocata, poiché è il Signore del buon auspicio che dona prosperità e fortuna, il Distruttore degli ostacoli di ordine materiale o spirituale; per questa ragione se ne invoca la grazia prima di iniziare una qualunque attività, come ad esempio un viaggio, un esame, un colloquio di lavoro, un affare, una cerimonia, o un qualsiasi evento importante. Per questo motivo è tradizione che tutte le sessioni di canti devozionali comincino con una invocazione a Ganesha, Signore del "buon inizio" dei canti.
    Anche se il dio elefante è particolarmente popolare nello stato del Maharashtra , la festa in suo onore si celebra in tutta l'India e fu introdotta dall'eroe dell'indipendenza nazionale Tilak come mezzo per promuovere sentimenti nazionalistici quando l'India era occupata dagli Inglesi . Questo festival si celebra e culmina nel giorno di Ananta Chaturdashi quando la statua di Ganesha è immersa nella più vicina riserva d'acqua: a Mumbay viene immersa nel Mare Arabico, a Pune nel fiume Mula-Mutha, mentre in varie città indiane del nord e dell'est, come Kolkata , le statue sono immerse nel Gange, il fiume sacro.
    Un aspetto che incuriosisce chi viene da altre culture è l'iconografia dell'elefante che comprende la raffigurazione di un topo ai suoi piedi Talvolta il dio-elefante è addirittura “a cavallo” del topolino. Cosa significa questa immagine? Il topo – piccolo ma capace di fare danni – simboleggia il nostro ego: la nostra vanità, i desideri e i sentimenti più meschini che rodono il nostro animo. Come Ganesh, però, noi dobbiamo imparare a “cavalcare” il nostro ego: a tenere le redini delle nostre emozioni, a governarle, anziché farci dominare da esse. Talvolta il topolino viene raffigurato con dei dolcetti fra le zampe: è il nostro ego che cerca di sedurci. Ma Ganesh lo controlla, come noi dobbiamo controllare la mente e i desideri. Cioè cavalcare il nostro “topolino interiore”. Mi sembra importante sottolineare questo aspetto per sfatare la superficiale concezione occidentale nei confronti delle divinità indiane concepite come primitive e superficiali.
    Il giainismo è una religione praticata da 8-10 milioni di fedeli ed é una delle più piccole fra le maggiori religioni mondiali. Vi sono 6000 monache e 2500 monaci, ma malgrado il numero esiguo rispetto al totale della popolazione indiana , i giainisti si mettono in evidenza e molti di loro occupano posizioni importanti nel mondo degli affari e in quello della scienza. Godono anche di una certa importanza nella cultura indiana, avendo contribuito in modo significativo allo sviluppo della filosofia. Poiché sono sostenitori di una rigorosa non-violenza, i giainisti seguono una forma estrema di vegetarismo : la dieta del fedele esclude anche molti vegetali e persino l'acqua viene filtrata al fine di non ingerire involontariamente piccoli organismi. È fatto divieto di mangiare, bere e viaggiare dopo il tramonto ed è invece necessario alzarsi prima dell'alba, poiché la luce del sole (e quindi del mondo) deve cogliere l'uomo sveglio e vigile.
  10. Presso le comunità ed i templi giainisti, gli animali non devono temere per la propria incolumità; anzi, accanto ai templi si trovano spesso rifugi per animali anziani o feriti e centri veterinari, sovvenzionati dalle comunità dei laici.
  11. A Nuova Delhi esiste un grande ospedale per gli uccelli il Jain Charity Birds Hospital, costruito nel 1929 accanto al Digamber Jain Temple: qui vengono curate migliaia di volatili, malati a causa di un inquinamento sempre crescente o feriti, spesso in conseguenza all’urto in aria con gli aquiloni, che soprattutto in concomitanza con alcune ricorrenze, contendono loro lo spazio di volo, o ancora per essere finiti tra le pale di un ventilatore : vengono curati, nutriti con una dieta vegetariana e una volta guariti, anche se portati lì da un “proprietario”, viene data loro la libertà: quella della liberazione è esperienza che gli operatori descrivono di enorme impatto emotivo.
  12. Per quanto riguarda la concezione degli animali nel Buddismo è indicativa la seguente citazione
  13. Per quanto numerosi siano gli esseri, faccio voto di farli pervenire tutti alla liberazione”. Questo è il primo dei quattro grandi voti che pronunciano i monaci zen. Gli esseri di cui parla non sono soltanto gli uomini, ma tutti gli esseri viventi, compreso, dice un commento, il più piccolo filo d’erba.
  14. Una delle caratteristiche del buddismo è infatti che la condizione umana è solo una delle sei possibili condizioni di esistenza nei cicli delle nascite e delle morti, il samsara, che ognuno di noi deve interamente percorrere fino alla liberazione finale, il nirvana. Questa è la legge del karma, che regge tutti gli esseri senza eccezioni e quello che deriva da essa è che siamo stati, o saremo, non soltanto esseri umani, ma, ad esempio, animali, in funzione dei nostri atti (karma significa “ temperamento +azione”). A seconda di essi noi progrediamo o regrediamo. Nel buddismo quindi non si può più ammettere che l’uomo sia “la misura di tutte le cose”, come sosteneva Protagora, e ancor meno il discorso di Cartesio sugli animali-macchine o la sua dichiarazione: “Grazie alla scienza, l’uomo sarà d’ora innanzi il padrone e il possessore dell’universo”. Il buddismo condanna infatti ogni violenza nei confronti di chiunque. A questo proposito un esempio storico ben noto, quello dell’imperatore Asoka (273-232 a. C.), che proibì i sacrifici sanguinosi dei bramini. Egli stesso smise di cacciare e divenne vegetariano. Fece costruire molti ospedali e ospizi per gli uomini, ma anche per gli animali.
  15. Il buddista vieta la caccia, la sorte degli animali nei macelli e, ovviamente, la vivisezione. Non può nemmeno ammettere il concetto di animale nocivo e, come si dice nelle nostre campagne, di nemici delle colture, in realtà pretesti per uno sterminio radicale, per l’uso massiccio di pesticidi pericolosi per la salute umana e inefficaci contro gli insetti presi di mira.
  16. Quella del buddismo è dunque una visione molto lontana da quella occidentale, che invece si avvicina a quella ecologica che attualmente si sta diffondendo sempre di più fra le persone consapevoli.
  17. Al dominante vegetarismo buddista fa eccezione la scuola tibetana che ammette l'uso della carne dal momento che si è sviluppato in luoghi di alta montagna dove il reperimento dei vegetali era alquanto difficile.
  18. Questo per quanto riguarda le religioni praticate nel subcontinente indiano . In Cina i seguaci del confucianesimo si nutrivano di cibo animale fatta eccezione per la gallina e il gallo che sono considerate incarnazioni delle forze yin e yang, le energie negative e positive che devono essere mantenute in equilibrio per raggiungere l’armonia, all’interno della casa e nel resto dell’universo. Sono anche simboli di una famiglia benestante e quindi equilibrata. Negli ultimi anni il miglioramento delle condizioni economiche e la politica più 'liberale 'ha permesso un ritorno alla fede e alle celebrazioni anche ufficiali e a conseguenza di ciò il buddismo è la religione più diffusa in Cina . Tutto ciò senza entrare nel merito del comportamento delle autorità cinesi nei confronti del Tibet.
  19. Un altra filosofia ( per semplificare la definizione )seguita in Cina è il Taoismo in cui in un testo medioevale così si afferma : In tutti gli animali con scaglie scorre l’energia ‘legno’, in tutti gli animali con piume l’energia fuoco, in tutti gli animali nudi l’energia terra, in tutti gli animali con pelliccia l’energia metallo ed in tutti gli animali con guscio l’energia acqua”. La Natura è al entro della pratica taoista ed è stata analizzata nella sua essenza e mille sfaccettature. Ad ogni persona corrisponde un animale specifico che ne rispecchia le caratteristiche evoluzione interiore . E' accaduto che un ottimo praticante cinese di Taiji presentando il suo maestro (di settantaquattro anni) dicesse:
  20. Lui é come un animale”.Naturalmente si trattava di un complimento, anche se in occidente non ci permetteremmo mai di usare una simile espressione di cortesia. E’ chiaro che non si sta affermando che l’anziano signore fosse disumano, crudele o efferato (qualità invero assai umane) quanto che fosse un uomo in ‘sintonia’ con la natura ed i suoi ritmi.
  21. Nella mentalità taoista il supremo maestro è la natura: i corsi d’acqua, le montagne, la luna con le sue fasi ed anche e soprattutto gli animali. Questi ultimi vengono visti come incarnazioni di energie essenziali di cui anche l’uomo, volente o nolente fa parte. Solo se fossimo saggi (quindi obiettivi) il nostro animale interiore corrisponderebbe a quello che più ci piace... il nostro vero animale è invece visibile nella vita reale, non tanto in quello che predichiamo, ma come ‘razzoliamo’, cioè nel comportamento sociale, negli atteggiamenti... e non sempre, quando lo si scopre, è una verità gradevole.
  22. La sensibilità di ‘vedere’ nel comportamento umano quello animale è sviluppata, attraverso l’imitazione, sia nelle arti marziali sia nelle tecniche terapeutiche quali ad es. il Qi Gong. Allo scopo, non solo aquile e tigri... ma addirittura api, scorpioni e mantidi religiose vengono a lungo ‘osservati’ e ‘imitati’.
  23. Ciò detto viene naturale porsi la domanda di come mai in una cultura così impregnata di compassione per gli animali ci sia il costume di mangiar la carne di cane, che tanto fa inorridire gli occidentali . Per prima cosa non in tutta la Cina si mangia carne di cane ma solo nella zona a nord-ovest dove gli inverni sono molto rigidi e, secondo la medicina tradizionale cinese, la carne di cane, essendo molto calda, aiuta a contrastare il rigido inverno. Tuttavia, salvo in alcune minoranze etniche, il consumo di carne di cane è sempre più raro. Inoltre si tratta soprattutto di una una questione culturale: per alcune persone nel sud-est asiatico il cane non è il migliore amico dell’uomo, ma semplicemente una fonte di cibo. Altri esempi di differenze culturali del genere potrebbero essere i seguenti:In Europa meridionale il consumo di coniglio è comune, mentre nei paesi anglosassoni è considerato un animale domestico; In Italia e in altri paesi la carne di cavallo è considerata una prelibatezza. Tuttavia, è inconcepibile per molti asiatici che si possa mangiare la carne di questo animale, così come in India la mucca è un animale sacro, mentre nei paesi occidentali è una delle carni più consumate e apprezzate












martedì 22 novembre 2016

                                   
                       Coabitare 
                                
 Sul coabitare come scelta obbligata
Premessa : Scrivo da moltissimi anni e dunque posso dire di essere una scrittrice, pur con una visibilità pubblica molto esigua, ma penso che raramente sia capitato a chi ha fatto questo mestiere di condividere lo stesso appartamento con tante persone di tutte le provenienze età e attività. Casomai il contrario : alcuni scrittori e scrittrici raccontano di stanze affittate in cui hanno vissuto. Per questo, quando avrò raggiunto il necessario distacco, penso di scrivere un testo ironico dal titolo “L'intercultura del cesso “ quando riuscirò a chiudere definitivamente questa troppo lunga storia. Due anni fa, quando ho iniziato la prima versione di questo scritto, ero reduce dalla convivenza l'ennesima ( centesima ? non ho il coraggio di contarle tutte )coinquilina di provenienza bielorussa di nome Irina. E' stata come condividendo lo stesso cesso e la stessa cucina per sei mesi ma non ho saputo niente di lei eccetto l'età e che frequentava beni culturali all'università . Ma convivenza o per meglio dire coabitazione forzata fu più algida e asettica . Abbiamo pranzato insieme giusto la mattina prima che andasse via dietro mia insistenza per la prima ed ultima volta. E questo la dice lunga su cosa ha significato per me la sua presenza, che ho sempre avuto come riferimento Il testo di Ivan Ilic sulla Convivialità. Per lei la camera era come un appartamento incistato dentro il mio in cui si ritirava a mangiare ed io la sua vicina di casa . Incontrandomi nel corridoio mi salutava gentilmente e tutto finiva lì . Anzi meno che una vicina di casa perché qualche volta tra vicini di casa capita di scambiarsi oltre il saluto anche qualche commento su che succede, sul tempo, di qualche vicino sgarbato. Adesso che ci penso qualche parola sul tempo ce la siamo scambiata ma solo quello. Eppure mi sarebbe piaciuto saper qualcosa di più del suo paese che tra tutti i viaggi che ho fatto non sono mai stata nell'ex Unione Sovietica , ma era uno sforzo tirarle fuori qualche parola in più e non l'ho mai fatto . Forse tempo fa mi sarei sforzata ma credo anzi son convinta che dopo un certo numero di incontri ravvicinati con persone nuove ci sia un limite di sopportazione e di relativo adattamento oltre il quale si rischia l'intolleranza.
Ho avuto forse cinque coabitanti est europee che più o meno si comportavano così e senza pretendere di farne una teoria sociologica sono giunta a questa conclusione : coloro che negli anni del comunismo sovietico ( che più correttamente andrebbe chiamato capitalismo di stato ) hanno subito il collettivismo come imposizione, appena sono riusciti a liberarsi di quella cappa opprimente e a conquistarsi uno spazio privato per sé per la propria famiglia lo hanno difeso con le unghie e coi denti – financo con le armi (non è forse stata una concausa della guerra nella ex Iugoslavia ? ) e chi non vive con me peste lo colga . Comunque sia dell'egoismo famigliare son piene le fosse di tutti i paesi del mondo specie occidentale . Per non parlare della quasi totale sparizione dei rapporti di buon vicinato nel senso dello scambio e della solidarietà . Le nostre cronache sono piene di tristi storie di persone che muoiono in casa e il cui cadavere rimane per mesi nell'appartamento prima che qualcuno se ne accorga. La crisi del vicinato è una caratteristica comune in tutte le situazioni urbane di tutti continenti. D'altro canto il modello appartamento unifamigliare si è affermato nelle situazioni urbane per diffondersi anche nei più sperduti villaggi ed era comunque legato a un economia in espansione in cui ogni famiglia doveva acquistare il suo frigo , la sua lavatrice e via consumando.
Tornando al tema degli egoismi famigliari Don Zeno, fondatore della comunità di Nomadelfia, ne era ben consapevole e sosteneva che l'egoismo famigliare è fonte di separazione peggiore dell'egoismo individuale e per ovviare a ciò ancora adesso nella sua comunità vigono regole precise per evitarlo . Quanto alle conseguenze dell'egoismo famigliare i cosiddetti single ( sempre più numerosi e in crescita ) come la scrivente ben sanno come ci si sente specie durante le festività soprattutto natalizie : come quelli che comunque vengono sempre dopo, outsider. Perché ci sono gli outsider gli insider come ci sono i nomadi e gli stanziali ma questa è un'altra storia .

La coabitazione come scelta
Da anni alla ricerca di riferimenti di tipo comunitario ho partecipato agli incontri degli ecovillaggi , delle nuove forme di coabitazione che vanno da forme di buon vicinato solidale a vere e proprie comunità .Forse profeticamente quando insegnavo durante i movimenti degli anni '70 ( ora ridotti a forme di ribellione verso i padri e o anticamera del terrorismo ) uno dei temi che ho iniziato a trattare in collaborazione con i colleghi architetti è stato quello delle comunità utopiche da Tommaso Moro, a Campanella, a Fourier, alle utopie concrete degli americani sfuggiti alle persecuzioni religiose ( v. il testo di Dolores Hayden Sette utopie americane ) a Cernysevskij che nel suo libro Che fare a cui Lenin si era ispirato per intitolare il suo più noto e politico Che fare. Nikolay Cernysevskij, leader del movimento rivoluzionario russo del 1860 aveva scritto questo romanzo nella fortezza di S. Pietroburgo dove era stato imprigionato . I protagonisti della storia scelgono di abitare insieme in un modo diverso, per cui ogni persona anche se in coppia doveva avere una sua stanza – una stanza tutta per sé ,come diceva la Woolf – e poi c'erano spazi comuni sia per il mangiare che per i momenti di socialità .
Durante gli anni '70 del secolo scorso ci furono diversi tentativi di giovani che decisero di condividere l'abitazione ma la maggior parte fallirono anche perché c'era un rifiuto di qualsiasi forma di organizzazione .E comunque si trattava sempre di situazioni i cui partecipanti erano sui vent'anni. C'è stato solo un esempio proprio a Torino che è durato fino agli anni '80, ma questa è una storia che i protagonisti stessi dovrebbero raccontare.
Al di là delle ragioni dei fallimenti e dei mal spesi forse i tempi non erano ancora maturi ma ora in un periodo di profonda crisi economica gruppi sia pure minoritari di persone di tutte le età sono alla ricerca di diversi modi di abitare . Crescono gli ecovillaggi associati nel RIVE ma anche nella città si assiste alla formazione di socialhousing e o di cohousing e a riunioni periodiche su coabitazioni potenziali . Il primo esperimento di abitazione solidale in città è iniziato nella periferia di Milano promosso da Bruno Volpi più di vent'anni fa .
Il cohousing già affermato in altri paesi europei, nella gran parte dei casi richiede la disponibilità economica all'acquisto, ma nulla vieta con la necessaria preparazione e facilitazione di affittare appartamenti di oltre sei stanze e condividere gli spazi comuni. Per quanto riguarda la facilitazione ci sono sempre più persone formate ( in gran parte nell'eco villaggio di Torri Superiore in provincia di Imperia )a facilitare il compito dell'inserimento e delle relazioni nei e tra i gruppi .


Per concludere come abbiamo già detto il modello di abitazione uni famigliare si confa a un'economia in espansione e nonostante tutte le dichiarazioni di principio, la famiglia è in crisi ( anche se i matrimoni sono in crescita ma ancor di più i divorzi ) e dunque siccome' Alice non abita più lì', noi che optiamo per il cambiamento apriamo le porte e abbattiamo i muri che si sono levati sempre più alti tra le persone, le religioni,le razze e le etnie e costruiamo dal basso nuovi modi di stare insieme e di condivisione e non ci curiam di loro che ci spingono a tornare ai tempi degli homo hominis lupus .

Post scriptum di cronaca con funzione di sfogo. Lamentarsi non va proprio bene ma sfogarsi con gli amici fa sempre bene .( poi mi servirà da promemoria quando avrò raggiunto il necessario distacco per scrivere il già citato libro)
Quando due anni fa, già satura delle troppo numerose coabitazioni, ho scritto di Irina , incistata nell'appartamento, non sapevo che ne avrei viste ancora delle belle ma anche un bello per la verità perché nell'ultima camera in fondo alla casa, dove già c'era stata certa Mariuccia, che quando non era in casa passava tutto il tempo a guardare la televisione che era quasi grande come la stanza, è venuto a stare un giovane turco di 26 anni. Avevo già avuto due coabitanti turche a Roma e un turco curdo che guarda caso andavano d'accordo e mi ero resa conto che erano molto rispettosi delle persone soprattutto anziane quale sono ed ero e quando è arrivato Emircan , giovane architetto designer di auto, a chiedermi di affittare la stanza ho notato che salutandomi mi ha fatto l'inchino . Mai nella mia vita mi era capitato eccetto un baciamano per scherzo ad opera di un amico . Del resto noi donne emancipate cosa vogliamo oltre l'autonomia e la parità mica possiamo pretendere di essere complimentate dai gentleman che peraltro non ci sono più .Comunque sia quell'inchino mi aveva colpito molto e nonostante non volessi prendere persone di sesso maschile- soprattutto perché considerato il mio sottile odorato nel cesso, appunto,si nota la differenza -ho deciso di farlo venire anche perché mi aveva detto che stava tre mesi . Altro che tre è stato nove mesi e non è che mi abbia arrecato molto disturbo perché quando non usciva per andare a fare il suo corso di designer di auto,o per comprare all'Ikea, stava ermeticamente chiuso in camera dove anche mangiava come la bielorussa ( evidentemente in certe culture si mangia insieme solo se imparentati o ospiti e ospitati ) a disegnare, diceva lui, ma per la verità faceva anche ben altro considerato il numero di scatole di videogiochi che ho trovato quando se n'è andato e un volante con cui simulava la guida di un auto seduto in una poltrona davanti allo schermo. Nei nove mesi che è stato lì sarà uscito una quindicina di volte con amici improvvisati ma quanto a fare una passeggiata e tanto meno jogging o vedere qualche museo ,eccetto quello dell'auto naturalmente, non se ne parlava proprio. E poi dicono dei giapponesi che devono essere curati perché stanno tutto il tempo in casa .
“Ma cosa ti lamenti “ replicavano le persone a cui parlavo del suo comportamento . “In fondo non ti da alcun disturbo e in più si inchina sempre quando ti saluta '. Si è vero ma io non mi lamentavo ma mettendomi nei miei panni alla sua età l'idea che passasse tutto quel tempo al chiuso in una camera peraltro piuttosto piccola mi faceva star male . Altro esercizio che non bisogna fare primo perché i panni sono sempre diversi ma in secondo luogo pur avendo fatto l'affittacamere per più di 25 anni, con l'aspirazione non tanto segreta di trovare una convivenza più condividi bile, sono rimasta sempre delusa , eccetto qualche rara parentesi sia qui che a Roma e guarda caso con persone provenienti dal sud America – a proposito di intercultura -. Ricordo Maria che veniva dall'Argentina e da quando è entrata in questa casa era come se avesse reso tutto più brillante . E' bastata la sua risposta a una delle prime domande che le ho fatto per capire che si trattava di una persona speciale . Quando le ho chiesto se era stata sposata mi ha risposto che sì ma dopo otto anni era rimasta vedova ,ma ringraziava la vita per averle fatto avere otto anni di un amore perfetto con un uomo speciale . Gracias a la vida ... Non era forse Violetta Barra una sudamericana ? Come sudamericana - colombiana- era Gloria che ahimè tornata in Colombia è finita nel 'cartello della droga' ( un'altra storia che racconterò ). Sì Gloria una bella donna allora sui trent'anni con un grande talento per la pittura buttato a mare. E' stata da me a Roma e poi si è sposata, ma ci siamo sempre frequentate e da quando era tornata al paese suo malgrado ci sentivamo attraverso Skype e ogni volta mi chiedeva di andarla a trovare che potevo stare da lei quanto volevo che mi sarei sentita come in famiglia .E sicuramente sarebbe stato così perché – fino a quando dura -, in quei paesi vige ancora la concezione della famiglia allargata. Come d'altronde in Africa anche se nelle grandi città mi dicono che va in parte va scomparendo . Claude Meillassoux, un antropologo francese che avevo letto prima del mio soggiorno in West Africa alla fine degli anni '80, scriveva in un suo libro che chiunque avesse importato il modello della famiglia nucleare nel continente africano doveva essere trattato come un criminale . La situazione con lo sviluppo delle grandi metropoli si va deteriorando e anche lì le relazioni di vicinato sono sempre più esigue . Ma tant'è nel centro e sud America perlomeno da quanto ho personalmente verificato non è ancora persa l'ultima speranza. Anche Jessica e sua madre Angeles, messicane che sono state da me a Roma sono ormai quasi dieci anni, continuano a invitarmi ad andare in Messico dicendo che posso stare quanto voglio . Ma stanno ancora aspettando perché penso che non ci andrò anche perché di grandi metropoli ne ho visitate quanto basta e Bogotà e Città del Messico hanno superato la soglia degli otto milioni .
Ci sono state sì felici parentesi di coabitazione come dicevo ma negli ultimi due anni qui da me si sono succedute persone che era meglio perdere che trovare come l'arrivo di una vera ladra che ha pensato bene di rubarmi l'argenteria, che era rimasta, dopo tanto traslocare, dal mio matrimonio. Non ricordo neanche come si chiamava anche perché per imprudenza ,negligenza o eccesso di fiducia non memorizzo né mi segno tutti i cognomi. Poi all'improvviso, quando già stavo cercando un' altra soluzione abitativa, cosa non facile per me sprovvista di liquido sufficiente per uno spostamento, è arrivata Patricia di Rio di Janeiro. con cui ho condiviso gran parte delle cene del suo soggiorno qui e con cui continuo a sentirmi per Skype e che ancora mi ringrazia per tutti i piatti di cucina, i suggerimenti dietetici, la condivisione di tutte le esperienze e conoscenze acquisite nella mia vita, da quelle delle medicine complementari a quelle spirituali . Quasi come una figlia o forse meglio perché per la maggior parte dei casi le esperienze e le conoscenze non si trasmettono in famiglia. Pur essendo grata a Patricia che mi ha dato l'opportunità di sperare ancora in una convivenza degna di tal nome e non una reciproca sopportazione chiusi nei propri spazi con appunto lo stesso cesso e la stessa cucina, ora mi trovo in un impasse ancora maggiore in cui sembra che tutti i nodi stiano venendo al pettine. Con il passare del tempo ho imparato che la vita ti dà degli avvertimenti quando le cose non vanno : dapprima deboli , poi meno deboli, poi forti e sempre più forti e se non li ascolti non ti devi stupire che qualcosa di grave succede che sia una malattia ,un crollo psicologico o un incidente. Nemmeno tre mesi dopo che Patricia se n'è andata, dopo essermi concessa una tregua di solitudine scelta, è arrivata o per meglio dire si è imposta Mariella, una siciliana di 36 anni, la stessa età di Patricia che facendo leva sulla mia debolezza di scrittrice non riconosciuta e sulle mie consuete difficoltà economiche, si è mascherata da scrittrice in cerca di riconoscimenti e dopo avermi dato immediatamente la cifra equivalente a un mese di affitto si è insediata il giorno dopo in casa. Da quel giorno è iniziato un crescendo di reazioni da parte sua sempre più allarmanti come confidenze non richieste su una sua relazione virtuale e tempestosa con un tal musicista di Roma, interventi imposti in casa su abitudini consolidate e accettate da tutte le persone che in questi anni mi hanno 'scompagnato', fino al precipitare della situazione dovuta al taglio del gas per una bolletta non pagata . Dimenticavo di dire che l'altra stanza che subaffitto e di cui il padrone è a conoscenza e chiude un occhio perché è al corrente della mia condizione. ( si potrebbe dire che si comporta come un piccolo mecenate perché è al corrente della mia attività di scrittrice non remunerativa )l'altra stanza ,dicevo, era già occupata da Vittoria ,figlia di un comunista deluso e fuoriuscito dal partito e di una tailandese, che certamente anche lei come me non era tanto contenta di non avere l'acqua calda a disposizione, ma si è accontentata di un rimborso delle spese che non è bastato a Mariella. La stessa si è scatenata con urla ed insulti fino a spingersi a suonare alla porta del padrone di casa che abita al piano di sotto e da cui mai né io ne altri avevamo osato andare. E da allora ogni pretesto è buono per scatenare violente reazioni da parte sua come mai mi è successo in tutti questi anni . E in più come se non bastasse, al di là e contro ogni caratteristica regionale e culturale Mariella ha una concezione del cibo molto egocentrata – ognuno si consuma le cose sue , tanto da segnare il suo nome su una busta di plastica di verdure congelate dal valore di un euro e cinquanta che combinazione tutte e tre contemporaneamente abbiamo comprato . Se questo per me che, come ho detto all'inizio, ho sempre dato valore alla convivialità non ha il sapore di una definitiva sconfitta me lo dicano gli amici e i lettori di questo mio sfogo che spero non vi abbia troppo annoiato . Veramente il mio supposto libro sull'intercultura del cesso se mai nascerà dovrà avere una vena comica,ma
per farlo è necessario un certo distacco che al momento attuale, in cui la coabitazione forzosa con la suddetta Mariella è ancora in corso, non mi è possibile . Spero , considerata la mia resilienza che ciò possa avvenire quanto prima e chissà mai che da questa storia non nasca un bestseller . Della serie: La speranza muore con noi





sabato 20 agosto 2016

Riflessioni sulla solitudine a latere di un campo Mir sul tema della morte e dell'immortalità 

Tramontata è la luna e le pleiadi
 a mezzo della notte
 anche giovinezza già dilegua
e ora nel mio letto dormo sola (Saffo ) 

Questi sono i versi di Saffo che da tempo conosco e vivo in prima persona e questo  è il leitmotiv del nostro campo per quasi tutti i partecipanti che tanto hanno scambiato e comunicato durante la settimana comunitaria . Come asseriva tempo fa  una femminista radicale degli anni '70 che non c'è stata mai una separazione così netta tra uomini e donne come in questa epoca e che forse dopo il vincente separatismo( portato avanti appunto dal femminismo radicale), occorre ripensare un modo in cui i due generi si potrebbero  ri-conoscere . (Al Sereno Regis di Torino è in atto un'esperienza in questo senso molto valida ). A parte questa premessa che andrebbe approfondita non c'è dubbio che tutto ciò costituisca un fenomeno sempre più visibile . Così come è sempre più in aumento il tragico fenomeno della violenza sulle donne da parte di figure maschili che non accettano la nuova realtà femminile e ogniqualvolta una donna vuole la propria autonomia l'uomo 'comune' reagisce nel modo che gli è più consono ,cioè con la violenza . Ho usato la parola comune per semplificare ma proprio nei cammini spirituali e o comunitari s'incontrano sempre più uomini, anche se ancora una esigua minoranza, che ricercano la parte femminile dentro di sé  e si mettono in discussione . Nel contempo certo non ci si può aspettare da parte degli stessi  uomini che prendano loro l'iniziativa per una  eventuale conoscenza e o relazione ravvicinata proprio perché rispettano profondamente l'autonomia femminile. Infatti uno dei partecipanti del campo a cui ho segnalato la presenza di tante donne sole ha subito replicato: che aspettano allora a prendere l'iniziativa ?
Come scrive Tolle il cui testo avevo portato con me nel campo per condividerlo perché sia sulla morte che sui generi dice cose importanti da me condivise "il numero di donne che si sta avvicinando allo stato pienamente consapevole supera già quello degli uomini e crescerà ancora più rapidamente negli anni a venire ." E' sempre più chiaro che stiamo attraversando una transizione che ci porterà ad un cambiamento radicale delle relazioni in primis e poi di tutto il resto che qui non voglio dilungarmi a descrivere . Ma come si dice in un aforisma che cito a braccio è' sempre affascinante vivere nei momenti di grandi cambiamenti anche se questo costa sofferenze  e drammi che si ripercuotono nelle nostre vite. Una di queste conseguenze è la solitudine all'interno delle nostre case attutita dalla presenza di animali domestici . E non è per caso che uno dei settori economici in crescita sia proprio quello dei negozi per animali pieni di gadget di tutti i generi che 'antropomorfizzano' vieppiù gli animali stessi. Sempre a proposito della separazione dei generi uno degli aspetti che va messo in luce per eventualmente trovare delle soluzioni, anche se pure parziali, è la carenza di rapporti sessuali ma soprattutto la mancanza di sensualità che non necessariamente vuol dire 'genitalità'. Come si può constatare nel crescente numero di persone che si specializza in massaggi di tutti i generi e provenienze dalla Thailandia alla Cina all'India  e via dicendo. Mi viene da dire anche solo per scherzo ma non del tutto , che forse potrebbe essere un'idea istituire un baratto di massaggi in luoghi appositi ...oppure individuare delle forme di yoga tantra per sublimare tutte queste energie disperse che alla lunga portano contraddizioni e conflittualità di cui abbiamo sempre meno bisogno .E qui chiudo invitandovi care compagne e compagni  a rimanere in contatto. Allego qui di seguito l'intervento che mi è piaciuto tanto di un 86 enne emancipato dal patriarcalismo . O meglio ancora lo incollo .
P.S Leggo ora nel frontespizio di un libro sui gatti la seguente affermazione : Un gattino trasforma il ritorno in una cas vuota nel ritorno a casa...
Il burkini della  nonna

Mia mamma, nata nel 1907, e mia  zia, sua sorella, del 1905, mi raccontavano che da piccole, più o meno dunque negli anni della prima guerra mondiale, facevano il bagno a mare, tuffandosi  in acque limpidissime  da uno stabilimento costruito in legno sugli scogli antistanti la curva con la quale  via Nazario Sauro si innesta in via Partenope, a Napoli.
Lo stabilimento era diviso in due sezioni rigidamente  separate; dall’una non si poteva passare nell’altra e nemmeno ci si poteva guardare, gli sguardi essendo impediti  da un’alta paratia di legno che si prolungava anche nel mare per parecchi metri. In una delle due sezioni avevano accesso  solo i maschi; nell’altra solo le donne. Le signore,  se facevano il bagno, lo facevano indossando un camicione che le copriva sino alle caviglie, al disotto  del quale   non so   quale altro  indumento  avessero, ma certamente non erano nude.  Insomma qualcosa di molto simile ai Burkini di cui si parla tanto in questi giorni. Se mia nonna avesse fatto il bagno lo avrebbe indossato.
Fu in quel mare “separato” che mamma e zia divennero delle appassionate  nuotatrici e, specialmente zia, provette sommozzatrici,  pratiche in cui si sono cimentate ambedue anche passati  gli 80 anni di età.
I miei, intorno alla metà degli anni trenta,  d’estate,   per un paio d’anni, presero in fitto un appartamentino ai Gerolomini,    località tra Bagnoli e Pozzuoli, nei pressi di una stazione termale dove  mia monna, di pomeriggio, accompagnata da mia zia, andava a “fare i fanghi”.    Di mattina, mamma e zia portavano  me nella  spiaggia sotto casa  che ne era separata  solo da una strada. Di  pochissimi anni (sono nato nel 1930), ero in costume e sguazzavo sul bagnasciuga; mamma e zia no: indossavano normali abiti estivi  e vigilavano sulla mia incolumità  sedute su due sgabellini pieghevoli  ed all’ombra di ombrellini, sotto la sorveglianza   di   mia  nonna che di tanto in tanto si affacciava dal balcone. Non so se, da appassionate nuotatrici, mamma e zia  soffrissero di non    fare il bagno;  se così era non lo davano a vedere, almeno a me.  
Poi ci furono la guerra d’Africa, quella di Spagna e la seconda guerra mondiale. E si sa che le guerre sono   potenti acceleratrici  dei cambiamenti dei costumi.
Così, nel secondo dopoguerra mia zia e mia madre ripresero a fare i bagni   a Torre del Greco, dove eravamo sfollati per sfuggire ai bombardamenti che però ci raggiunsero anche lì.
Pure  la casa di  Torre del Greco   era prospiciente ad una spiaggia, come quella dei Gerolomini;   ne era  separata  solo dai binari della ferrovia per le Calabrie, che si superavano mediante  un sottopasso. Lo stabilimento era anch’esso di legno, come quello di via Partenope, ma non aveva separazioni:  le “signore bagnanti” non erano sottratte agli sguardi dei “signori bagnanti”. I costumi però  erano castigatissimi, specie quelli delle signore: i  due pezzi non erano ancora stati inventati, tampoco i bikini  e non parliamo dei topless che si sarebbero visti solo dopo alcuni decenni, non senza che non poche multe  e qualche condanna colpissero le prime audaci che avrebbero osato ridurre così drasticamente  l’abbigliamento marino.
Mamma e zia indossavano costumi di una stoffa pesante, neri e con il “gonnellino”. Solo alcuni anni dopo passarono al “mezzo gonnellino” che copriva l’inguine e la parte superiore delle gambe. Al costume senza gonnellino arrivarono solo in età avanzata,  diciamo da vecchie.
Ora, mamma e zia non erano mussulmane, ma cattoliche; non erano di una classe sociale poco evoluta, ma borghesi; erano  nate a Napoli da una mamma appartenente  alla “buona borghesia”napoletana (così si diceva una volta) ed avevano avuto un padre veneto, rampollo di una famiglia aristocratica di proprietari terrieri, di idee liberali,  i cui membri maschi avevano  aderito  alla Carboneria e contribuito al finanziamento  non so di quali imprese delle guerre di indipendenza. Dunque l’adeguamento di mia madre e mia zia alle  usanze  in materia di abbigliamento balneare  che ho decritto  non dipendevano   da questioni né di classe sociale, né  geografiche e neppure religiose, perché  in queste cose la religione, come vedremo, c’entra si e no. Di sicuro  dipendeva dalla  impronta  patriarcale che fortemente permeava  (e permea ancora) tutta la nostra società, cultura e religione comprese.
Dio, infatti, come insegna Maria Lopez Vigil, teologa cristiana, <nacque donna>  all’epoca delle tribù nomadi e tale rimase a lungo. Si mascolinizzò  solo quando le popolazioni, divenute  stanziali    essendosi date  all’agricoltura come attività principale,  sentirono     < la necessità di difendere attraverso le armi e la violenza granai e territori>. Così <l’idea ancestrale (di un dio al femminile) si andò trasformando. La cultura convertì Dio in maschio e in un maschio guerriero>.   
Tale divenne  ovunque: in Asia, in Africa ed in quella che  chiamiamo Europa, nonché per tutte le religioni: quelle  che c’erano all’epoca e  quelle che sarebbero  sorte dopo. Così:  maschio  è il Dio dell’ Ebraismo, quello del Cristianesimo come quello dell’Islam, cioè  di tutte e tre  le “Religioni del Libro”, di tutti e  tre  i Monoteismi.  E non per rivelazioni divine,  ma  per il predominio della cultura patriarcale che,  sorta  a seguito dei cambiamenti culturali e sociali provocati dalla rivoluzione agraria di millenni fa, si è consolidata nel tempo ed ha improntato  tutte  le  società determinandone i costumi ed i malcostumi, non solo quelli dei credenti, ma anche quelli  degli agnostici e degli atei; infatti la collocazione della  donna in posizione sociale  subordinata al maschio  si riscontra non solo nei contesti religiosi ma in tutti gli ambiti delle società.
Considerare  dunque la questione degli abbigliamenti femminili, in spiaggia ed altrove, come se si trattasse  di costumanze connesse unicamente al dato religioso  non solo è sbagliato, ma  è anche  deviante e pericoloso. Deviante,  perché  sposta l’attenzione e l’impegno da quella che è la radice profonda del problema,  che così non viene affrontata. (Si ripete la solita questione del dito e della Luna). E’ pericoloso,  in quanto concorre, anche se involontariamente, a rendere plausibile che si tratti di una guerra tra religioni (che sarebbe la peggiore e più ributtante delle guerre) e a suscitarla artificiosamente.
Le donne, con le loro lotte, con il  Femminismo, hanno  colto nel segno, scoprendo  nel patriarcalismo l’origine della subordinazione della donna al maschio che si verifica nei più disparati contesti e  individuando nella cultura patriarcale quella da debellare.  Le loro lotte per l’emancipazione e per la liberazione  hanno  raggiunto  stadi  e risultati diversi nei differenti paesi, costringendo il patriarcalismo ad arretrare in misure che variano da paese a paese. In nessuno però la cultura patriarcale è stata debellata, nemmeno nel nostro (dove i femminicidi, che sono solo la punta dell’iceberg, ancora imperversano)  ed in tutti la lotta delle donne, che  si svolge soprattutto sul piano culturale, deve proseguire e va  sostenuta. Possono sostenerle pure  i maschi che hanno imparato da esse a riconoscere il patriarcalismo anche  in se stessi, a patto che rispettino  i tempi e le modalità che sono le donne, paese per paese, a dover stabilire e  che siano consapevoli  che la libertà, l’emancipazione, i diritti, così come la democrazia, non sono merci  da poter esportare ed importare, né oggetti da regalare o da essere  ricevuti in dono. Possono essere solo conquistati.
E’ difficile accettarlo per noi occidentali.  Malati di eurocentrismo, pretendiamo di imporre la nostra cultura, i nostri “valori”, i nostri  modelli di vita agli altri popoli. Si, so bene che questa pretesa è falsa ed  è  servita e serve  per mascherare  il colonialismo ed il neocolonialismo, cioè per occultare la nostra smaniosa bramosia   di  depredare delle loro risorse i popoli di altre terre. Per falsa che sia, questa nostra pretesa è comunque  assai perniciosa: abbiamo visto tutti e tutte  quali danni abbiamo prodotto anche a noi stessi/e quando abbiamo finto di voler  esportare la democrazia.  Danni analoghi provocheremmo se volessimo adesso pretendere di esportare in altri paesi  la libertà e l’emancipazione delle donne e di imporle alle donne straniere che sono venute ad abitare da noi.
Penso quindi  che i divieti stabiliti in Francia di indossare veli, burka e burkini,  dimostrazioni per altro  che neppure laicità e laicismo sono esenti dal patriarcalismo, siano una pessima cosa. Sembra per fortuna che in Italia, forse più per timore di eventuali ritorsioni dell’Isis che per convinzione, non si sia disposti a seguirne l’esempio.  Menomale.  
Ma non basta. Credo che per non ostacolare il cammino di liberazione delle donne di altri popoli, oltre che rispettare i loro tempi e le loro modalità, dovremmo preoccuparci ed occuparci di contrastare il patriarcalismo in casa nostra.

    

sabato 25 giugno 2016



Avvistato a Genova vicino a Brignole 

Mai visto niente di più simbolico sul predominio del consumismo . Esautorata la parabola evangelica della cacciata dei mercanti dal tempio anche se in questo caso si tratta di una cappella sconsacrata da cui si è salvata la statua della Madonna. Nonché per dirla con Pasolini la dittatura del consumismo . Il poeta negli Scritti corsari infatti aveva profeticamente detto che nel futuro più che ai fascismi tradizionali avremo assistito al nascere della cosiddetta dittatura del consumismo . Il feticcio del Dio Denaro ha vinto dovunque grazie alla globalizzazione e alla virtualizzazione internazionale al di là dei resistenti e rinascenti nazionalismi e separatismi 

domenica 5 giugno 2016

La consapevolezza dei ' mangiatori di cadaveri '

Pensavo stamani a un film che ho visto ieri sera al festival del cinema ambiente che si intitolava Need for meat-(Bisogno di carne ). Tratta del percorso di una madre carnivora che sospende la decisione di far mangiare la carne alla figlia, fino a quando non avrà portato a termine l'esperienza in un mattatoio compiendo tutti i passi necessari fino ad arrivare all'uccisione con le sue mani di un vitello colpendolo in un punto sulla fronte con una pistola apposita . Dopo aver concluso che l'uccisione di un'animale è una cosa importante e che per questo bisogna mangiar carne consapevolmente fa mangiare la alla  sua bambina di almeno due anni  ( che sembra in ottima salute )la prima polpetta della sua vita .In questo modo la introduce'consapevolmente'  tra i carnivori e così si mette a posto la coscienza.
 Alla fine della proiezione il consueto applauso era inframezzato da molti fischi che sicuramente provenivano da persone che hanno fatto la scelta vegetariana come me- anche se devo confessare per amore di verità non completamente, perché di tanto in tanto mangio pesce di cui non si riconosce la forma -. 
Tanti anni fa avevo un amico, poi morto tragicamente in un incidente stradale, che era conosciuto per mangiare la carne che non ricordasse la forma dell'animale, quindi solo bistecche o polpette o hamburger altrimenti si rifiutava perché gli faceva impressione - così diceva - .
 La tesi che il film vuol dimostrare è che la gente quando va al supermercato compra la carne e non sa né vuole sapere che è appartenuta ad un animale .Quindi secondo la regista del film può continuare a mangiarla basta che sappia che è appartenuta ad un animale . A me pare che tutto ciò sia quello che si chiama e non a caso una questione di lana caprina o quanto meno una  disquisizione psicologica per occidentali satolli e raziocinanti e mi viene in mente la definizione della Blavatsky, la fondatrice della società teosofica, che chiamava i carnivori mangiatori di cadaveri.
. Figuriamoci poi a quel tempo, cioè all'inizio del XX secolo,in cui non esistevano certo gli allevamenti intensivi  degli animali. E' vero comunque che sempre  di cadaveri si tratta che siano allevati bene o non .Trattasi comunque e sempre di falsa coscienza e ben poche persone facoltose si possono permettere la carne 'doc' sapendo da dove arriva, mentre quello che passa il convento per milioni di persone sono i cadaveri degli animali che sono nati cresciuti e riempiti di ormoni e di antibiotici per diventare carne da macello. Basterebbe far vedere in T.V uno di questi allevamenti cosiddetti intensivi di polli di maiali o di vitelli per dieci minuti alla settimana anche in modo subliminale, che sfido chiunque a insistere a mangiare carne perché non ne può fare a meno. Questo di fatto non succederà mai, perché ci sono troppi interessi coinvolti come in tutte le questioni agroalimentari delle multinazionali del cibo . E mi riferisco con questo al ruolo fondamentale che invece può avere un consumo parco e consapevole del cibo da dovunque provenga - come nel  blog precedente ho mostrato. Una soluzione comunque  la regista del film la fa intravedere, senza a mio parere dargli importanza dovuta, e cioè  quando intervista il personale di un laboratorio in cui si fa la ricerca per la carne artificiale. Ma questa è un'altra storia e se tanto mi da tanto fino a ché il sistema economico non cambia, diventerebbe un'ulteriore occasione di profitti per le solite multinazionali del cibo.  






  

mercoledì 1 giugno 2016

Ho staccato stamani dal muro della mia cucina
questo poster alle cui indicazioni cerco di attenermi rigorosamente . Qualcuno che mi conosce dagli anni '70 potrebbe pensare a una sorta di conversione . Non è così . Non a caso in questo manifestino c'è la parola rivoluzione (cui ora preferisco rievoluzione) Negli anni '70 tra i partecipanti ai movimenti politici che volevano cambiare il mondo c'erano due atteggiamenti contrapposti : coloro che sostenevano che finché non si era fatta la rivoluzione non si poteva cambiare niente della nostra quotidianità-i militanti leninisti - e coloro che sostenevano che occorre cominciare da sé .In particolare il movimento degli hippies già allora conveniva con Gandhi -sii il movimento che vuoi vedere nel mondo. Non ho seguito il movimento degli hippies, scegliendo fin dall'inizio un percorso militante anche se all'interno dei gruppi attraversati -con il mio consueto spirito nomade -conducevo delle battaglie alla donchisciotte portando avanti il tema della coerenza e dell'esempio.
Fatta questa premessa allego per intero il poster che sta nella mia cucina .
    

martedì 31 maggio 2016

Viaggio in Sicilia - o delle aspettative disattese -e della perdita del senso comunitario - o della globalizzazione e della presenza della 'piovra '.

Mai avere aspettative : è una massima da applicare specie quando ci si mette in cammino per arrivare da un posto ad un altro. Nuovamente mi accorgo che sono cascata in questa onnipresente trappola, prefigurando il mio viaggio in Sicilia.L'intenzione si era delineata in seguito all'incontro con Michele di Palermo durante un incontro alla Brama Kumaris di Gubbio  . Michele vive a Palermo e, oltre che avere una società dal nome invitante di Colori di luce, è  un palermitano doc nel senso della conoscenza approfondita della sua città. Ci siamo sentiti alcune volte per telefono e mi sembrava che ci fosse l'interesse per una conferenza così formulata : 

L'incontro si svolgerà in due serate rispettivamente :
Prima serata : due ore . Nella prima parte in sintesi si presenteranno le tematiche esposte nei seguenti testi :
David Kaiser Come gli hippie hanno salvato la fisica .
Fijot Capra Il tao della fisica
Nella seconda parte proiezione di un video dal titolo : L'attivista quantico
Seconda serata :Presentazione della tecnica EFT e incontri individuali per l'approfondimento e la personalizzazione della tecnica .

Il carteggio iniziato sei mesi prima stava arrivando a conclusione e finalmente è stata fissata la data del 6 maggio . Tempo sufficiente per crearmi delle proiezioni su come sarebbe stato interessante rivedere la città che avevo visitato vent'anni prima in poco più che mezza giornata, con una persona che la conosce bene,quando si è presentato  il primo ostacolo nella locandina inviata a Michele che non riuscendo a intervenire per diffonderla, dopo vari tentativi, si è spazientito e mi ha mandato una mail in cui mi comunicava che se non avevo comprato il biglietto forse era meglio rimandare. Nell'altra grande isola italiana , la Sardegna , quasi mezzo lustro fa una anziana signora mi aveva insegnato un  proverbio così formulato: Ogni impedimento è un avvertimento . Ma certi avvertimenti sono come i consigli non richiesti: non gli si da retta . Il biglietto l'avevo comprato e così con la speranza di poter trasmettere a qualcuno la tecnica dell'EFT, di avere un accompagnatore per vedere Palermo e di presentare il libro di poesie con una delle coautrici che vive a Modica ( dove vive una sorella che non vedo da anni ) son partita ugualmente. Ma una volta arrivata ho velocemente realizzato che il giorno dopo  non solo non avrei fatto la conferenza, ma Michele non era disponibile a dedicarmi qualche ora del suo tempo per farmi da cicerone nella sua città natale E dunque mal me ne incolse chè ho trascorso le 48 ore preventivate a Palermo nella sede dell'associazione generosamente lasciatemi a disposizione dal sopraddetto Michele. Dove peraltro ho partecipato gratuitamente a un incontro di biodanza egregiamente condotto da una giovane e simpatica formatrice  e a una sessione di ginnastica posturale guidata da un esperto insegnante . Grasso che cola ! oltre a ciò ho constatato di persona che ormai dappertutto con cifre del tutto abbordabili è possibile fare pratiche biopsichiche  che 'ti fanno star bene ' .Il business del benessere infatti, oltre a funzionare economicamente, fornisce a persone di tutte le età strumenti per migliorarsi e stare meglio .
Passate alle bene meglio le due giornate previste, dopo aver dormito sul pavimento con un tattami adatto ad altre età che non la mia, l'indomani mattina ho incontrato Marilena,  una gentile giovane donna interessata all'apprendimento della tecnica per liberarsi dalle emozioni negative (EFT). Dopo i due giorni di autoreclusione nella sede del 'benessere ',Marilena si è offerta di accompagnarmi alla fermata dell'autobus per Modica e sulla via ci siamo fermate a visitare la basilica dello Spasimo,un edificio dell'antica Palermo che dal 1855 al 1985 è stato usato come ospizio per i poveri  e dopo il restauro è stato riaperto alla cittadinanza e ai turisti in genere di cui non mi sento mai parte e anche se decido di esserlo trovo sempre ostacoli di ogni genere . Ma con l'accompagnamento di Marilena per qualche ora sono riuscita a farlo . 

Finita la visita guidata da una signora palermitana entusiasta per l'avvenuto restauro,nel tratto che conduce alla fermata, dentro il  giardino di una villa, Marilena mi ha fatto notare una pianta che ho subito riconosciuto come l'albero del Banyan,


  che pensavo fosse soltanto presente in Asia.        
            Banyan in India 

Questo sorprendente ritrovamento faceva prefigurare quanto sarebbe stata interessante una visita al giardino botanico . Ma ormai il biglietto era fatto e l'ospitalità finita. Dopo essere salita sull'autobus, con una luce che pensavo fosse soltanto consueta in quel del nord,è incominciata l'immersione in un paesaggio  desolato in cui si scorgono reperti di archeologia industriale con numerosi cartelli di Vendesi e Affittasi in una natura  impervia e senza vegetazione , campi incolti e rocce scoscese . Solo di tanto in tanto qualche distesa di grano e nessun animale ,pecora o mucca che fosse  .' Dov'è la Sicilia granaio d'Europa ,la Sicilia descritta da Goethe che sicuramente anche all'epoca non era mai passato da queste  parti?' -mi chiedevo in preda allo sconforto guardando la pioggia che  cadeva senza sosta ,fino a quando non siamo arrivati alle porte di Caltanissetta che certo tra le città siciliane non è tra le più visitate  dai turisti. Da Catania si discende verso la piana di Noto e finalmente l'autobus è giunto  a destinazione davanti ad un bar  molto simile a quelli che si incontrano sulle autostrade di molti 'non luoghi ' .  Lì ad attendermi c'era  Sofia, con la quale per telefono avevamo combinato di presentare il libro in cui sono state  pubblicate le nostre poesie . Appena giungiamo nella casa dell'ospite la prima cosa che mi colpisce è un televisore di quasi un metro di larghezza che non so a quanti pollici corrisponda, davanti  al quale stava seduta Martina,la figlia di Sofia, con in mano l'immancabile cellulare. 
 Il libro di cui sopra si intitola Sulano, il cui significato non ho ben compreso, ed è una raccolta di poesie di autori e autrici di varia provenienza .Nel leggerlo ero rimasta colpita dal fatto che Sofia fa la parrucchiera a Modica, dove abita Marisa ,la sorella che non incontro da diversi anni per sua decisione.Nella speranza di incontrarla per rompere il muro che nel frattempo si è alzato tra di noi,mi sono accordata per la presentazione del libro in un'associazione di Mutuo soccorso locale .Son passati ventisei anni dalla caduta del muro di Berlino e da allora assistiamo a continue costruzioni di muri,simboli materializzati di una società in cui i rapporti sono sempre più  virtuali, ma sempre meno reali . 



In questi stessi anni si è sempre più delineata una concezione, che ho fatto mia, che si configura nelle parole di Gandhi " Sii il movimento che vuoi vedere nel mondo " Cominciare da sé  ... Così mi sono detta
' fosse mai che Marisa  non venga alla presentazione e finalmente ci rivediamo .' Aspettative, sempre aspettative... Ciò premesso, a parte ogni altra considerazione sono stata accolta  e generosamente  ospitata nella camera del figlio di Sofia  che fa il politecnico a Torino e la mattina dopo la segreta speranza e- o aspettativa  di poter visitare Modica in compagnia si è subito dissolta perché la mia ospite doveva assistere una suocera gravemente malata all'ospedale .Così, considerato il tempo poco favorevole, ho deciso di dedicare la mattinata a dare un occhiata ai dintorni della casa ospitale . Esco e guardandomi intorno vedo una serie di case costruite senza criterio alcuno di centri comuni, ma allineate su strade senza marciapiedi : ' non luoghi' che potrebbero essere dovunque. Pur essendo domenica mattina non c'era anima viva che camminava sulle strade . Solo auto che apparivano e scomparivano sfreccianti i cui guidatori mi guardavano incuriositi. L'avevo letto sul testo di Lewis Mumford"le città nella storia" pubblicato nel 1950, ispiratore dei miei viaggi metropolitani ,che in quegli anni già nessuno camminava a piedi nelle periferie delle città americane e se qualcuno  lo faceva veniva preso per un vagabondo e fermato dalla polizia locale .Mi avvio verso una strada di maggiore traffico e vedo solo negozi chiusi non solo per la festività ma per 'crisi'. Persino una panetteria .





 Qualche villa abbandonata 

Nella speranza di trovare un bar in cui rifocillarmi ho preso una strada in salita  dove tra una costruzione e l'altra mi sono accorta che c'era pezzo di terra in cui si intravedeva un tipico muretto a secco siciliano, circondato da fichi d'India e un albero di ciliege: un autentico residuato della campagna sicula . Lì c'era un signore che stava curando i fiori e ,con il pretesto di chiedergli se sapeva di un bar nelle vicinanze, mi sono soffermata a parlare con lui per  sapere qualcosa di più del posto in cui mi trovavo .
" Tutte queste case sono state costruite dalla fine degli anni 70 che prima d'allora qui era aperta campagna . Io sono riuscito a mantenere questo pezzo di terra a fatica perché il comune mi aveva chiesto di cederglielo . Per prima cosa faceva comodo a me, ma poi sapevo bene che se così facevo, con gli intrallazzi che ci sono in questo paese, dopo un pò ci avrebbero costruito un altro edificio. Aprono invece continuamente supermercati . Qui in zona ce ne sono addirittura 15 ( di qui la crisi e la chiusura dei negozi ) ." Queste  sono le preziose informazioni fornitami dal gentile signore che si è presentato come un preside in pensione con cui mi sono sentita subito in sintonia, che ne avevo proprio bisogno . 
L'indomani, giorno della presentazione del libro, al mattino decido di andare a visitare il famoso centro storico di Modica che" nel 2002 è stata inclusa insieme con la Val di Noto nella lista dei patrimoni dell'umanità dall'Unesco ." Modica  così descritta da Gesualdo Bufalino :" un teatro era il paese ,un proscenio di pietre rosa ,una festa di mirabilia .. non finirei mai di parlarne ,di ritornare a specchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze ."
 Non avevo letto Bufalino in precedenza ma già avevo sentito parlare dell'architettura barocca e della bellezza scenografica della stessa . Quanto al colore rosa non l'ho comunque visto perché la giornata era piuttosto grigia . Non avendo a disposizione che qualche ora, Sofia mi aveva consigliato di prendere il trenino per i turisti per visitare il centro storico perché le strade sono tutte in salita.E così ho fatto. E mal me ne incolse . Appena salita su detto trenino chiamato Barocco una stentorea voce  femminile accompagnata da muzaK ( così si chiama la musica dei supermercati e dei luoghi di spettacolo )a volume altissimo, presentava i vari monumenti barocchi compreso il duomo di S. Giorgo di cui si legge quanto segue : 'la valutazioni degli storici dell'architettura lo annovera tre le più significative opere del barocco Europeo .' Effettivamente la facciata barocca e l'imponente scalinata fanno una certa  un'impressione  e a quel punto avevo deciso di scendere dal trenino vociante per entrare a visitare il plurielogiato edificio, ma purtroppo era chiuso e così ,tappandomi le orecchie, mi sono fatta trasportare fino alla fine della salita nel punto più alto del paese davanti alla chiesa di S. Giovanni . E lì dopo essere scesa dal trenino( per turisti che si accontentano di fare il giro e poi hanno visto quanto gli bastava per dire che ci sono stati),siccome la chiesa era aperta sono entrata a visitarla . I colori dominanti dell'edificio sono il bianco e l'azzurro e la volta, priva delle usuali pitture barocche ( che secondo lo scopo per cui sono state  fatte in epoca di controriforma devono incutere rispetto e venerazione )è affascinante  .Così la fotografo.


Non dopo averla ammirata per un pò che sempre più mi noto persone che prima ancora di guardare fotografano.  
Percorsa la scalinata antistante ,proseguo in discesa verso Modica bassa e mi metto alla ricerca dei vicoli abitati dalle persone incontrando solo una vecchina con l'usuale sediolina sopra la quale un tempo nei paesi si sedevano le donne fuori dell'uscio a parlare e a sferruzzare . Oltre che nessuna seggiolina non si vede anima viva e così, rassegnata, mi avvio verso le stradone principale , usato dalle auto. Poco prima di imboccarlo mi sono trovata davanti a un balcone in cui campeggiava una bandiera giallo rossa. Sulla ringhiera esterna a destra c'era rappresentata una piovra, archetipo della mafia,su quella antistante  questo drappo: 



e sul muro appena sotto il balcone che ti vedo ?



 una gettata di vernice rossa che sicuramente non era stata buttata lì a caso, ma come chiaro segnale intimidatorio . 
Così di cammino in cammino e di sorpresa in sorpresa è giunta l'ora della presentazione alla società di mutuo soccorso. Con Sofia e la figlia Martina andiamo a prendere la madre che vive al terzo piano di una delle tante nuove case costruite negli anni '70. Una donna anziana con un fisionomia di siciliana doc che ci offre subito dei biscotti fatti in casa e confidenzialmente  inizia a parlarmi . prendendo un telefonino in mano " Io questi non li posso sopportare" 
"Mamma  -replica Sofia - se non ci fossero questi non ci potresti chiamare a tutte le ore come fai.." 
"Deve sapere - continua lei - che ho cinque figli, ma io lo stesso mi sento sola perché loro vengono sì vengono, ma per una cosa e per l'altra devono sempre scappare - pensi che quando negli anni 60 abitavamo  nel centro storico eravamo cinque in una stanza ma col bel tempo( che allora c'era sempre ma anche questo è cambiato ) noi donne  stavamo sempre sedute fuori a parlare e a cucire o a ricamare  ...
 "E i vicini come sono i vicini?"  le chiedo 
"Cosa vuole con i vicini buongiorno e buonasera ed è già tanto. "
E' giunta l'ora dell'appuntamento è insieme con l'auto ci rechiamo all'associazione che si trova nella Modica bassa . Lì davanti assisto ad una scena questa sì consueta nell'iconografia siciliana : fuori all'ingresso cappanelli di soli uomini che parlano. Speriamo che non sia così anche dentro - penso . In effetti dopo circa mezz'ora di patema in cui la sala era  rimasta quasi vuota sono arrivate alla spicciolata una trentina di persone. Le donne presenti oltre le presentatrici, la madre e la figlia di Sofia  erano solo quattro. Compresa mia sorella ? Fino all'ultimo ho sperato di vederla sbucare dal fondo della sala, ma invano. 
Dopo le presentazioni di rito ha iniziato  un gruppo musicale con una brava cantante che cantava canzoni locali  tradizionali e un comico che ha letto brani in siciliano . Che ci faccio io qui?- mi sono chiesta, ma forse avrei dovuto pensarci prima quando mi era stato detto che si trattava di una società di mutuo soccorso ,che fin dalla loro fondazione nella seconda metà del XIX secolo si sono caratterizzate per aiutare i lavoratori a darsi un primo apparato di difesa per sopperire alle carenze dello stato sociale , che più che locale non poteva essere. L'internazionalismo si diffonde molto più tardi . Nonostante quel contesto tra le altre leggo una mia poesia intitolata :
La nostra terra che riporto qui di seguito :
      Questa terra
nel cui cielo di un buio profondo
si scorgono i bagliori dei missili e non le stelle,
Questa terra
dove uomini e donne a lume di candela
si tengono per mano,
sfidando le bombe sui ponti della Sava,
Questa terra
dove un bambino cresciuto troppo in fretta
muore lottando contro gli aguzzini pachistani
Questa terra
in cui le madri argentine da vent’anni
vanno in piazza a gridare forte che:
l’unica lotta che si perde
è quella che si abbandona,
Questa terra
è la Nostra terra.
e che a onor del vero è stata applaudita. L'indomani a Sofia, che mi ha accompagnato all'autobus per l'aeroporto, ho chiesto che mi tenesse informata sulle eventuali recensioni della presentazione .Dopo due giorni leggo riportato su Facebook il seguente commento :
Bella, intensa e partecipata serata di poesia ieri alla Carlo Papa di Modica, dove la nostra veramente brava Sofia Ruta e la veterana Giancarla Ceppi, ligure di nascita e piemontese di adozione hanno presentato Soulano, libro a più mani di poesie.
La serata è stata condotta con grazia ed eleganza da Enza Giurdanella, scrittrice e poetessa emergente già affermatasi in parecchi concorsi di prosa e di poesia anche a livello regionale, che inoltre, con una magistrale interpretazione, ha saputo rendere coinvolgente e particolarmente sentita la lettura di alcuni brani; di sicuro effetto anche la lettura di quelle poesie in cui è stata affiancata dalla brava autrice Sofia Ruta.
Sfido chiunque a trovare qualche riferimen-
to alla scrivente che non sia 
il luogo di nascita( sottolineo non 
siciliano)  o l'aggettivo'vetusta' 
che senza altre aggiunte suona solo come 
in là negli anni . 

P.S o della longa manus di Goethe 


Sull'autobus mi sono seduta nella stessa fila di una signora alta di statura che avevo notato nell'attesa e che appena si parte inizia a scrivere su un quaderno,gesto inequivocabile che mi suggerisce di domandarle se fa la scrittrice . 

" Si faccio la scrittrice e non sono italiana sono tedesca , però abito qui nella pianura di Noto dove ho comprato una casa ristrutturata con una masseria insieme a mio marito e a mio figlio. Mio figlio va a scuola a Noto ed è contento . D'altra parte l'abbiamo deciso insieme .Siamo qui da più di tre anni e siamo nel posto ideale che avevo sempre sognato . Quando ho bisogno di qualcuno le persone accorrono ad aiutarci e anche se non c'è particolare bisogno perché la casa è proprio bella . E' stata ristrutturata egregiamente e dal terrazzo si vede il mare ...