martedì 24 aprile 2018

il 24 aprile 2018 rimetto in evidenza questo scritto .

newsletter 2015/20 | venerdì 26 giugno 2015
/nas/wp/www/cluster 41326/cssr/wp content/uploads/2015/05/pietro polito
Una notte partigiana – Pietro Polito
Un efficace giudizio riassuntivo sul Diario partigiano di Ada Gobetti si deve a Bianca Guidetti Serra, una delle sue amiche più care, di cui ricorre in questi giorni il primo anniversario della morte. Nella postfazione alla edizione 1996, riproposta nel 2014, Bianca scrive che il Diario è “un libro nuovo per le nuove generazioni”, in cui l’autrice “ricompone, sia pure sommariamente un complesso fenomeno storico. Così il Diario supera il suo tempo per giungere come una vivificante testimonianza fino ad oggi”. La cifra del libro può essere individuata in “un nostalgico riandare al passato per i vecchi amici, collaboratori, compagni di avventure”.
Ada dedica i suoi ricordi “ai miei amici: vicini e lontani; di vent’anni e di un’ora sola. Perché proprio l’amicizia – legame di solidarietà, fondato non su comunanza di sangue, né di patria, né di tradizione intellettuale, ma sul semplice rapporto umano del sentirsi uno con uno tra molti – mi è parso il significato intimo, il segno della nostra battaglia. E forse lo è stato veramente. E soltanto se riusciremo a salvarla, a perfezionarla o a ricrearla al di sopra di tanti errori e di tanti smarrimenti, se riusciremo a capire che questa unità, questa amicizia non è stata e non deve essere solo un mezzo per raggiungere qualche altra cosa, ma è un valore in se stessa, perché in essa forse è il senso dell’uomo – soltanto allora potremmo ripensare la nostro passato e rivedere il volto dei nostri amici, vivi e morti, senza malinconia e senza disperazione”.
Nella parte finale del libro il legame con gli amici traspare nella sua forza come un ponte tra il passato e il futuro. Alla data del 25 aprile 1945 Ada scrive queste parole: “Son corsa tutto il giorno come un’invasata, ma ho la sensazione – o l’illusione? – d’aver fatto tutto quel che dovevo. […] È strano, non mi sento minimamente eccitata: né ansia, né preoccupazione, né esaltazione: son straordinariamente lucida e tranquilla. Ma è proprio questa calma quasi incosciente il sintomo che segna per me l’avvicinarsi dei momenti più gravi”.
Successivamente in una decina di pagine posteriori di alcuni anni, datate 28 aprile 1949, ella descrive minutamente la mattina, il pomeriggio e la sera del 26 e del 27 aprile 1945, nonché la notte tra il 27 e il 28 aprile, il giorno della liberazione di Torino.
Una notte partigiana in cui non le riuscì di dormire.
Alla fine di una giornata lunghissima ella ripensa “a tutto quel che era accaduto”, ma pensa “soprattutto al domani”. Mentre lontano a momenti si avverte ancora il rumore delle armi, Ada sa che la guerra non è ancora finita e che i tedeschi possono rappresentare ancora un pericolo.
In quella notte partigiana non è però preoccupata dagli ultimi sussulti possibili della lotta in corso. La “lotta cruenta” è virtualmente terminata, il Reich è ormai allo sbando, gli alleati stanno per arrivare, il tempo dei bombardamenti, incendi, rastrellamenti, arresti, fucilazioni, impiccagioni, massacri, sta per finire.
E nemmeno è spaventata dalle enormi difficoltà che si sarebbero incontrate nella ricostruzione di un paese devastato dalla guerra.
Ciò che la turba è l’intuizione “che incominciava un’altra battaglia. Più lunga, più difficile, più estenuante, anche se meno cruenta. Si trattava ora di combattere non più contro la prepotenza, la crudeltà e la violenza, facili da individuare e da odiare, ma contro interessi che avrebbero cercato subdolamente di risorgere, contro abitudini che si sarebbero presto riaffermate, e contro pregiudizi che non avrebbero voluto morire”.
Il nuovo nemico è l’interesse di parte, l’abitudine, il pregiudizio. Ed è un nemico da “combattere tra di noi e dentro noi stessi, non per distruggere soltanto, ma per chiarire, affermare, creare … rinnovarci tenendoci «vivi»”.
Ada teme che “nell’aria morta d’una normalità solo apparentemente riconquistata” si spenga “quella piccola fiamma di umanità solidale e fraterna” che ha sostenuto e guidato i partigiani per lunghi venti mesi. La “meravigliosa identità” di quei giorni è destinata a infrangersi, “gli amici, e i compagni di ieri sarebbero stati anche quelli di domani”, ma la lotta comune “non sarebbe stata un unico sforzo, non avrebbe avuto più, come prima, un suo unico, immutabile volto; ma si sarebbe frantumata in mille forme, in mille aspetti diversi”.
Ricordando la notte tra il 27 e il 28 aprile 1945, quattro anni dopo, il 28 aprile 1949, confessa: “tutto questo mi faceva paura. E a lungo in quella notte – che avrebbe dovuto essere di distensione e di riposo – mi tormentai, chiedendomi se avrei saputo esser degna di questo avvenire, ricco di difficoltà e di promesse, che m’accingevo ad affrontare con trepidante umiltà”.
Ma Ada sa che ciascuno degli “amici vicini e lontani; di vent’anni e di un’ora sola” si assumerà il proprio compito per “perseguire la propria luce e la propria via”.

Nella prefazione dei racconti di Anna Frank ho letto quanto segue : Anna " non crede affatto che la guerra sia soltanto colpa dei grandi uomini,dei governanti e dei capitalisti. No la piccola gente la fa altrettanto volentieri,altrimenti i popoli si sarebbero rivoltati da tempo. C'è negli uomini un impulso alla distruzione :tutto ciò che è stato ,alla furia e fino a quando tutta l'umanità ,senza eccezioni non avrà subito una grande metamorfosi ,la guerra imperverserà. ..." Sono queste parole di grande attualità a cui credo fermamente così come i versi di Majakovskij che avevo riportato in un mio testo scritto nel '99- Questi nostri ultimi 10 anni -che in seguito riporterò sul mio blog . 

I versi di Majakovsky così dicevano 
Squassando le teste con gli scrosci del pensiero 
tonando con l'artiglieria dei cuori 
sorgerà dai tempi
un'altra rivoluzione 
la terza rivoluzione dello spirito .

Non so cosa intendesse M. con la terza rivoluzione ma ora io che questa parola a suo tempo ho usato l'ho sostituita con rievoluzione che per l'appunto stava scritta sulla spalliera di  una panchina del Lungo Dora,vicino a dove abitavo .

martedì 12 settembre 2017

Stamani ho trovato tra i miei scritti una citazione di Alex Langer che vorrei condividere con voi :
Il pretenzioso motto 'citius altius fortius (più veloce. più alto più forte ) che contiene la quintessenza della nostra civiltà dove vige la cultura della competizione,dovrà urgentemente convertirsi nel più modesto ma più vitale lentius, profondius,suavius ( più lento più in profondità più dolce )
La nostra civiltà ha bisogno di disarmare e di digiunare altrimenti rompe ogni equilibrio e impedirà ogni sviluppo durevole-
Profetico Langer peccato che la sua impazienza ha indotto la sua morte precoce perché oggi avrebbe trovato molti più compagni di strada a cominciare dal movimento della de-crescita felice, Italia che cambia , e molti altri che si muovono in quella direzione( eccetto quando si trasformano in nuovi mercati alternativi quanto si vuole ma sempre fonti di profitto, ahimè )
Questo post pubblicato su Facebook necessita di un'aggiunta sulla figura di Gad Lerner la cui vita testimonia la non corrispondenza tra il dire e il fare che appartiene a gran parte degli intellettuali così chiamati e ai politici sia pure rivoluzionari delle passate generazioni . Ricordo ancora la sorpresa e l'indignazione che ebbi quando lessi che Lerner era uno dei più convinti sostenitori dell'intervento nella ex Iugoslavia . Proprio lui che parlava di disarmare.. . Io allora appartenevo a un comitato assolutamente minoritario sulla ex Yugoslavia in cui ebbi modo di conoscere Giulietto Chiesa. Ma non di questa immane tragedia voglio scrivere qui che peraltro necessiterebbe di ritornare alla luce se non altro per tutti gli abbagli che presero molti intellettuali della sinistra di allora dalla più moderata alla più estrema si fa per dire . L'ex presidente dell'Uruguay Mujica in un'intervista ha fatto questa sorprendente dichiarazione : "Io appartengo a una generazione di rivoluzionari che commise l'errore di non cominciare da se'. " Grande Mujica ! Lo cito ogni volta che posso e specialmente negli ambienti che hanno già intrapreso questo cammino come nella rete dell'Italia che cambia o in altre situazioni in cui c'è la tendenza contraria e cioè di cominciare da sé fermandosi all'io .

sabato 10 giugno 2017

Sabato 3 giugno nonostante il caos e la confusione chiassosa dei tifosi del calcio, si è svolta una manifestazione silenziosa di protesta in previsione della pubblicazione sulla gazzetta ufficiale  dell'obbligatorietà di 12 vaccinazioni  . Famiglie con bambini in carrozzella ,giovani , anziani ,circa 300 persone che hanno marciato silenziosamente nella modalità che nella pratica zen si chiama meditazione silenziosa . Parlavano i cartelli portati a mano di cui i più significativi ; genitori consapevoli, per la libertà di cura ,libertà di scelta sui vaccini , no alle leggi antisociale etc.
Saltava all'occhio il contrasto tra una folla chiassosa e fischiettante e noi cittadini che ci siamo radunati  per manifestare il proprio dissenso . Due mondi sempre più separati schieramenti che nel prossimo futuro si confronteranno sempre di più sui più diversi temi e problemi in primis sull'immigrazione ( di cui scriverò in seguito )perché come dicevo nel finale di un video fatto nel 1990, è un fenomeno  epocale .
Stamani 6 giugno leggendo che il decreto è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale dire che sono rimasta sbacalita è dir poco . Ma non è finita qui . Andremo avanti e seguiremo quanto deciderà il coordinamento per la libertà di cura a cui lascio la parola perché condivido in toto ciò che leggerete qui di seguito :
«La falsificazione politica del dissenso nei confronti del decreto è diventata così parte integrante di una strategia impositiva che va ben al di là delle questioni scientifiche: questo decreto nasce scegliendo a priori di contrapporsi ad una parte importante della società, per questo decreto la società non è interlocutore ma controparte. Una follia».
«L’ideologia sottostante è agghiacciante e si appalesa con i tratti di un igienismo tecnocratico da Ministero degli interni: non esistono le persone con le loro legittime complessità e le loro culture ma solo milioni di banali e indifferenziati macro-organismi, tutti indistintamente potenziali portatori di micro-organismi da sopprimere il più tempestivamente possibile. Quindi, solo un problema di ordine pubblico. Questa ideologia che esiste solo in ragione di una politica insipiente è la più lontana da una ragionevole e moderna idea di scienza: per essa valgono solo le evidenze scientifiche, le statistiche, i dati epidemiologici e in nessun caso sono ammesse contraddizioni, aporie, dati di fatto contrari, esperienze individuali, effetti paradossali, semplici diversità, singolarità».
«La medicina ne esce male: la sua poca trasparenza e la sua tanta reticenza non contribuirà ad attenuare la diffidenza sociale nei suoi confronti ma la accentuerà. I medici non hanno saputo convincere, non hanno saputo ricondurre ad una versione accettabile i tanti e diversi fenomeni che si correlano ai vaccini, non hanno saputo rassicurare sul loro uso. L’unica cosa che hanno fatto è imporre il vaccino quasi fosse un farmaco perfetto e chiedere alla società un atto di fede nei suoi confronti. La medicina si illude di risolvere i suoi problemi con la società postmoderna con i Tso (trattamento sanitario obbligatorio ) . Altra follia».
«Tutta l’operazione resta adombrata da sospetti di strumentalità politica legata anche alle prossime scadenze elettorali dal momento che non esistono condizioni di urgenza per giustificare la fretta di fare un decreto. Per di più molto forti restano i sospetti di conflitto di interesse tra i suoi principali supporter (quasi tutti nei board scientifici delle principali case farmaceutiche) o comunque legati al ruolo dell’Italia di paese capofila per i vaccini nel mondo. L’esercizio di un’ostentata quanto ottusa irragionevolezza che ha voluto ignorare alcune delle verità più elementari, come ad esempio quella che dimostra che obbligare al vaccino è meno efficace di convincere al vaccino, che molto più degli sbarramenti scolastici funziona come sistema di persuasione una buona e capillare organizzazione dei servizi vaccinali con degli orari aperti e non chiusi, che siccome l’Italia è un paese con una buona copertura vaccinale (mediamente il 90%) è difficile che un caso sporadico abbia conseguenze sugli altri, e tante altre cose che agli italiani sono state taciute, comprese le perplessità espresse dalle Regioni stesse».
«Qual è il senso? Quando una politica senza testa incontra una tecnocrazia ambiziosa e il profitto dell’industria farmaceutica, è possibile che nascano leggi antisociali come quella che ora andrà in Parlamento. Chi pensa di prendere voti con i vaccini si sbaglia, i Tso alla fine con i figli di mezzo stanno sulle scatole a tutti e non piacciono a nessuno».
«Mentre i paesi più importanti d'Europa (fra i quali Svezia, Germania, Gran Bretagna solo per citarne alcuni) hanno messo in campo strategie vaccinali volte al coinvolgimento della popolazione ed hanno affermato l'incostituzionalita' di misure coercitive ed obbligatorie, l'Italia apre una stagione di aperto conflitto con le famiglie che non adempiranno a tutte le 12 vaccinazioni obbligatorie.  Una forzatura inaccettabile, dietro la forte pressione del mondo economico delle case farmaceutiche, in un momento in cui non vi è alcuna emergenza o epidemia in corso».
«Il Coordinamento ricorrerà in tutte le sedi opportune fino alla Corte di giustizia Europea per le molteplici violazioni di diritti fondamentali contenute nel decreto legge e sosterrà tutti quei genitori che vorranno avviare ricorsi ma che non hanno sufficienti risorse economiche.  Non c'è in gioco soltanto il tema di quale strategia sanitaria adottare come la più efficace azione preventiva riguardo alcune malattie infettive, c'è una aperta violazione della libertà di scelta terapeutica garantita dalla nostra Costituzione, dalla Convenzione di Oviedo e dall'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani che garantisce l'inviolabilita' dell'integrità personale. Le sanzioni amministrative e il divieto di accesso a scuola per i bambini tra gli 0 e i 6 anni si configurano come una chiara lesione di questi diritti fondamentali».

lunedì 1 maggio 2017

 A proposito delle'Primarie 'del 30 Aprile 2017

Non sono mai stata elettoralista e dunque non penso che occorra fare tutte queste analisi per capire comunque che la situazione rimarrà invariata . Negli anni ormai sottaciuti c'erano soltanto Potere Operaio e Lotta comunista che sostenevano il predominio dell'economia sulla politica. E' vero che ci possono essere delle varianti sul piano dei diritti a seconda dei regimi presenti ma è anche vero che oggi più che mai è importante fare come suggerisce Dante non occuparci di loro ma guardare, sì guardare e anche manifestare  per fare massa critica, e poi passare oltre andando a cercare e facendo riferimento a persone e gruppi di persone che si muovono e operano per l'Italia che cambia . Come è anche vero che la crisi del capitalismo è irreversibile ma prima che crolli ne vedremo delle belle sul piano degli armamenti e dei brogli finanziari . D'altro canto forse ho cattiva memoria ma mi pare di ricordare che non sono proprio i tempi delle  grandi crisi che  si possano  definire prerivoluzionari. Con queste affermazioni chiudo sapendo di non essere molto popolare in questa lista anche se continuo a starci perché ritengo che qui ci sai un gran numero di persone di valore . Mi piacerebbe anche poter dialogare con chi fosse interessato possibilmente non soltanto virtualmente e... Buon primo maggio( internazionalista ahimè sconfitto ) comunque con tanto di cappello questa volta alle organizzazioni sindacali che hanno voluto ricordare la strage di Portella dalla Ginestra.  

venerdì 28 aprile 2017


Io sono con Felix e più  'noi' ci siamo e più cambiamo il mondo
( Massa critica )

«Il fatto non sussiste», assolto il «passeur» Felix Croft
di Enrico Mugnai
in “il manifesto” del 28 aprile 2017
Le nubi nere che sovrastavano il Tribunale d’Imperia promettevano pioggia, ma le lacrime di gioia
dell’anziana nonna e da quelli della mamma di Felix riportano il sole in una giornata storica. Felix
Croft è stato assolto dall’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il collegio,
presieduto da Donatella Aschero, ha ritenuto applicabile la «clausola umanitaria». La famiglia
aiutata da Felix si trovava in uno stato di bisogno tale da rendere l’aiuto lecito.
È la prima sentenza in Italia di questo tenore. Rifacendosi all’articolo 12, comma 2, del Testo Unico
sull’immigrazione, i giudici hanno pronunciato la sentenza di assoluzione perché il fatto non
costituisce reato.
Libero quindi il 27enne francese che i carabinieri avevano arrestato il 22 luglio 2016 quando a
bordo della sua Citroen imboccava l’autostrada che da Ventimiglia porta alla Francia. Insieme a lui
una famiglia sudanese. Padre, madre incinta di sei mesi, il fratello della madre e i due figli, il
maschio di 5 anni e la figlia di 2. Dormivano nella chiesa di Sant’Antonio a Ventimiglia, in
condizioni disperate. Presto, per la rotazione imposta dai numeri dei migranti affollati nella città
ligure, sarebbero finiti per strada.
Erano fuggiti dal Darfur, portandosi dietro nient’altro che le ferite di un genocidio che va avanti da
14 anni. Il bambino ha cicatrici sul fianco riportate nell’incendio che le truppe governative avevano
appiccato alla loro casa. Lo stato di estrema frustrazione della famiglia aveva spinto Felix a fare
qualcosa che non aveva mai fatto, decidere di attraversare il confine e portarli a casa sua per farli
riposare e mangiare adeguatamente. In quel periodo era difficile aiutare i migranti in loco, il sindaco
di Ventimiglia aveva emesso un’ordinanza che proibiva, per ragioni sanitarie, di dare cibo ai
profughi.
Felix ha da subito rivendicato il suo gesto umanitario, anche di fronte alla pesante accusa. Per il
Pubblico Ministero Grazia Pradella, che aveva chiesto 3 anni e 4 mesi e 50mila euro di multa,
quell’atto metteva in pericolo la sicurezza dello Stato. Alla domanda, «Sapeva che portandoli in
Francia commetteva un reato?», Felix aveva risposto semplicemente «Sì». Ma oggi il Tribunale gli
ha dato ragione.
Il grido Hurriya, libertà in arabo, urlato anche in francese e italiano, è il coro che si sprigiona dalle
bocche, fino a quel momento cucite dalla tensione, del centinaio di solidali che hanno
accompagnato Croft durante il processo.
«Questa è una pietra miliare per chi si sente impotente e stritolato dalle leggi in questo periodo di
immense sofferenze» – dice all’uscita dal Tribunale. «Questa sentenza dice alle persone di non
avere paura della loro solidarietà. Se lo Stato è assente le persone devono agire perché la loro
umanità è la base sulla quale si fondano le società». E a Ventimiglia, nell’estate 2016, né Italia né
Unione europea avevano saputo trovare una soluzione per quelle migliaia di persone che premevano
sul confine alla ricerca di un po’ di dignità, oltre che di un tetto e un pasto caldo.
«Sin dall’inizio non ho voluto ricorrere a scappatoie per difendermi – dice Felix – sapevo che non
avevo fatto niente di male e che non dovevo avere paura della mia scelta. Mi hanno accusato di aver
messo in pericolo lo Stato, credo che questo derivi dal fatto che c’è la tendenza, purtroppo molto
diffusa, a fare l’equazione nero, musulmano, terrorista. Questo pensiero va combattuto col cuore e
se c’è una giustizia quella prevarrà sul razzismo e sui pregiudizi».
Laura Martinelli, giovane avvocato del foro di Torino, che ha difeso Felix insieme a Ersilia Ferrante
del foro d’Imperia, non nasconde la felicità: «È una grande vittoria, il collegio ha riconosciuto che
la condotta di Felix non è reato. È un segnale positivo in un momento in cui molte persone e Ong
impegnate nell’aiutare i migranti vengono criminalizzate, accusate di essere complici dei trafficanti
di uomini. È un precedente importante».
«Ora continuerò ad aiutare chi ha bisogno, le migliaia di profughi che anche in Europa non trovano
scampo dalle ingiustizie», dice il giovane francese: «Tutto quello che faccio è provvedere a piccole
cose che però sono di enorme aiuto a chi si trova privato di tutto, compresa la speranza. Certo dovrò
farlo in Francia, visto che ho un foglio di via dall’Italia per una manifestazione a Mentone».

giovedì 23 febbraio 2017

                                           Il miracolo di sentirsi in assoluta sintonia 

In questo pomeriggio grigio di febbraio . Questo lungo inverno che come una cappa pesante ci avvolge tutti, all'improvviso una luce si è accesa emersa dal virtuale . Ludmilla del Sangha creato da Italo Cillo detto Rishi per poi andare oltre nell'altra dimensione (il maestro dentro di sé si trova più facilmente se il Maestro non c'è più- così ho interpretato la sua morte ),  scrive e riporta :


Da due giorni che stavo riflettendo sulla causa della mia inquietudine. Pensavo in me: ma come mai, medito, pratico, studio, cerco di mettere nella vita quotidiana la consapevolezza acquisita, ma nonostante tutto ciò, a volte ho questi momenti di un " malessere interiore", perché?
Ed ecco che succede: distrattamente prendo un libro, apro a caso e leggo proprio questo:

"La mente irrequieta.
La mente irrequieta è la natura di Buddha. Poiché è così intelligente, è irrequieta. È così trasparente che non possiamo metterci nessuna pezza per mascherare l’irritazione, e se lo facciamo, quella stessa irritazione trapela. Non riusciamo più a contenere l’irritazione o a mantenere comodo l’Io.

Nella letteratura tantrica la mente di Buddha viene paragonata a una lampada in un vaso. Se il vaso ha una spaccatura, le sue imperfezioni saranno visibili a causa della luce che brilla al suo interno. Nella letteratura mahayana , una famosa analogia descrive la mente illuminata come il sole, e la sicurezza dell’Io come le nuvole che impediscono al sole di risplendere.

L’idea della mente di Buddha non è un semplice concetto né un idea teorica o metafisica. È qualcosa di molto reale di cui noi stessi possiamo fare esperienza. In effetti, è l’Io che sente che noi abbiamo un io. È l’io che dice:” il mio io mi infastidisce, sento di essere acutamente cosciente del fatto che devo essere me. Sento di avere un enorme peso dentro di me, e mi chiedo quale sia il modo migliore per liberarmene”.

Eppure tutte queste espressioni di irrequietezza che continuano a manifestarsi in noi sono espressione della natura di Buddha: l’espressione della nostra natura non nata, in ostacolata e priva di indugi."
                                                                                                              Chögyam Trungpa
Grazie cara sorella dell'anima